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Oltre gli oppioidi: la biologia sintetica scopre la molecola che spegne il dolore cronico alla radice

Stefano Fantini 20 Mag 2026


Uno studio internazionale guidato dall'Università Statale di Milano ha sviluppato un peptide artificiale capace di disattivare l'interruttore chimico neuronale responsabile della sofferenza neuropatica. La ricerca, apparsa su The Journal of Physiology, apre le porte a terapie mirate e prive di effetti collaterali.


Una via biologica per superare l'emergenza oppioidi
Il dolore cronico, e in particolare quello legato alle neuropatie — condizioni di sofferenza prolungata causate da lesioni o disfunzioni del sistema nervoso centrale o periferico —, rappresenta una vera e propria emergenza sanitaria di portata mondiale. Attualmente, le terapie più diffuse per mitigarne i sintomi si basano sull'uso di farmaci oppioidi, i quali però comportano severi effetti collaterali e un elevato rischio di sviluppare dipendenza. Una svolta decisiva verso trattamenti più sicuri arriva oggi dall'Università Statale di Milano, dove un'équipe di scienziati ha messo a punto una strategia d'avanguardia. Attraverso la biologia sintetica, il gruppo ha individuato un bersaglio molecolare inedito, neutralizzabile tramite un peptide sintetico, in grado di aggirare i limiti storici delle vecchie terapie.

Il progetto di ricerca è stato coordinato da Andrea Saponaro, ricercatore del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari, in stretta collaborazione con il team di Anna Moroni, docente di Fisiologia presso l'Ateneo milanese, e con il contributo scientifico della University of Florida.

Il meccanismo biologico: scollegare i canali del dolore
Il fulcro della scoperta consiste nell'aver decodificato e interrotto la comunicazione chimica che esaspera i neuroni deputati a trasmettere la sensazione di dolore. Gli scienziati si sono concentrati sull'adenosina monofosfato ciclico (cAMP), una molecola che agisce come un interruttore chimico all'interno delle cellule nervose. Questa sostanza si lega a specifici canali presenti sulla superficie dei neuroni, noti come canali HCN2, potenziando la loro attivazione. Una volta stimolati dal cAMP, i neuroni diventano estremamente suscettibili, amplificando l'intensità dei segnali dolorosi e prolungandoli nel tempo.

Proprio questa interazione molecolare tra il cAMP e il canale HCN2 costituisce l'ingranaggio biologico chiave che alimenta il dolore neuropatico. Impedire fisicamente questo legame chimico permette di attenuare l'iperattività neuronale, riducendo di conseguenza lo stimolo doloroso percepito dall'organismo.

Il peptide sintetico e il futuro delle cure sostenibili
Per bloccare in modo chirurgico e selettivo questa cascata biochimica, i ricercatori hanno progettato e sintetizzato in laboratorio un frammento proteico (peptide). I test effettuati hanno dimostrato che questa molecola è in grado di annullare completamente il potenziamento dello stimolo doloroso, esercitando una spiccata azione analgesica. Il dato più rilevante è che tale transizione avviene senza scatenare le reazioni avverse tipiche degli oppioidi, confermando la fattibilità di una nuova classe di farmaci capaci di colpire esclusivamente i corretti ingranaggi molecolari.

Come evidenziato dal coordinatore Andrea Saponaro, l'aspetto fondamentale dello studio risiede nella capacità di trattare le patologie neuropatiche agendo in modo mirato sulle precise cause biologiche che le generano, anziché limitarsi a camuffare la sintomatologia. Questo importante passo avanti per la medicina del futuro è stato realizzato anche grazie al fondamentale sostegno economico ricevuto dalla Fondazione Cariplo e dalla Fondazione Telethon.

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