La scoperta: lo spazio come "piano B"
La ricerca, coordinata dal Prof. Fabrizio Doricchi, dimostra che il cervello non nasce con una "linea del tempo" integrata. Al contrario, usa lo spazio solo come meccanismo compensativo.
In pratica, quando i nostri timer biologici (basati sull'accumulo di impulsi, simili ai battiti di un cronometro) non funzionano in modo ottimale, il cervello chiede supporto alle aree responsabili dell'elaborazione spaziale. Il risultato? Il tempo viene tradotto in distanza.
L'esperimento: l'effetto STEARC
Per dimostrarlo, i ricercatori hanno utilizzato l'elettroencefalografia (EEG) durante un test specifico:
Il compito: I partecipanti dovevano premere un tasto a sinistra per stimoli "brevi" e a destra per stimoli "lunghi".
L'evidenza: È emerso che le persone sono più rapide a rispondere a sinistra per il "corto" e a destra per il "lungo" (effetto STEARC), confermando che visualizziamo il tempo scorrere da sinistra a destra.
La novità: Questo fenomeno non avviene sempre. Se la risposta è immediata e l'orologio interno è preciso, la spazializzazione non compare. Il ricorso alla "linea mentale" emerge solo quando la decisione è lenta e i meccanismi non spaziali di calcolo del tempo sono in difficoltà.

