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Lotta ai tumori: scoperta la proteina "scudo" che spegne il sistema immunitario

Francesco Defler 29 Mag 2026


Una nuova ricerca coordinata dall'Università Sapienza di Roma ha individuato una proteina che funge da vero e proprio freno biologico per le nostre difese, favorendo la crescita delle masse tumorali. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Journal for ImmunoTherapy of Cancer, getta le basi per lo sviluppo di farmaci di nuova generazione capaci di colpire anche i tumori oggi più difficili da trattare.

Il limite delle attuali immunoterapie
Tra le armi più efficaci oggi a disposizione contro il cancro ci sono gli anticorpi monoclonali diretti contro i cosiddetti checkpoint immunitari (una scoperta che è valsa il Premio Nobel per la Medicina nel 2018 a James P. Allison e Tasuku Honjo). Questi farmaci funzionano disattivando i "freni molecolari" che il tumore usa per nascondersi, permettendo così alle cellule immunitarie di aggredirlo.

Tuttavia, esiste un problema clinico importante: molti pazienti non rispondono a queste terapie o smettono di farlo nel tempo. Questa resistenza si riscontra soprattutto nei "tumori freddi", ovvero quelle neoplasie che tendono a non farsi attaccare dal sistema immunitario, come la maggior parte dei carcinomi del fegato e del colon-retto.

La proteina TGFBI: lo "scudo molecolare" del cancro
Esaminando il microambiente tumorale (in particolare il secretoma, cioè l'insieme delle sostanze rilasciate dalle cellule) in pazienti con tumore al fegato e al colon-retto, i ricercatori hanno scoperto un inedito meccanismo di difesa. Il cancro utilizza una proteina chiamata TGFBI (transforming growth factor-induced) come uno scudo molecolare per neutralizzare i linfociti T, le cellule immunitarie deputate a distruggere la massa tumorale.

I dati emersi dalla ricerca parlano chiaro:

Alti livelli di TGFBI nel corpo sono associati a una minore aspettativa di vita nei pazienti.

Questa molecola viene prodotta in grandi quantità sia dalle cellule tumorali stesse sia da alcune cellule immunitarie infiltrate nel tumore.

La svolta in laboratorio: Bloccando artificialmente la proteina TGFBI, i linfociti T si riattivano, ricominciano a migrare verso i tessuti malati e riprendono a distruggere efficacemente le cellule tumorali.

La scoperta della proteina TGFBI apre la strada a terapie mirate per i "tumori freddi", offrendo una speranza concreta a chi non risponde alle cure tradizionali.

Le prospettive future e la rete di ricerca
Questa scoperta apre scenari terapeutici del tutto nuovi. Sviluppare farmaci in grado di inibire la proteina TGFBI potrebbe fornire una nuova e potente arma clinica, specialmente per i pazienti che non traggono beneficio dagli immunoterapici convenzionali. Attualmente sono già in corso ulteriori indagini per analizzare altri checkpoint presenti nel secretoma tumorale, con l'obiettivo di creare una vasta gamma di inibitori capaci di ripristinare le difese immunitarie contro diverse tipologie di cancro.

Lo studio è stato realizzato grazie al fondamentale sostegno di vari finanziamenti, tra cui quelli di Fondazione AIRC e del CRUK Hepatocellular Carcinoma Expediter Network (HUNTER) Accelerator Award. Il successo del progetto è il frutto di una stretta collaborazione multidisciplinare che ha unito centri di eccellenza italiani e internazionali:

Istituto Superiore di Sanità (ISS)

Istituto Tumori Regina Elena di Roma

Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma

Cancer Research Centre di Lione (Francia)

University College London (Regno Unito)

Ultima modifica il Venerdì, 29 Maggio 2026 08:59
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