Articoli filtrati per data: Febbraio 2018

 

 

Scientists have identified a single genetic change in Salmonella that is playing a key role in the devastating epidemic of bloodstream infections currently killing around 400,000 people each year in sub-Saharan Africa. Invasive non-typhoidal Salmonellosis (iNTS) occurs when Salmonella bacteria, which normally cause gastrointestinal illness, enter the bloodstream and spread through the human body. The African iNTS epidemic is caused by a variant of Salmonella Typhimurium (ST313) that is resistant to antibiotics and generally affects individuals with immune systems weakened by malaria or HIV. In a new study published in Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States, a team of researchers from the Universities of Birmingham and Liverpool have identified a specific genetic change, or single-nucleotide polymorphism (SNP), that helps the African Salmonella to survive in the human bloodstream.

Pubblicato in Scienceonline

Un gruppo di ricerca internazionale coordinato dalla Sapienza, ha utilizzato una tecnica innovativa di sequenziamento del Dna per ricostruire l’evoluzione della specie umana all’interno del continente africano. I risultati sono pubblicati su Genome Biology. La storia dei movimenti umani attraverso il Sahara, è racchiusa non solo nei reperti archeologici riconducibili ad antichi insediamenti sahariani, ma anche nel nostro genoma. Questa nuova prospettiva, che finora non era mai stata analizzata, è stata adottata dal team di ricerca internazionale coordinato da Fulvio Cruciani del Dipartimento di Biologia e biotecnologie “Charles Darwin” della Sapienza di Roma, evidenziando che il pool genetico maschile di popolazioni nord-africane e sub-sahariane è stato plasmato da antiche migrazioni umane trans-sahariane. Lo studio, pubblicato dal gruppo sulla rivista Genome Biology, costituisce un importante contributo al progresso conoscitivo sull’evoluzione umana e in particolare sul ruolo del cosiddetto “Green Sahara” nel popolamento dell’Africa.

Durante l’optimum climatico dell’Olocene (tra 12 mila e 5 mila anni fa), il Sahara era una terra fertile (da cui “Green Sahara”) e dunque non rappresentava una barriera geografica per eventuali sposamenti umani tra l’Africa sub-sahariana e le coste mediterranee del continente. Per analizzare il popolamento di questa regione i ricercatori si sono avvalsi di una tecnica innovativa (next-generation sequencing) per sequenziare circa 3,3 milioni di basi del cromosoma Y umano in 104 individui maschi, selezionati mediante uno screening di migliaia di campioni.

Pubblicato in Paleontologia

pomodoro maturo della linea 'bronzeo'

 

Si chiama 'bronzeo' una nuova linea di pomodoro che contiene una combinazione unica di polifenoli in grado di migliorare i sintomi delle patologie infiammatorie dell’intestino. Lo studio, condotto dall’Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Cnr, è stato pubblicato sulla rivista Frontiers in Nutrition

 

Più di 2.2 milioni di Europei e 1.5 milioni di Americani soffrono di infiammazioni croniche intestinali, per le quali, ad oggi, non esiste una cura. I polifenoli, una famiglia di metaboliti secondari derivati dalle piante, possono rappresentare una valida strategia terapeutica per la cura dei sintomi di tali patologie. Da una ricerca dell’Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Consiglio nazionale delle ricerche (Ispa-Cnr), unità di Lecce, in collaborazione con Cathie Martin ed Eugenio Butelli del John Innes Centre, Norwich e con Marcello Chieppa dell’Irccs 'S. De Bellis' di Castellana Grotte (Ba), emerge che una giusta combinazione di polifenoli può attenuare i sintomi dell’infiammazione intestinale. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Frontiers in Nutrition. “Frutta e verdura sono alimenti ricchi di polifenoli, ma per ottenere la giusta combinazione e le giuste quantità attraverso la dieta dovremmo assumerne una varietà e quantità elevatissime”, spiega Angelo Santino dell’Ispa-Cnr coordinatore dello studio. “Nei nostri laboratori siamo riusciti ad ottenere, attraverso un approccio di ingegneria metabolica, una linea di pomodori, che abbiamo chiamato 'bronzeo' per il colore metallico e bronzato della loro buccia, che contengono una combinazione unica di polifenoli. Si tratta, in particolare di flavonoli, antocianine e stilbenoidi la cui azione sinergica è stata valutata in topi affetti da infiammazione cronica intestinale”.

Pubblicato in Scienze Naturali

 

Caption: An example of coastal boulder deposits on Inishmaan, Aran Islands. The cliffs are about 20 m high, and the boulders are piled 32-42 m inland from the cliff edge. Note the people near the cliff edge, showing the scale. Some of the boulders in this ridge, weighing many tonnes, were moved by storm waves in the winter of 2013-2014 (Credit Peter Cox).

