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MATERICA - La scienza come (non) te la immagini

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Si inaugura giovedì 15 ottobre alle 18.00 negli ambienti del percorso di Napoli Sotterranea gestita dalla LAES, Libera Associazione Escursionisti Sottosuolo, in Via Chiaia 216, la mostra di fotografia scientifica MATERICA di Michela Alfè e Mauro Caccavale. Inserita nella rassegna ‘Futuro Remoto’ promossa da Città della Scienza, resterà aperta fino a lunedì 19 ottobre. Orari: giovedì 18.00-21.00, venerdì-domenica 10.00-20.00, lunedì 10.00-13.00. Ingresso gratuito. All’inaugurazione, degustazione di vini offerti dalle ‘Cantine Rao’. Lunedì 19 ottobre dalle ore 18.00, evento di chiusura ospitato  dall’Hotel Palazzo Caracciolo, Via Carbonara 112.  L’iniziativa vede il contributo della Install srl. La nota introduttiva al catalogo è a cura dell’Ufficio Stampa del CNR, Consiglio Nazionale delle Ricerche.

 

Mostra di pittura: Leonardo Caboni al PAN

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Titolo della mostra: “Qui la meta è partire”. Leonardo Caboni a Napoli.

Promotore: Associazione culturale di promozione sociale AeneA

Sede: PAN-Palazzo delle Arti Napoli, Sala Loft, Via dei Mille 60, NAPOLI

Catalogo ArtstudioPaparo: fuori commercio

Apertura al pubblico: dal 3 ottobre al 13 ottobre

Orari: da lunedì a sabato 9.30 -19.30; domenica 9.30 – 14.30; martedì chiuso

http://www.cabonileonardo.eu/

Al PAN di via dei Mille, dal 3 al 13 ottobre esporrà il pittore figurativo romano Leonardo Caboni con una sua personale intitolata “Qui la meta è partire” per sottolineare, con un verso di Ungaretti, il tema del viaggio caro all'artista perché metafora della vita.

La mostra, che avrà luogo nella Sala Loft del museo (piano terra), è allestita dall’Associazione culturale AeneA con il suo presidente Attilio Antonelli affiancato da Gaia Brancaforte, curatrice della mostra, e da Maria Chiara Durante e Stefano Moscatelli per la parte organizzativa e redazionale.  La mostra è promossa in collaborazione con l'assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli.

 

Al di fuori di me

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La folla e l'esperienza religiosa sono i temi dell'interessante mostra fotografica dal titolo"Al di fuori di me" esposta presso il Museo di Roma in Piazza Sant'Egidio ed inaugurata il giorno 2 marzo.

L'esposizione curata da Diego Mormorio e promossa dall'Assessorato alle politiche Culturali e Centro Storico - Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale - consta di 35 fotografie di grandi dimensioni realizzate da Andrea Pacanowski.

L'autore, proveniente da una famiglia di artisti e noto al pubblico per le numerose campagne pubblicitarie realizzate per oltre 20 anni in Italia ed all'estero nel campo della moda, dal 2008, dopo una lunga fase di sperimentazione, è approdato ad una inedita tecnica fotografica.

Tale complessa tecnica, che non prevede post-produzione, si basa sulla esasperazione del mezzo fotografico fino ad ottenere figure tridimensionali molto simili ad immagini pittoriche che realizzano uno stimolante connubio tra la fotografia e la pittura astratta.

 

 

Umanità

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Una fedele ricostruzione di trent'anni di storia nazionale ed internazionale con rispettosa attenzione nei confronti dei protagonisti della storia stessa, siano stati essi personaggi di grande fama o individui comuni. In questo modo si propone al visitatore l'opera di Gianni Giansanti, celebrata dalla mostra fotografica "Umanità", in questi giorni a Roma presso il Museo di Trastevere. L'esposizione, curata da Chiara Mariani e Alda Masella, è realizzata dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci ed è patrocinata dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali.

 

 

La scultura elitaria come il teatro

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Sculture dalla collezioni Santarelli e Zeri a Palazzo Sciarra

Secondo un filone ideologico iniziato da oltre un decennio, che vuole omaggiare la bellezza della città eterna, ecco un tassello prezioso, in questo senso, offerto ai visitatori più attenti e raffinati. Sculture dalle collezioni Santarelli e Zeri è il titolo della mostra ospitata dal Palazzo Sciarra, fino al primo luglio. Si tratta di un’esposizione singolare per almeno due ragioni: l’ampio arco temporale interessato dai novanta pezzi unici in mostra - che fa da eco alla peculiare stratificazione storica di Roma, città unica al mondo per questo – e la possibilità di godere e fruire di due collezioni private - parte di esse - tra le più prestigiose che, proprio in quanto private, sono precluse alla vista dei più.

