Una ricerca interdisciplinare dell’Ateneo su “Scientific Reports”, che ha studiato i meccanismi molecolari alla base dell’associazione fra la celiachia e l’epilessia, dimostra per la prima volta sperimentalmente il rapporto fra gli effetti tossici del glutine e l’epilessia (“The gliadin peptide 31-43 exacerbates kainate neurotoxicity in epilepsy models” doi: 10.1038/s41598-017-14845-4). La ricerca è frutto della collaborazione dei dipartimenti di Neuroscienze, Psicologia, Area del Farmaco e Salute del Bambino (NEUROFARBA), di Scienze Biomediche, Sperimentali e Cliniche e di Scienze della Salute. “Il collegamento fra la celiachia e l’epilessia, sebbene l’associazione sia poco frequente, è suggerito da numerose osservazioni cliniche – spiega Elisabetta Gerace, prima firmataria della pubblicazione – ma la nostra ricerca costituisce la prima dimostrazione sperimentale in modelli animali della correlazione tra la tossicità del frammento 31-43 della gliadina – una delle proteine principali del glutine – e l’epilessia”. “La novità dello studio – sottolinea Antonino Calabrò, docente di Gastroenterologia e direttore del Centro di Riferimento regionale per la celiachia– sta nel fatto di aver documentato come il glutine a contatto con zone cerebrali, come l’ippocampo, potenzi l’effetto dell’acido kainico, responsabile dell’innesco delle crisi di epilessia. L’azione è associata ad un’aumentata espressione della transglutaminasi neuronale”. “Sebbene ancora a livello sperimentale – prosegue Calabrò – la ricerca – che si è avvalsa delle competenze del team guidato da Guido Mannaioni, docente di Farmacologia – apre importanti prospettive nello studio delle terapie per pazienti celiaci epilettici e, più in generale, del rapporto fra il glutine e le malattie neurologiche”.
Scienze Naturali (57)
Scienze Naturali
Il pomodoro 'bronzeo' per alleviare i sintomi delle infiammazioni croniche intestinali
28 Feb 2018 Scritto da Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Cnr, unità di Leccepomodoro maturo della linea 'bronzeo'
Si chiama 'bronzeo' una nuova linea di pomodoro che contiene una combinazione unica di polifenoli in grado di migliorare i sintomi delle patologie infiammatorie dell’intestino. Lo studio, condotto dall’Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Cnr, è stato pubblicato sulla rivista Frontiers in Nutrition
Più di 2.2 milioni di Europei e 1.5 milioni di Americani soffrono di infiammazioni croniche intestinali, per le quali, ad oggi, non esiste una cura. I polifenoli, una famiglia di metaboliti secondari derivati dalle piante, possono rappresentare una valida strategia terapeutica per la cura dei sintomi di tali patologie. Da una ricerca dell’Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Consiglio nazionale delle ricerche (Ispa-Cnr), unità di Lecce, in collaborazione con Cathie Martin ed Eugenio Butelli del John Innes Centre, Norwich e con Marcello Chieppa dell’Irccs 'S. De Bellis' di Castellana Grotte (Ba), emerge che una giusta combinazione di polifenoli può attenuare i sintomi dell’infiammazione intestinale. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Frontiers in Nutrition. “Frutta e verdura sono alimenti ricchi di polifenoli, ma per ottenere la giusta combinazione e le giuste quantità attraverso la dieta dovremmo assumerne una varietà e quantità elevatissime”, spiega Angelo Santino dell’Ispa-Cnr coordinatore dello studio. “Nei nostri laboratori siamo riusciti ad ottenere, attraverso un approccio di ingegneria metabolica, una linea di pomodori, che abbiamo chiamato 'bronzeo' per il colore metallico e bronzato della loro buccia, che contengono una combinazione unica di polifenoli. Si tratta, in particolare di flavonoli, antocianine e stilbenoidi la cui azione sinergica è stata valutata in topi affetti da infiammazione cronica intestinale”.
Correlazione tra tossicità del glutine ed epilessia: studio dei meccanismi molecolari
29 Gen 2018 Scritto da Università degli studi di FirenzeCosì il miglio resiste alla desertificazione
16 Ott 2017 Scritto da stituto di biologia e biotecnologia agraria del Cnr di Milano (Ibba-Cnr) e Fondazione Cariplo
