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L'Università di Foggia attiva insegnamento di “Indagini tecnico scientifiche”. E da gennaio via a un master in “Criminologia e psicologia investigativa”.

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Da settembre via all'unico esame del genere istituito tra tutti i Dipartimenti di Giurisprudenza delle Università italiane, all'insegnamento prenderanno parte anche esperti delle forze armate nelle investigazioni scientifiche: tra i casi oggetto di studio le sentenze Knox, Sollecito e i delitti Poggi e Gambirasio.

Nel Corso di Laurea magistrale in Giurisprudenza e di quello triennale in Operatore della Pubblica Amministrazione, dal prossimo 22 settembre prenderà il via l'insegnamento in “Indagini tecnico scientifiche” curato dalla prof.ssa Donatella Curtotti (che garantirà agli studenti che lo frequenteranno 6 CFU, Crediti formativi universitari). Si tratta dell'unico esame del genere istituito tra tutti i Dipartimenti di Giurisprudenza delle Università italiane, nel senso che esistono altri precedenti ma sono stati incardinati in altri Dipartimenti (perlopiù Medicina) quindi didatticamente strutturati in chiave scientifica e non investigativa. «L’insegnamento di “Indagini tecnico scientifiche”, primo in Italia per l’interdisiciplinarietà della didattica, intende fornire allo studente le capacità di conoscere sia le peculiarità giuridiche di tale tipo di prova che le recenti tecniche investigative rapportate alla diversa tipologia di tracce del reato attraverso l’ausilio di esperti del settore – dichiara la prof.ssa Donatella Curtotti, associata di Procedura Penale presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Foggia –. Oggigiorno, il rischio di errori è meno accentuato rispetto al passato».

All'insegnamento prenderanno parte, offrendo la loro preziosa collaborazione, anche personalità della materia di riconosciuta esperienza nazionale ed internazionale, come il prof. Nicola Fusaro (Direttore del Master in "Scienze forensi" dell'Università La Sapienza di Roma), l'avv. Stefano Aterno (esperto in reati informatici del Foro di Roma), il dott. Gian Luca Giovannini (Criminal Profiler, Scuola Ufficiali dell'Arma dei Carabinieri), il dott. Roberto Gennari (Dattiloscopista, Istituto Superiore di Tecniche Investigative Arma dei Carabinieri). Previsti anche un seminario di “Informatica forense” a cura del dott. Giuseppe Delli Carri e un altro di “Medicina legale” a cura del prof. Cristoforo Pomara, quindi un seminario conclusivo che sarà tenuto presso l'Istituto Superiore di Tecniche Investigative dell'Arma dei Carabinieri di Velletri (il 30 ottobre). Tra i casi che diventeranno oggetto di studio anche le sentenze Knox e Sollecito, emesse nell'ambito del processo per il delitto della studentessa britannica Meredith Kercher, quindi i casi ancora rimasti irrisolti o tutt'ora in fase di risoluzione come i delitti di Chiara Poggi (Garlasco, 13 agosto 2007) e Yara Gambirasio (Brembate di Sopra, 26 novembre 2010). «Le tracce vengono ricercate, interpretate e repertate con rigore logico, metodo scientifico ed elevata tecnologia, potendo fornire un prezioso contributo alla ricostruzione del fatto. Ma l’errore è sempre possibile. Sta al processo penale e ai suoi protagonisti individuarlo Le tracce sono i veri testimoni “silenti” del crimine. Sono sempre presenti e sono affidabili perché non possono mentire, non si dimenticano, non si confondono, non possono essere sbagliate. Solo l’errore umano nell’individuarle e studiarle può sminuirne il valore – aggiunge la prof.ssa Curtotti –. Il problema di fondo è che le investigazioni sul locus commissi delicti si sottraggono alle tradizionali regole del procedimento probatorio, creando problemi al giudice e alle parti del processo in ordine alla loro valutazione. In gergo, ovvero tra gli addetti ai lavori, si dice che i primi 30 giorni, dal delitto o dalla registrazione di un grave fatto di cronaca, sono quelli entro cui l'indagine deve portare dei risultati: bene, questo insegnamento tende in parte a smentire questa tendenza in parte a rafforzare l'idea che insieme scienza, biologia, moderne tecniche investigative, giurisprudenza e semplice intuito possono rappresentare quanto meno una garanzia per chi subisce un reato».

Questo nuovo insegnamento rappresenta tuttavia solo un primo, anche se deciso, passo verso la nuova frontiera della criminologia e delle tecniche investigative, visto che l'Università di Foggia nel corso del Senato Accademico tenuto ieri ha approvato un Master in “Criminologia e psicologia investigativa” che partirà dal prossimo mese di gennaio. «Lo abbiamo incardinato nel Dipartimento di Studi Umanistici – spiega il Prorettore vicario prof.ssa Milena Sinigaglia – perché abbiamo deciso di conferirgli un taglio anche piuttosto psicologico, con uno studio molto dettagliato che metta in relazione il profilo criminale, e quindi le relative tecniche investigative, con i risvolti che inevitabilmente ricadono sulla società. Crediamo molto in questa nuova scommessa, di cui più in là diffonderemo ogni dettaglio per gli studenti che vorranno iscriversi. Crediamo, in sintesi, che le competenze acquisite dalle varie strutture e dai vari Dipartimenti di Giurisprudenza, Medicina e appunto Studi Umanistici messe insieme possano portare a uno studio strutturato e coordinato dei fenomeni legati alla criminologia».

Portavoce unifg.it

 

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