Benché la pittura, oggi, abbia raggiunto quotazioni molto alte rispetto alla scultura, considerando gli ultimi venti anni, l’arte scultoria sta registrando un costante aumento del valore. La tridimensionalità nell’arte, effettivamente, è più difficile da gestire, secondo una logica perfettamente in linea, oltretutto, con quella che regge il privilegiato rapporto del pubblico con il cinema, piuttosto che con la presenza fisica, tridimensionale del teatro. Un quadro lo sposti facilmente e si può utilizzare per arredare spazi di diverse ampiezze, operazione più complessa, invece, se riferita agli spazi nei quali collocare con sapienza una scultura, oltre alla maggiore difficoltà di spostamento di una materia ben più pesante – un busto può pesare 3/400 kili, ad esempio. Un errore di pennello lo si risolve facilmente, rispetto ad un colpo di scalpello sbagliato. Il tempo danneggia molto più un’opera d’arte lapidea, spesso ubicata all’aperto, quando non l’interra complicandone l’interpretazione da parte degli esperti, in caso di recupero di reperti poco chiari, perché troppo trasformati dalle stratificazioni delle civiltà e dei secoli che si avvicendano.

 

Forme e colori dell’Italia unita

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“L’arte si fa sempre espressione della Storia. A volte la anticipa, altre volte vi cammina fianco a fianco”. Prendendo spunto dalla predetta considerazione di Francesco Ciaffi, curatore dell’evento insieme a Simone Pastor, è stata allestita, presso il centro culturale Elsa Morante, la mostra di arti figurative “Forme e colori dell’Italia unita”. L’esposizione, che intende celebrare la ricorrenza del 150° Anniversario dall’Unità, è stata organizzata dall’Associazione Culturale Officina Bellatrix in collaborazione con l’ente Biblioteche di Roma. La manifestazione ha stimolato la riflessione da parte di differenti artisti sul nostro Paese. Ad essi è stata  lasciata la massima libertà sia nella scelta dei soggetti sia nell'utilizzo delle differenti forme e tecniche espressive. Tutto ciò ha favorito una spiccata eterogeneità. Una varietà stimolata anche dalla presenza di artisti provenienti da differenti regioni d’Italia ed in possesso di un bagaglio di esperienze assai diversificato. Ciò ha spinto alla collaborazione tra giovani promettenti ed artisti ormai affermati sulla scena nazionale ed internazionale.

 

 

La Dolce Vita secondo Emilio Federico Schuberth

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Emilio Federico Schuberth fu un’icona dell’esteriorità e la pellicola del giornalista Antonello Sarno, Schubert, l’atelier della Dolce Vita, accarezza come un soffio magico il suo stile unico, femminile ed identificativo di un’epoca. Nel film la Dolce Vita di Fellini, infatti, si scorge il profumo Schu del maestro couturier e negli inviti di nozze di allora si scriveva: “La sposa indosserà un abito di Schuberth”, come marchio di garanzia, che non fu tralasciato neppure per la celebrazione delle nozze di sua figlia Gretel, giocando con la tipica ironia dello stilista. In un documentario arricchito di testimonianze d’eccezione come Sophia Loren, Micol Fontana, Pierre Cardin, Bernardo Bertolucci, Carlo Rosella, Adele Cambria e Christian De Sica, il regista rivela che Schuberth era il sarto delle dive e delle regine.

 

Tamara de Lempicka. La regina del Moderno

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“La regina del Moderno”. E' con questo sottotitolo che si è aperta a Roma l'ampia rassegna monografica dedicata alla pittrice polacca Tamara de Lempicka, che si potrà ammirare fino al 10 luglio nelle sale del Complesso del Vittoriano. La mostra, per la varietà delle opere esposte, molte delle quali inedite in Italia, presenta elementi di grande novità, fra cui il ritrovamento di documenti finora mai pubblicati che rivelano il legame dell'artista polacca con i futuristi italiani.
La mostra ripercorre, tra dipinti, disegni, fotografie in bianco e nero e filmati, la vita eccessiva e spregiudicata dell'artista che più e meglio di ogni altro ha saputo incarnare, fra la prima e la seconda guerra mondiale, lo spirito della modernità, anticipando mode e “modi” che alcuni decenni più tardi sarebbero diventati il segno distintivo della Pop Art.