L’aumento delle temperature e della frequenza di eventi climatici estremi, come le ondate di caldo che si verificano in molte parti del mondo, sono destinati a portare ad un calo delle rese produttive delle più importanti colture alla base dell’alimentazione umana. Oggi, con la decifrazione della sequenza del genoma del miglio perlato, un progetto che ha coinvolto un team internazionale di 65 scienziati appartenenti a 30 diverse istituzioni di ricerca, è possibile svelare le strategie vincenti messe in atto da questa coltura per affrontare condizioni climatiche estreme. L’analisi della variabilità genetica di un migliaio di linee di questo cereale, tipicamente ben adattato a crescere nelle regioni desertiche, ha permesso di comprendere meglio come esso possa sopravvivere a temperature estreme (oltre 42°C) e sia eccezionalmente tollerante al secco. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Biotechnology(doi:10.1038/nbt.3943), getta le basi per il potenziale sviluppo di analoghe strategie adattative in altri importanti cereali. La ricerca, co-diretta dall'International Crops Research Institute for Semi-Arid Tropics (Icrisat), India, dal Beijing Genomics Institute (Bgi)-Shenzhen, Cina e dall’Istituto nazionale di ricerca per lo sviluppo sostenibile (Ird), Francia, e che ha visto anche il coinvolgimento dell’Istituto di biologia e biotecnologia agraria del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibba-Cnr) di Milano, “ha impiegato le tecnologie di sequenziamento e analisi del Dna più innovative per identificare nuovi strumenti genetici, come marcatori molecolari correlati alla tolleranza alla siccità e alle alte temperature, così come ad altri importanti caratteri (migliore profilo nutrizionale, resistenza a patogeni)”, spiega Francesca Sparvoli dell’Ibba-Cnr.
Scoperta una nuova specie marina alle Maldive
27 Giu 2017 Scritto da Ufficio Stampa Università di Milano-BicoccaSi chiama Turritopsoides marhei ed è un piccolo organismo marino: la nuova specie è stata identificata dai ricercatori del Marhe Center dell’Università di Milano-Bicocca, dal quale prende il nome, in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche. La scoperta è stata pubblicata sulla rivista scientifica Marine Biology Research.
Milano, 27 giugno 2017 – È stata scoperta una nuova specie marina: si chiama Turritopsoides marhei ed è un idrozoo, un piccolo organismo lungo fino a tre millimetri che vive in colonie che raggiungono le dimensioni di circa un centimetro. Gli esemplari della nuova specie sono stati osservati su una scogliera corallina delle Maldive, in ambiente tropicale, e sono in grado di vivere sia su un substrato inorganico, sia su spugne e altre formazioni organiche.
Il calamaro gigante esiste, ecco dove
23 Giu 2017 Scritto da Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione ‘A. Faedo’ del Consiglio nazionale delle ricercheMappa di distribuzione dell’Architheutis dux., In rosso gli areali di presenza, in giallo gli areali di assenza o non avvistamento.
I primi avvistamenti leggendari del calamaro gigante risalgono ad Aristotele, nel 500 a.c., quelli storici vanno dal 1639 nei mari della Norvegia, al 2015 in Giappone. Oggi, grazie alle nuove tecniche di archiviazione ed elaborazione dati dell’Isti-Cnr, la prima mappa del calamaro è pubblicata su Ecological Modelling e una timeline ne racconta la storia. I ricercatori hanno inoltre realizzato mappe digitali per 406 specie marine dai cetacei ai coralli, al fine di monitorare la perdita di habitat a causa dei cambiamenti climatici
La storia del calamaro gigante (genere Architeuthis) va dal Mar della Cina, alle leggende del Nord Europa fino all’Oceano Atlantico, gli avvistamenti reali, presunti e immaginari hanno popolato libri e ispirato film. Le prime notizie sulla probabile esistenza del mollusco risalgono alla ‘Storia degli animali’ di Aristotele, le ultime, arrivano dai pescatori del mar del Giappone nel 2015. Un’indagine scientifica realizzata dall’Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione ‘A. Faedo’ del Consiglio nazionale delle ricerche (Isti-Cnr) di Pisa ha prodotto una mappa di avvistamenti del calamaro e la prima timeline su questo gigantesco mollusco, ossia una rappresentazione cronologica della sua presenza nelle acque di tutto il mondo mediante l’utilizzo dei Big data, del Cloud computing (elaborazioni di archivi on-line) e delle Infrastrutture digitali (reti informatiche collaborative). La mappa è pubblicata sulla rivista Ecological Modelling.
