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26 Novembre 2021

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Venerdì, 31 Gennaio 2020


Per la prima volta uno studio realizzato dalla Sapienza in collaborazione con la Stanford University, la Virginia Tech University e diversi istituti di ricerca italiani di settore ha stimato la presenza e la distribuzione del predatore nel nostro bacino. I risultati, che evidenziano il drastico calo della specie negli ultimi anni, sono stati pubblicati sulla rivista Fish and Fisheries
Non tutti sanno che lo squalo bianco popola da secoli il Mediterraneo: protagonista di numerosi racconti e celebri pellicole, il re degli squali nuota nei nostri mari e le testimonianze storiche dei suoi avvistamenti risalgono addirittura al Medioevo.

Al vertice della catena alimentare marina, lo squalo bianco è una presenza indispensabile per la vita stessa dei mari; tuttavia, gli esemplari che abitano il “Mare Nostrum” appartengono a una delle popolazioni meno conosciute e più minacciate al mondo, soprattutto a causa delle innumerevoli e spesso deleterie attività umane. Il drastico ridimensionamento subito negli ultimi anni ha spinto la International Union for the Conservation of Nature (IUCN) a inserirlo tra le “specie in pericolo critico” nel Mediterraneo.

Pubblicato in Ambiente



Some of the most important tree species for the restoration and conservation of tropical forests rely heavily on bees as transporters of pollen. Bees facilitate pollination over great distances, increase the genetic diversity of plants, and stimulate the reproduction and resilience of native species in degraded ecosystems. That’s why conserving these declining insects should be a priority in forest restoration projects, according to a study by Brazilian scientists published in Ecological Applications.

The study analysed how different bee species responded to changes in Brazilian forest landscapes. It investigated how increasing bee populations may boost pollen dispersal when planting trees in restoration projects, and also help re-establish diverse forests in disturbed areas in Brazil. Researchers carried out fieldwork in an agricultural area of the Atlantic Forest in the country’s south-east, which had been turned into sugarcane fields.

Only about seven per cent of the original vegetation remains there, in small fragments of primary forest comprised of discontinuous canopies covered by vines and bordered by invasive grasses. The team also included two other less degraded areas as reference ecosystems. One of these contained contahighly diverse trees reintroduced by researchers about two decades ago to increase forest cover, while the other consisted of wetlands, dominated by herbaceous vegetation.

In each of these landscapes, researchers installed “pan traps” — a standard method for capturing bees — with the aim of collecting insect samples at the peak of the flowering season, between October 2015 and January 2017.

Pubblicato in Scienceonline


A centinaia ne sono stati creati in laboratorio per comprendere i meccanismi genetici del cancro del sistema nervoso centrale dei bambini. I risultati di un lavoro congiunto, coordinato dall’Università di Trento e svolto in collaborazione con la Sapienza, l'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e con Irccs Neuromed, sono stati pubblicati sulla rivista Nature Communications. Lo studio apre nuove prospettive di ricerca poiché potrebbe permettere in futuro di produrre grandi quantità di tumori in provetta e di effettuare screening ampi per individuare nuovi farmaci contro il cancro al cervello
Fanno ammalare gli organoidi (cervelli in provetta) per trovare una cura che funzioni nella realtà sui piccoli pazienti colpiti da tumori cerebrali. Gli organoidi, creati a centinaia nei laboratori dell’Università di Trento, sono utili per comprendere i meccanismi genetici del cancro al cervello in età pediatrica e a trovare nuove cure per queste malattie ancora poco curabili.

Il gruppo coordinato da Luca Tiberi, dell’Armenise-Harvard Laboratory of Brain Cancer al Dipartimento Cibio dell’Università di Trento, ha sviluppato in questo modo un nuovo modello per studiare i tumori cerebrali nei primi anni di vita.

La ricerca è stata svolta dall’Università di Trento, che ha coordinato un gruppo di ricerca che coinvolge la Sapienza, l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e l’Irccs Neuromed, Istituto neurologico mediterraneo, di Pozzilli (Isernia). Lo studio ha potuto contare sul sostegno della Fondazione Armenise-Harvard, di Fondazione Airc per la ricerca sul cancro e della Fondazione Caritro di Trento.

Gli organoidi sono stati utilizzati per ricreare dei tumori in laboratorio e i risultati aprono nuove prospettive nella ricerca contro i tumori al cervello poiché in futuro potrebbero permettere di produrre una grande quantità di tumori in laboratorio a costi ridotti rispetto alle precedenti tecnologie e perciò di effettuare screening ampi per valutare nuovi farmaci.

Pubblicato in Medicina

 

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