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Il sommergibile che perde tritolo, e le cozze che lo misurano - MARINE PHARMACOLOGY & TOXICOLOGY · 4

Guido Donati 06 Ott 2026

Un sommergibile tedesco affondato nel 1917 al largo dello Jutland perde ancora tritolo in mare. Cozze (Mytilus edulis) tenute per quattordici settimane in gabbie fissate sopra le sue mine ne hanno assorbito i residui e mostrano segni di stress nelle cellule. Le munizioni affondate nel Mare del Nord e nel Baltico hanno ucciso nel tempo almeno 418 persone.


Le gabbie di cozze (Mytilus edulis) e i campionatori passivi usati sul relitto dell’UC-30. a) cozze preparate a bordo della nave da ricerca Aurora; b) gabbie pronte, cozze sotto e campionatori sopra; c-d) un campionatore prima della posa e al recupero, quattordici settimane dopo; e-f) cozze recuperate; g) dissezione. Posa 30 marzo 2022, recupero 5 luglio 2022. Figura 5 dell’articolo, riprodotta senza modifiche. Credito: © 2026 The Authors. Schuster R.M. et al., Marine Pollution Bulletin 229 (2026) 119738, Fig. 5. CC BY 4.0, https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/. 


Nell’aprile del 1917 l’UC-30 tornava verso Helgoland. Era un sommergibile posamine della Marina imperiale tedesca, lungo cinquantuno metri. A marzo era partito per l’Irlanda con l’ordine di posare mine, ma un guasto al motore lo aveva costretto a rientrare senza averlo fatto. Al largo dello Jutland urtò una mina di un campo britannico e affondò. Gli autori dello studio datano l’affondamento al 20 o al 21 aprile. Il relitto sta a circa ventiquattro metri di fondo, una decina di chilometri dalla costa danese. A bordo, secondo le loro stime, restavano fra 3.120 e 4.812 chilogrammi di esplosivo.
Nella primavera del 2022 i sommozzatori della Marina danese sono scesi sul relitto con gabbie d’acciaio piene di cozze, Mytilus edulis. Le hanno legate a tre pozzi delle mine, a poppa, proprio sopra l’esplosivo scoperto. Accanto a ogni gabbia di cozze ne hanno messa una seconda con i campionatori passivi, dischi che trattengono il tritolo disciolto nell’acqua che li attraversa. Le gabbie sono state posate il 30 marzo e recuperate il 5 luglio, quattordici settimane dopo. La cozza filtra l’acqua per nutrirsi e trattiene quello che vi trova. In laboratorio, con alghe che la spingono a filtrare alla massima velocità, una cozza di cinque centimetri passa quasi cinque litri d’acqua l’ora, una di sette quasi dieci. Sono le cozze della taglia usata nelle gabbie, e le misure valgono fra 11 e 15 gradi. In mare la cozza spesso filtra meno. Per questo si usa da decenni come sentinella dell’inquinamento.


Lo studio è uscito su Marine Pollution Bulletin. La prima firma è di Romina Marietta Schuster, dell’Alfred Wegener Institute di Bremerhaven, e gli autori sono undici. È online dal 17 aprile 2026, e ad agosto lo ha rilanciato un comunicato dell’Università di Aarhus. Le cozze dell’UC-30 sono state confrontate con quelle di altri due relitti del Mare del Nord. Il primo è l’incrociatore leggero SMS Mainz, affondato il 28 agosto 1914 nella battaglia di Helgoland, a circa trenta metri di fondo. Il secondo è il KW58 Hendericus, un peschereccio olandese per le aringhe preso dalla Kriegsmarine per trasportare munizioni e affondato nelle acque belghe il 27 novembre 1944. Sul suo ponte si vedono ancora mine e bombe da mortaio.
In acqua il tritolo è comparso solo all’UC-30. Il valore più alto era di 72,6 nanogrammi per litro, e un nanogrammo è un miliardesimo di grammo. Accanto al tritolo c’erano fino a 40,7 nanogrammi per litro di 4-amminodinitrotoluene e 62,7 di 2-amminodinitrotoluene. Questi due composti, abbreviati 4-ADNT e 2-ADNT, si formano quando batteri o luce trasformano uno dei tre gruppi nitro della molecola in un gruppo amminico. Nel sedimento dentro i pozzi delle mine il tritolo arrivava in media a 3,11 microgrammi per chilo, sul fondale intorno a 0,01. Al Mainz non è stato trovato niente, né in acqua né nel sedimento. Al KW58 il sedimento accanto alle mine anticarro sul ponte conteneva 151,6 microgrammi di tritolo per chilo, ma l’acqua, prelevata a cinquanta metri dal relitto, era pulita.


Nelle cozze il segnale era più netto. In 56 delle 59 analizzate all’UC-30 c’erano tritolo o i suoi derivati. Il tritolo era in media di 1,4 nanogrammi per grammo di peso secco, il 4-ADNT di 15,6 e il 2-ADNT di 15,2. Ciascuno dei due derivati superava di dieci volte il composto da cui proveniva. Al KW58 i valori restavano sotto il nanogrammo per grammo, al Mainz erano zero. Nessuna cozza è morta, in nessuna gabbia.

 

 

Residui di tritolo nelle cozze (somma delle medie di TNT, 4-ADNT e 2-ADNT, in nanogrammi per grammo di peso secco) e glicogeno nella ghiandola digestiva (percentuale di area colorata, media e deviazione standard), nei tre relitti studiati. Elaborazione di Scienzaonline su dati di Schuster et al., Marine Pollution Bulletin 2026, doi 10.1016/j.marpolbul.2026.119738.