Storia e scienza al Museo Naturalistico Mineralogico del Collegio Nazareno di Roma
23 Feb 2010 Scritto da Luisa Sisti
Prosegue la scoperta dei Musei che hanno avuto una parte rilevante nella storia del sapere scientifico: questa volta la visita è al Museo Naturalistico Mineralogico del Collegio Nazareno di Roma, gestito dal Gruppo Mineralogico Romano presieduto dal dott. Vincenzo Nasti, che si ringrazia per aver fornito le notizie utilizzate nel presente articolo e per l’intervista concessa.
Entrando dalla sede dello storico palazzo del Collegio Nazareno (fondato da S. Giuseppe Calasanzio nel 1630 e destinato all’istruzione dei ragazzi più bisognosi) si raggiunge, attraverso una ripida scala a chiocciola, l’universo silenzioso del Museo, popolato, il sabato pomeriggio, anche dagli esperti collezionisti e dai ricercatori iscritti al GMR, solitamente impegnati a studiare nella postazione loro riservata.
Al centro della sala principale spicca una lunga teca che raccoglie esemplari di minerali e di marmi, lungo le pareti, invece, le grandi vetrine illuminano l’ambiente, con altri preziosi campioni di pietre, marmi ed una collezione di animali impagliati: un’altra sala conserva, tra gli altri reperti, lo scheletro di una balenottera, detta “la Gismondina” (dal nome di Gismondi, cui si deve la scoperta del minerale Gismondina, composto da silicato di magnesio-calcio-alluminio).
La storia del Museo, uno dei più antichi di Roma, nasce da lontano, precisamente alla fine del ‘700, in un periodo storico che vede la sistematizzazione delle raccolte conservate presso gli Istituti di istruzione e le Università, con la creazione di nuove strutture museali dedicate ai temi tecnico-scientifici. Giuseppe II non era ancora imperatore quando, nel 1769, fece visita al Collegio (divenne imperatore dopo la morte della madre, Maria Teresa d’Austria, avvenuta nel 1780); egli si era recato a Roma per ragioni di conclave (l’elezione del Pontefice Clemente XIV, rimasto alla storia per la soppressione dell’Ordine dei Gesuiti) ma dopo la visita al Gabinetto di Mineralogia del Collegio egli decise di donare una preziosa raccolta di campioni provenienti dai giacimenti minerari dell’Ungheria: una targa ricorda questa memorabile visita.
Da diversi anni i geologi di tutto il mondo compiono studi e ricerche sulla natura dei fondali marini, mentre i biologi si interessano alla composizione faunistica del benthos; ad iniziare dagli anni ’70, per cui piuttosto recentemente, si è creata una sinergia fra i due flussi di ricerca per studiare dei nuovi sorprendenti ecosistemi, le “hydrotermal vents” e le “cold seeps”, molto diversi da quelli finora conosciuti e che possono essere considerati i due più grandi ecosistemi scoperti nel XX secolo.
Questi singolari ambienti sono solitamente situati a grande profondità, generalmente nei pressi delle dorsali oceaniche, e interessano delle aree nelle quali si svolgono fenomeni di vulcanismo attivo. In questi particolari siti si sono sviluppate forme di vita molto diverse da quelle attualmente conosciute e reperibili sui fondali oceanici, infatti dai campionamenti effettuati in queste zone sono emerse una moltitudine di animali sconosciuti alla scienza attuale.
Sono state quindi descritte nuove specie appartenenti ai vari phyla, quali crostacei, anthozoa, molluschi, vermi, echinidi, ecc. La particolarità di questi ambienti risiede nel fatto che essendo soggetti a persistenti episodi di attività vulcanica, evidenziano delle caratteristiche chimico-fisiche diverse da quelle solitamente conosciute per i fondali marini. Per una maggiore comprensione di questi ambienti è necessario dividerli in due tipologie: fondali interessati da emissioni fredde o “cold seeps” e fondali ospitanti sorgenti termali calde o “hydrotermal vents”.

