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Articolo pubblicato il 06-06-2005
Augusto Barbera Professore di diritto costituzionale Università di Bologna

Supplemento Numero 16 - Anno 2
06 Giugno 2005





L'ostruzionismo degli astensionisti

Un vasto schieramento spinge dunque alla astensione,così confondendo le posizioni dei contrari con quelle di chi è tradizionalmente assenteista o decide in quel periodo di "andare al mare.

I "si" saranno maggioranza e, se non riusciranno ad abrogare la legge comunque la delegittimeranno , i "no" non si potranno pesare effettivamente . I "no "al referendum finiranno per coprire i "no" nel referendum.


Una rinuncia dunque a combattere in campo aperto , a porre con forza questioni di principio. Una posizione ben diversa da quella assunta dai cattolici che nel 1974 e nel 1978 hanno coraggiosamente affrontato una battaglia -addirittura promuovendo i referendum su divorzio e aborto - sapendo che correvano rischi ma convinti di condurre una battaglia di principio. Questa volta viene invece promosso un referendum sul referendum ma giocando slealmente e incamerando tra i favorevoli il non voto degli assenteisti cronici.

Liberi comunque di farlo. Non credo che sia il caso di invocare l'art. 48 laddove prevede che il voto - senza indicare in quale tipo di consultazione - è un "dovere civico"(così vollero i cattolici contro i laici e le sinistre alla Costituente).E tanto meno è il caso di invocare le norme penali che puniscono la propaganda astensionista (norme contenute nel testo unico del 1957 ed espressamente richiamata dalla normativa sui referendum) .E liberi di farlo in prima persona anche le gerarchie cattoliche , ma sapendo che esercitano una prerogativa propria delle libere associazioni che mal si concilia con la particolare (e in realtà anacronistica) posizione rivendicata con il Concordato, che riconosce maggiori prerogative ma espressamente richiede maggiori responsabilità ,che assicura la libertà di magistero anche - io dico - nell'orientamento del voto ma non può assicurarla - a me pare - nel sabotaggio dello stesso.

Liberi i cittadini e le associazioni di organizzare l'astensionismo (lungi da me l'idea di una impropria criminalizzazione) ma -sia chiaro - non siamo di fronte a un modo per esercitare il diritto di voto - come in modo farisaico si dice da più parti ormai dal 1990-91 - ma ad un ostruzionismo nei confronti di chi esercita poteri di democrazia diretta riconosciuti dalla Costituzione.

Poiché l'organizzazione dell'astensione dal voto nasce dalla convinzione che i "si" sarebbero destinati a prevalere e che quindi con ogni mezzo bisogna impedire che ciò avvenga è lecito un atteggiamento siffatto anche per ministri e parlamentari,che hanno addirittura dato vita ad un comitato trasversale ? E' lecito per il Presidente della Camera ?Non li sfiora il dubbio che in tal modo sovrappongono la loro volontà a quella dei cittadini rappresentati? Che difendono norme che sanno (o temono) non gradite agli elettori?

Perché di ostruzionismo si tratta : fare mancare ,per usare il linguaggio parlamentare , il "numero legale". Un ostruzionismo nei confronti di chi esercita un diritto costituzionalmente riconosciuto,sia dei promotori che di quanto intendono esprimersi con il voto.

Ma le motivazioni addotte dagli astensionisti oscillano. Per alcuni - per lo più la componente politica dei comitati - il non partecipare alla consultazione referendaria è uno dei modi per esprimere un voto,addirittura - viene detto - una modalità prevista dalla Costituzione per altri -per lo più la componente ecclesiastica più raffinata - un obiezione di coscienza atteso che non si può porre in votazione il diritto delle persone.

Sebbene sostenuta da qualche costituzionalista la prima tesi è del tutto inconsistente :la Costituzione prevede tre modi per esprimere un voto :votare "si" ,votare "no" ,astenersi nel voto votando scheda bianca . L'astensione dal voto è invece un non voto, un voto inesistente, una eventualità, prevista sì dalla Costituzione, ma al solo fine di considerare non valida una consultazione referendaria alla quale non abbiano partecipato , comunque esprimendosi , la metà degli aventi diritti al voto. E' arbitrario trasformare la previsione di un evento patologico in un modo per esercitare un voto (e tra l'altro violando gravemente la segretezza, e quindi la libertà, del voto) . Lo scopo di questa norma non era per i Costituenti quello di legittimare posizioni astensioniste ma solo quello di evitare che una legge, che ha avuto il consenso almeno della metà più uno dei rappresentanti popolari, possa essere abrogata dal voto di una minoranza. Era un modo per negare valore all'astensionismo non per legittimarlo. Astensionisti cronici e astensionisti militanti non partecipano a un voto ma si limitano ad una "non partecipazione al voto".

Questa posizione è alla base delle corrette decisioni della Commissione parlamentare di vigilanza che mai ha ammesso,nonostante tentativi ripetuti , gli astensionisti alle tribune referendarie ed è alla base della decisione con cui l'apposito Ufficio della Cassazione ha ammesso nel 2000 che si votasse nuovamente il referendum sulla preferenza unica, non considerandolo "respinto" l'anno precedente per il mancato conseguimento del quorum (altrimenti si sarebbe dovuto aspettare altri cinque anni prima di un nuovo referendum sul punto). E di questo orientamento c'è traccia in due recentissime sentenze della Corte costituzionale:in una (di questo mese) in cui ha ritenuto non contrastante con il diritto di voto una legge del Friuli che aveva sottratto dal computo del quorum i cittadini astenutisi dal voto perché residenti all'estero e l'altra con cui aveva riconosciuto la legittimità di una norma dello Statuto della Toscana che calcola il quorum avendo riferimento non genericamente agli elettori ma a coloro i quali avevano partecipato alle ultime elezioni regionali.

La seconda motivazione è più raffinata ma rischia di essere ancora più devastante in quanto mette in discussione lo stesso "principio di maggioranza". Ma esiste nei sistemi liberaldemocratici un'alternativa credibile alla pratica responsabile del principio di maggioranza ?

L'ostruzionismo nelle Aule parlamentari non è più uno strumento eccezionale ed è divenuto in questi anni - per responsabilità prima dell'uno e poi dell'altro schieramento - un deprimente strumento di lotta politica che umilia le istituzioni parlamentari ma un ostruzionismo dilatato ed esportato nel territorio giova ancor meno al buon funzionamento degli istituti democratici .




Autore: Augusto Barbera


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