Gli autori hanno cercato i danni nella ghiandola digestiva, l’organo dove la cozza smonta le sostanze estranee. Hanno misurato la lipofuscina, un pigmento che si deposita nei lisosomi, i sacchetti di smaltimento della cellula, quando le membrane vengono ossidate. Nelle cozze dell’UC-30 copriva il 18,34 per cento del tessuto esaminato, in quelle del Mainz il 6,80. I lipidi neutri, grassi che la cellula sotto stress accumula invece di usare, salivano da 1,68 a 2,72 per cento. Il glicogeno, la riserva di energia del mollusco, scendeva dal 4,93 per cento del Mainz al 2,87 dell’UC-30 e al 2,67 del KW58. La catalasi, un enzima che smaltisce l’acqua ossigenata prodotta dallo stress ossidativo, era più attiva nelle cozze del Mainz che in quelle degli altri due relitti. Le differenze erano tutte statisticamente significative, con una probabilità di caso inferiore a uno su mille.
Gli autori ne traggono un quadro preciso. Le cozze esposte al tritolo consumano le riserve per difendersi, e le difese a poco a poco cedono. Lo hanno visto a concentrazioni bassissime. La tossicità acuta del tritolo per gli organismi marini comincia fra 0,5 e 10 milligrammi per litro. Il massimo misurato in acqua all’UC-30 è circa settemila volte più basso della soglia inferiore.


Il punto debole dello studio è il confronto. Il riferimento previsto era il Borkum Riffgrund, una riserva naturale lontana dai relitti. La gabbia posata lì è andata persa. Al suo posto fa da riferimento il Mainz, perché lì il tritolo non c’era. Ma il Mainz è un altro relitto, in un altro tratto di mare, a un’altra profondità. Le cozze del KW58 venivano dal pilone di un parco eolico belga, quelle dell’UC-30 e del Mainz dall’isola di Sylt. Le gabbie dell’UC-30 erano legate allo scafo, le altre stavano su supporti posati sul fondo. Ogni relitto, scrivono gli stessi autori, rilascia anche altro, dal piombo e dal rame delle vernici antivegetative al catrame e agli oli lubrificanti. Nessuna di queste sostanze è stata misurata. Con un solo relitto per condizione lo studio mostra che le cozze dell’UC-30 stavano in peggiori condizioni di quelle del Mainz ma non può mostrare che la causa sia il tritolo e soltanto il tritolo. È un’associazione forte e coerente con gli esperimenti di laboratorio dello stesso gruppo ma non è una prova certa.


Il tritolo è tossico anche per l’uomo. Gli autori ricordano che dopo la Prima guerra mondiale gli operai delle fabbriche di tritolo si ammalavano di gastrite, dermatite, anemia aplastica ed epatite tossica. Il tritolo entra soprattutto attraverso la pelle, e il fegato lo trasforma negli stessi 2-ADNT e 4-ADNT trovati nelle cozze. Nel Mare del Nord, secondo il progetto North Sea Wrecks guidato dal Museo marittimo tedesco, i relitti con un passato militare sono almeno 680 e di questi almeno 250 stanno in acque danesi. Nelle acque tedesche del Mare del Nord e del Baltico restano circa 1,6 milioni di tonnellate di munizioni convenzionali, in gran parte affondate di proposito dopo il 1945. Fra il 1945 e il 2014 il contatto con munizioni in quei due mari ha ucciso almeno 418 persone e ne ha ferite almeno 680, secondo un conteggio del 2015 che lo studio riporta.
Le mine dell’UC-30 sono a contatto diretto con l’acqua. Il loro involucro di metallo, scrivono gli autori, è in gran parte o del tutto consumato dalla corrosione. La ricerca è stata finanziata dall’Unione europea con il programma Interreg Mare del Nord, e gli autori non dichiarano conflitti di interesse. Chiedono controlli lunghi e una valutazione del rischio relitto per relitto. Lo studio non dice quanto tritolo resta nell’UC-30, né quanto tempo ci vorrà perché esca tutto.


Bibliografia
Schuster Romina Marietta, Binder Franziska Isabell, Bünning Lillian Tabea Hannah, Strehse Jennifer Susanne, Andresen Katrine Juul, De Rijcke Maarten, Van Haelst Sven, Wichert Uwe, Grassel Philipp, Maser Edmund, Brenner Matthias, «Environmental risks from world war shipwrecks: Field-based biomarker evidence from caged mussels in the North Sea», Marine Pollution Bulletin, 229, 119738, online 17 aprile 2026, fascicolo di agosto 2026, accesso aperto CC BY 4.0. doi: 10.1016/j.marpolbul.2026.119738
Schuster Romina Marietta, Binder Franziska Isabell, Marx Ute, De Rijcke Maarten, Andresen Katrine Juul, Van Haelst Sven, Brenner Matthias, Möller Lars, «A multi-biomarker approach using caged blue mussel, Mytilus edulis, on three World War shipwrecks in the North Sea», PANGAEA, 13 agosto 2025, CC BY 4.0. doi: 10.1594/PANGAEA.984199
Bünning Lillian Tabea Hannah, Strehse Jennifer Susanne, Scheer Lars Christian, Schuster Romina Marietta, Marx Ute, De Rijcke Maarten, Van Haelst Sven, Möller Lars, Andresen Katrine Juul, Brenner Matthias, Maser Edmund, «Chemical analysis of explosive chemicals in water, sediments, and mussels (Mytilus spp.) from three shipwrecks from World War I and II in the North Sea», PANGAEA, 18 febbraio 2026, CC BY 4.0. doi: 10.1594/PANGAEA.991466
Riisgård Hans Ulrik, Larsen Poul S., Pleissner Daniel, «Allometric equations for maximum filtration rate in blue mussels Mytilus edulis and importance of condition index», Helgoland Marine Research, 68, 193–198, 3 gennaio 2014. doi: 10.1007/s10152-013-0377-9
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