Con il primo appellativo si definiscono quei fondali dai quali si sprigionano emissioni di gas metano, di consistenza più o meno intensa, senza incremento termico dell’acqua che rimane quindi fredda. La disponibilità di questo gas fornisce energia ad una ricca comunità bentonica che include una fauna simbionte chemiosintetica; crostoni carbonatici, come pure gas idrati possono formarsi in queste circostanze (Lykousis et al, 2004).
Morfologia della conchiglia di Cabestana cutacea (Linné, 1767)
08 Feb 2007 Scritto da Carlo Smriglio e Paolo MariottiniCabestana cutacea (Linné, 1767) è un Ranellidae Recente, distribuito nel bacino mediterraneo e nell’Oceano Atlantico orientale (B.D.D., 1882), comprese Isole Canarie, Madera e Azzorre ( Poppe & Goto, 1991). Lo scopo di questa nota è evidenziare le varie forme con cui questo gasteropode si manifesta.
Nonostante sia abbastanza conosciuto, è considerata specie non comune o localmente rara, di fatto questo Ranellidae si esprime con una morfologia piuttosto variabile, con caratteri particolari della teleoconca tipici delle varie popolazioni esaminate, ma che possono essere riconducibile ad un unico taxon.
SISTEMATICA
- Superfamiglia TONNOIDEA Suter, 1913
- Famiglia Ranellidae Gray J.E., 1854
- Sottofamiglia Cymatiinae Iredale, 1913
- Genere Cabestana Roeding, 1798
- Specie Cabestana cutacea (Linné, 1767)
- Sinonimia (Sabelli et al., 1990-1992a, b):
- Tritonium curta (Locard, 1886)
- Tritonium danieli (locard, 1886)
- Triton gernum (De Gregorio, 1885) - var.
- Triton isgurum (De Gregorio, 1885) - var.
- Ranella lemania (Risso, 1826)
- Ranella tuberculata (Risso, 1826)
- Murex succincta (Risso, 1826)
La ricca sinonimia e le varietà descritte nel passato da alcuni Autori che contraddistinguono C. cutacea sono probabilmente dovute proprio alle varie forme popolazionali con le quali la specie si esprime. Senza dubbio, all’interno del taxon, si possono reperire esemplari con diverse morfologie, ma che devono essere considerate prive di concreto valore sistematico.
Vengono raffigurati alcuni morpha, la cui diversità risulta molto evidente, sia come habitus, che come scultura generale. Alcune forme si presentano tanto particolari da poter indurre in errore facendole attribuire a Cabestana doliaria (Linné, 1767), specie West africana segnalata anche per le Isole Canarie, e che sembrerebbe essere presente anche in Mediterraneo nel Mare d’Alboran (Beu, 1985; Poppe & Goto, 1991), ma ufficialmente non confermata con sicurezza per questa area. C. doliaria si distingue facilmente da C. cutacea per le dimensioni nettamente inferiori, per la forma meno snella e più rigonfia, per la diversità di scultura con interspazi larghi e scultura spirale più tubercolata, e per il periostraco fibroso, più spesso e di colore marroncino scuro, mentre quello di C. cutanea è sericeo, semitrasparente e color giallo senape.
Tuttavia qualche esemplare di quest’ultima specie, a scultura più esaltata e di forma robusta, potrebbe essere confuso a prima vista con C. doliaria. Ma un’analisi complessiva delle caratteristiche morfologiche delle due specie possono farle separare agevolmente.
La morfologia di C. cutacea può variare tra due forme principali che rappresentano degli estremi: esemplari allungati, di forma elegante con scultura poco esaltata ed individui più corti, inflati con scultura più evidente è più robusta. Ma a conferma che in realtà la specie è da considerarsi unica sono le forme di passaggio intermedie, che consentono un continuum tra le due forme estreme.