 

It's not just tsunamis that can change the landscape: storms shifted giant boulders four times the size of a house on the coast of Ireland in the winter of 2013-14, leading researchers to rethink the maximum energy storm waves can have - and the damage they can do. In a new paper in Earth Science Reviews, researchers from Williams College in the US show that four years ago, storms moved huge boulders along the west coast of Ireland. The same storms shifted smaller ones as high as 26 meters above high water and 222 meters inland. Many of the boulders moved were heavier than 100 tons, and the largest moved was 620 tons - the equivalent of six blue whales or four single-storey houses. It was previously assumed that only tsunamis could move boulders of the size seen displaced in Ireland, but the new paper provides direct evidence that storm waves can do this kind of work. According to the UN, about 40 percent of the world's population live in coastal areas (within 100 meters of the sea), so millions of people are at risk from storms. Understanding how those waves behave, and how powerful they can be, is key for preparation. It is therefore important to know the upper limits of storm wave energy, even in areas where these kinds of extreme wave energies are not expected.

Pubblicato in Scienceonline
 
 
 
Come un giocatore di scacchi, il dispositivo valuta tutte le possibili "mosse" e le probabili risposte dell'avversario, poi sceglie quella che giudica migliore e sta a vedere come risponde l'organismo. Il "giocatore" e' il pancreas artificiale, l'"avversario" il corpo del paziente diabetico. L'obiettivo e' mantenere la persona per il piu' lungo tempo possibile nel target glicemico considerato ottimale (70-180 mg/dl) senza che questa si debba preoccupare di controllare l'andamento del glucosio. Il pancreas artificiale e' la nuova frontiera per il trattamento del diabete di tipo 1, che in Italia interessa circa 250.000 persone. Un primo modello e' gia' disponibile nel mercato statunitense e la buona notizia e' che a breve potrebbe essere commercializzato anche un modello italiano, ideato all'universita' di Padova e basato su un sistema predittivo, che agisce anche in base all'andamento dei livelli di glucosio nei giorni precedenti, garantendo quindi un elevato livello di personalizzazione.

"Entro l'estate partira' lo studio iDCL (International Diabetes Closed Loop), che gode del sostegno dell'Nih e che coinvolge tre centri europei: Padova, Montpellier e Amsterdam - annuncia a Quotidiano Sanita' Claudio Cobelli, docente di bioingegneria del Dipartimento di Ingegneria e Informazione dell'universita' di Padova, a margine dell'11esimo Congresso Advanced Technologies & Treatments for Diabetes (Attd), che si e' svolto a Vienna - Si tratta di uno studio commercial grade, e se andra' a buon fine il nostro lavoro si tradurra' in un prodotto commerciale".
Pubblicato in Medicina

 

Immagine relativa al contenuto Nuova speranza per la diagnosi e cura del tumore pediatrico del cervelletto

Nei laboratori del CEINGE, il Centro di Ingegneria Genetica e Biotecnologie Avanzate di Napoli, è nata una nuova speranza per la diagnosi e cura del tumore pediatrico del cervelletto (il medulloblastoma-gruppo 3): i ricercatori hanno svelato la "regia" delle metastasi ed hanno sperimentato in vivo un nuovo farmaco in grado non solo di fermare la proliferazione metastatica, ma di invertire il processo da maligno in benigno. La molecola è stata testata su modelli murini ed è risultata pienamente efficace e senza controindicazioni.  Ora dovrà ora essere sottoposta agli studi di tossicità e farmacodinamica nell'uomo, perché possa essere utilizzata a scopo terapeutico nei bambini. Si tratta di un traguardo importante per la diagnosi e la cura di un tipo tumore pediatrico per il quale oggi esiste solo la possibilità di attuare un protocollo cosiddetto "ad alto rischio". In pratica non esiste terapia.

Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale "Brain" (Oxford, Journal of Neurology), è stato realizzato dall'equipe di ricercatori coordinata da Massimo Zollo, docente di Genetica presso l'Università Federico II di Napoli Dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche e "Principal Investigator" del CEINGE, responsabile di Unità e della "Banca dei Gruppi Rari" presso il Dipatimento Assistenziale di Medicina Trasfusionale della Azienda Ospedaliera Federico II.