 

Tra El Grinta e il vero Grinta

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True Grit, in italiano El Grinta è il western dei fratelli Ethan e Joel Coen, film d’apertura dello scorso Festival di Berlino. Si tratta del remake dell’omonimo lavoro di Henry Hathaway, che nel ’69 valse l’unico Oscar vinto da John Wayne. Tratto dall’omonima nonfiction novel di Charles Portis, un genere letterario inventato da Truman Capote che intreccia cronaca e romanzo, la pellicola dei due fratelli, partendo dal western, rimanda a molti altri generi.

I due registi ebrei raccontano una storia d'amore, spirituale e platonica ma coinvolgente ed appassionante dentro una storia di violenza nei confronti dei più deboli. Protagonisti sono il coraggio e la vendetta, personificati nella piccola Mattie Ross, interpretata dall’emergente Hailee Steinfeld, la cui performance rivela un talento naturale talmente spiccato, da meritare un candidatura agli Oscar come attrice non protagonista. Il film è un lungo flashback dentro e con gli occhi di Mattie, adolescente divenuta donna anzitempo perché attanagliata dal dovere e dalla necessità, costretta a fronteggiare i meandri più crudi della vita, vissuti sulla pelle a soli 14 anni. Infatti, “non ha mai avuto tempo da perdere per un matrimonio” – dichiara una Mattie divenuta donna nel finale - anche a costo di passare per una vecchia zitella a soli quarant’anni.

 

Un viaggio nelle viscere del male secondo Michele Placido

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Una kermesse dai toni molto variegati quest’anno al Festival veneziano, dove il viaggio nel profondo del male ha avuto dalla sua la mano di un regista italiano molto apprezzato. È il caso di Michele Placido già in polemica con il Lido e parte della Nostra politica, per le vicende poco fortunate del suo sogno sessantottino, l’anno scorso. Placido, infatti, a questa edizione si è volutamente presentato Fuori Concorso con il film Vallanzasca - Gli angeli del male.

L’ennesima apoteosi di un criminale? Ebbene sì! Ma quanto lavoro dietro un eccellente Kim Rossi Stuart, che per due anni ha rifiutato altre offerte, pur di concentrarsi sul personaggio interpretato. Il pubblico ascolta un milanese perfetto, lontano anni luce da ogni barlume macchiettistico tipico di chi non è autoctono, che il bravissimo Kim ha appreso a Milano da un dialogue coach di scuola teatrale. La figura del criminale dal viso d’angelo, tra le mani del giovane attore romano, raggiunge una tale profondità di significato in ogni singola scena, che molta critica ha provato disappunto per la presenza della pellicola al Venezia solo Fuori concorso. Forse, se il film di Placido avesse gareggiato, non vi sarebbero stati dubbi circa l’assegnazione della Coppa Volpi. Spietato con i traditori, coerente a una propria “etica”, benché sui generis, leader al punto di prendere su di sé anche i delitti dei propri “compagni di lavoro”, gentile e charmant con le sue vittime, specie se donne.

 

Sotto il segno di “un mondo migliore”

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Haevnen – in a better world, è il titolo dell’ultimo lavoro di Susanne Bier. Alla V edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, la sensibilità raffinata della cineasta danese è stata, infatti, premiata con due riconoscimenti storicamente in contrasto, giuria e pubblico, vincendo sia il Gran Premio della Giuria Marc’Aurelio che il Premio Marc’Aurelio del Pubblico al miglior film – BNL. La pellicola, dal titolo spietato (haevnen in danese letteralmente vendetta), si snoda tra Danimarca e Terzo Mondo, dove uno dei protagonista porta il suo aiuto umanitario in qualità di medico. È interessante osservare quanto sia fragile il confine tra il blindato e civilizzato mondo europeo contrapposto alla miseria senza speranza che spopola nel sud del mondo. Eppure tra una società piena di filtri, la danese, ed una società priva totalmente di essi, l’africana, si annidano comunque e indistintamente le ombre imprevedibili e pericolose dell’animo umano, quella parte nera che non sappiamo mai fino a che punto possa spingersi. Ecco come due ragazzini di buona famiglia tanto quanto un alienato e rozzo meccanico possono diventare potenziali terroristi, i quali comprendono, rispondono e agiscono solo nel nome della violenza. Persino il mite Anton-Mikael Persbrandt, che educa i suoi figli mantenendo ben chiaro il valore dell’intelligenza, del dialogo, del perdono, non resisterà all’ennesima provocazione di “Big Man”, dopo averlo diligentemente curato, secondo un giuramento d’Ippocrate in cui crede totalmente. Lascerà, infine, quell’essere mostruoso in pasto all’ira quasi cannibalistica della tribù, dove l’uomo, dai modi tracotanti oltre misura, non fa che seminare morte e terrore.

 
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Pubblicato a Roma – Via A. De Viti de Marco, 50 – Direttore Responsabile Guido Donati

 

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