Fig.1 - Cabestana cutacea (Linné, 1767). Forma elongata, mm 44 x 81. Tor Valdaliga, Civitavecchia, Lazio, 25m. Veduta boccale.

Fig.2 - C. cutacea (Linné, 1767). Esemplare fig. 1, veduta dorsale.

Fig.3 - C. cutacea (Linné, 1767). mm 42 x 65. Santa Marinella Porto, Lazio, ex reti. Veduta boccale.

Fig.4 - Cabestana cutacea (Linné, 1767). Esemplare fig. 3, veduta dorsale.

Fig.5 - C. cutacea (Linné, 1767). Forma curta, mm 43 x 55. Montalto di Castro, Lazio, 30 m. veduta boccale.

Fig.6 - C. cutacea (Linné, 1767). Esemplare fig. 5, veduta dorsale

Fig. 7 – C. cutacea (Linné, 1767). mm 47 x 68. Lazzaro (RC), Calabria, 25 m. veduta boccale.

Fig. 8 – C. cutacea (Linné, 1767). Esemplare fig. 7, veduta dorsale.

Fig. 9 – C. cutacea (Linné, 1767). mm 40 x 60. Lazzaro (RC), Calabria, 25 m. varietà albina, veduta boccale.

Fig. 10 – C. cutacea (Linné, 1767). Esemplare fig. 7, veduta dorsale.

Fig. 11 – C. cutacea (Linné, 1767). mm 40 x 53. Sorrento, Campania, spiaggiato. Esemplare sprovvisto di varice, veduta boccale.

Fig. 12 – C. cutacea (Linné, 1767). Esemplare fig. 11, veduta dorsale.

Fig. 13 – C. doliaria (Linné, 1767). mm 28 x 37. Cabo Negro, Marocco, spiaggiato, veduta boccale.

Fig. 14 – C. doliaria (Linné, 1767). Esemplare fig. 13, veduta dorsale.
Bibliografia
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Autore: Carlo Smriglio e Paolo Mariottini |
Il piano batiale del Mar Tirreno Centrale, coste laziali. Contributo 2.
17 Ott 2005 Scritto da Carlo Smriglio
Con questa nota si prosegue elencazione e la descrizione della fauna malacologia reperita sui fondali del piano batiale, situati al largo del Mar Tirreno Centrale, coste laziali.
Come anticipato nel precedente contributo, la ricerca su questa specifica area geografica è iniziata nel 1987 ed è tutt'ora in svolgimento. L'esame di moltissimi kg di sedimento sabbio fangoso o di porzioni di substrato duro, hanno conseguito il ritrovamento di numerose specie di molluschi, e di un numero elevato di esemplari, fra i quali alcuni viventi, per alcune di queste.
Si continua l'elenco delle specie fornendone i dati più interessanti.
Numerosi individui di Mathildidae Dall, 1889, sono stati separati da sedimenti a forte componente sabbiosa alla quale erano frammisti frammenti di madreporari e rocce; Mathilda cochlaeformis Brugnone,1873, che è risultata essere la specie più abbondante; Mathilda coronata Monterosato,1875 rarissima specie "monterosatiana"; Mathilda barbadensis Dall, 1889, che con la presente nota viene segnalata per la prima volta per le coste laziali, ed in senso generale, conferma la recente segnalazione della specie in Mar Mediterraneo (Rocchini, 2003).