Pubblicato in Medicina

Una ricerca di stratigrafia integrata del fondo dei laghi del bacino di Rieti, condotta da un team di ricercatori INGV, Università del Nevada (USA) e della Tuscia, mette in luce l’influenza dei cambiamenti climatici e sociali nell’evoluzione del paesaggio dell’Appennino centrale, nel corso degli ultimi tre millenni. La ricerca è stata pubblicata su Scientific Reports

Uno studio sulle carote sedimentarie, prelevate dal fondo dei laghi del bacino di Rieti (Lago Lungo e Lago di Ripasottile), ha messo in luce l’influenza dei cambiamenti climatici e sociali sull’evoluzione del paesaggio dell’Appennino Centrale, dall’epoca romana in poi. I risultati della ricerca, condotta da un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) - sede di Roma, dell’Università del Nevada (USA) e della Tuscia (Viterbo), sono stati pubblicati su Scientific Reports del gruppo editoriale di Nature (https://www.nature.com/articles/s41598-018-20286-4). “Da queste carote di sedimento”, spiega Leonardo Sagnotti, direttore del Dipartimento Ambiente dell’INGV, “è stato possibile effettuare misure e analisi, ad alta risoluzione, sulle proprietà magnetiche, la composizione chimica, le caratteristiche sedimentologiche e sul contenuto in pollini dei sedimenti”.

Pubblicato in Ambiente

 

 

 

 

Researchers from the Universitat Politècnica de València, belonging to the Concrete Science and Technology University Institute (ICITECH, in Spanish), have developed a new construction element that improves earthquake protection for buildings and bridges. Its name is “Smart Seismic Concrete Connection” (SSCC). It improves the connection between the structural materials and stands out for its high capacity to change shape without breaking. In addition, it allows the structure to recover its original shape after an earthquake and it barely needs subsequent repairs. The team working at the ICITECH UPV includes José Luis Bonet, Javier Pereiro and Alberto Navarro.

“The use of this system permits having self-centering structures. The invention comes from the desire to solve a need for today’s society: constructing seismic-resistant structures for people, and maintaining their operating capacity after an earthquake, without major repairs or economic losses,” says José Luis Bonet. Patented by UPV, this new element aids to improve structural resistance against any combination of events. It is also notable because it is easy to install. It barely requires maintenance and does not need additional space like other systems—such as the huge pendulums in some Asian buildings—because it is placed inside columns, beams and walls.

Pubblicato in Scienceonline

 

 

 

L’Icar-Cnr ha progettato un sistema intelligente per il controllo decentrato in tempo reale delle reti di drenaggio urbano, al fine di mitigare i danni prodotti da allagamenti ed eventi piovosi estremi. Lo studio, condotto in collaborazione con il Dipartimento di ingegneria civile dell’Università della Calabria e il Comune di Cosenza con il supporto del progetto Pon Res-Novae, è stato pubblicato su Jnca

 

Durante eventi piovosi intensi, gli allagamenti prodotti dalla saturazione della rete di drenaggio ed il sovraccarico degli impianti di depurazione rappresentano un potenziale rischio per la vita umana, le risorse economiche e l’ambiente. Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Journal of Network and Computer Applications (Jnca) le applicazioni dell’Internet of Things (IoT) possono essere d’aiuto per prevedere, gestire ed arginare questo genere di fenomeni.

“Nell’articolo proponiamo di dotare le condotte delle reti di drenaggio di sensori e paratoie elettromeccaniche intelligenti, coordinate da un algoritmo di consenso decentralizzato e controllate localmente attraverso un regolatore che consente di definire il grado di apertura della paratoia in modo da regolarne il deflusso e la portata dell’acqua nella condotta, spiega Andrea Vinci, ricercatore dell’Icar-Cnr e tra gli autori dello studio. “Per mitigare tali fenomeni, i sistemi distribuiti di controllo in tempo reale rappresentano una soluzione valida e conveniente. Il metodo mira a ottimizzare la capacità di invaso della rete di drenaggio urbano, in modo da utilizzare le porzioni più scariche per accumulare gli eccessi ed evitare allagamenti e sovraccarico degli impianti di depurazione a valle della rete. L’approccio decentrato permette al sistema di superare guasti ed ostruzioni in punti specifici delle condotte”.

Pubblicato in Tecnologia
Martedì, 27 Febbraio 2018 06:45

Did humans domesticate themselves?

 

Craniofacial differences between modern humans and Neanderthals (top) and between dogs and wolves (bottom). Picture: PLOS ONE

 

Human ‘self-domestication’ is a hypothesis that states that among the driving forces of human evolution, humans selected their companions depending on who had a more pro-social behavior. Researchers from a team of the UB led by Cedric Boeckx, ICREA professor at the Department of Catalan Philology and General Linguistics and member of the Institute of Complex Systems of the University of Barcelona (UBICS), found out new genetic evidence for this evolutionary process. The study, published in the science journal PLOS ONE, compared the genomes of modern humans to those of several domesticated species and their wild animal type, in order to look for overlapping genes that were associated with domestication traits, such as docility or a gracile physiognomy. The results showed a statistically significant number of genes associated with domestication which overlapped between domestic animals and modern humans, but not with their wild equals, like Neanderthals. According to the researchers, these results reinforce the human self-domestication hypothesis and “help to shed light on one aspect that makes us human, our social instinct”.

Pubblicato in Scienceonline
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