Diabete dell’adulto: a rischio retina e reni

Università di Roma La Sapienza 06 Mar 2020
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I risultati di uno studio clinico condotto su oltre 5000 pazienti in 30 anni di osservazione hanno dimostrato che questa forma di diabete (LADA) non è esente da gravi complicanze microvascolari contrariamente a quanto ritenuto finora, ma comporta gravi conseguenze all’apparato visivo e urinario. Il lavoro, frutto di una collaborazione fra la Sapienza e l’Università di Oxford, è ora pubblicato sulla rivista The Lancet Diabetes & Endocrinology
Il diabete autoimmune latente dell’adulto, chiamato LADA, è una forma autoimmune a lenta evoluzione di diabete che si manifesta dopo i 30 anni. Spesso misconosciuta ed erroneamente diagnosticata come diabete di tipo 2, questa patologia non manifesta le complicanze renali e oculari fin da subito e ciò determina molto spesso un ritardo, sia nell’identificazione del tipo di diabete, sia nella definizione di trattamenti adeguati.

Riconoscere prontamente la patologia può essere quindi fondamentale per prevenire le conseguenze più gravi soprattutto nelle fasi avanzate della malattia. È quanto emerge dai risultati di uno studio, frutto della collaborazione fra il Dipartimento di Medicina sperimentale della Sapienza e l’Università di Oxford, recentemente pubblicati sulla rivista The Lancet Diabetes & Endocrinology.

Analizzando i dati emersi dallo studio clinico randomizzato e multicentrico “Prospective Diabetes Study”, che ha monitorato per trent’anni oltre 5000 pazienti diabetici, il team di ricercatori Italia-UK ha dimostrato come per i pazienti affetti da LADA il rischio di danni alla retina e ai reni sia diverso rispetto al classico diabete di tipo 2. Infatti nel primo decennio di malattia i pazienti con LADA sviluppano più difficilmente retinopatia e nefropatia diabetica; tuttavia il rischio di tali complicanze aumenta drasticamente dopo questo periodo e il mancato trattamento rende più gravi le conseguenze sulla qualità e l’aspettativa di vita di chi è affetto da questa forma di diabete.

“Questo perché – spiega Raffaella Buzzetti, coordinatrice del gruppo della Sapienza – i pazienti con LADA spesso non sono trattati in maniera adeguata e presentano un controllo glicemico peggiore rispetto al diabete tipo 2”.

Lo studio quindi suggerisce la necessità di diagnosticare correttamente il LADA il prima possibile, in modo da poter sfruttare la precoce finestra terapeutica per implementare uno stretto controllo glicemico e per prevenire così l’aumento del rischio di sviluppare complicanze microvascolari.

 

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