Diverse specie appartenenti ad Architectonicidae Gray J.E., 1840, sono state reperite in sedimenti fortemente fangosi, Discotectonica discus (Philippi,1844) di grandi dimensioni, Pseudomalaxis zancleus zancleus (Philippi,1844) rara specie dalla conchiglia planospirale, Heliacus (Granoheliacus) alleryi (Seguenza G.,1876) reperito con numerosi individui di grande taglia. Numerose specie di bivalvi, sono state trovate nei campioni di sedimenti puramente fangosi, o contenenti una bassissima percentuale sabbiosa: Cyclopecten hoskynsi (Forbes,1844), rarissima specie di pettinide, molto difficile da reperire vivente in Mediterraneo, Delectopecten vitreus (Gmelin,1791) rinvenuta bissata esclusivamente a colonie di Isidella elongata (Esper, 1788), entozoo che forma una sorta di "praterie", caratterizzanti alcune aree dei fondali batiali; Propeamussium fenestratum (Forbes,1844), Palliolum incomparabile (Risso,1826), Pseudamussium (Pseudamussium) septemradiatum (Müller O.F.,1776), presente nei sedimenti solo con singole valve, sicuramente provenienti dalla tanatocenosi wurmiana associata alla stessa biocenosi. Abra (Syndosmya) longicallus (Scacchi,1834) relativamente abbondante, partecipe anche con individui di grande taglia; Idasola simpsoni (Marshall,1900), anch'essa presente con individui di buone dimensioni; Idasola ghisottii Warén & Carrozza,1990 reperita nei sedimenti con valve isolate, ma trovata vivente all'interno di cavità di legni sommersi dragati nella medesima area. Pholadomya loveni Jeffreys,1882, bella specie dai caratteristici sifoni allungati, sempre difficile da reperire vivente a causa della fragilità delle valve; Amygdalum politum (Verrill & Smith,1880) rara specie che si protegge e si ancora al fondo molle, costruendosi un nido "impastando" il sedimento con il proprio bisso. Xylophaga dorsalis (Turton,1819) appartenente ad un gruppo di molluschi bivalvi che perforano il legno penetrandone sempre più profondamente all'interno, con l'incremento della fase di sviluppo. Di questa specie sono stati trovati numerosissimi individui viventi all'interno di legni sommersi.

Cetoconcha neaeroides (Seguenza G.,1877) che si pensava estinta, e da pochi anni ripristinata all'attuale malacofauna mediterranea, si è reperita vivente con esemplari adulti e di taglia interessante. Verticordia granulata Sequenza G., 1960 ( sinonimo Haliris berenicensis (Sturany,1896) e Laevicordia gemma (Verrill,1880), due piccole specie di Verticordidae Stoliczka, 1871, anch'esse molto rare da trovare viventi, erano ben rappresentate nel sedimento esaminato. Spondylus (Corallospondylus) gussoni Costa O.G.,1829, ritrovato aderente su porzioni di substrato duro, costituito da rocce e frammenti e colonie di madreporari.
Un'insieme di associazioni notevolmente interessanti, con presenza di molte specie viventi, sempre difficilmente reperibili a causa dell'habitat profondo e della dispersione locale delle stesse, ha caratterizzato l'operazione di sorting del sedimento esaminato, producendo un buon numero di dati sempre poco disponibili, relativamente alle biocenosi a coralli bianchi del Mar Mediterraneo.
| Ringraziamenti Ringrazio il Signor Luca Egidi per il sempre tempestivo e cortese aiuto tecnico. BIBLIOGRAFIA Melone G. & Taviani M., 1985 - Revisione delle Architectonicidae del Mediterraneo. Lavori della Società Italiana di Malacologia, 21: 149-192. Peres J.M. e Picard J. 1964. Nouveau manuel de bionomie bentique de la Mer Mediterranee. Rec. Trav. Stn. Mar. d'Endoume, Bull., 31: 1-137. Rocchini R., 2003 - Prima segnalazione di Mathilda barbadensis Dall, 1889, in Mediterraneo (Heterostropha, Mathildidae). Bollettino Malacologico, Roma; 39 (5-8): 105-106. Smriglio C., Mariottini P., Gravina F., 1987 - Molluschi del Mar Tirreno Centrale: ritrovamento di Typhlomangelia nivalis (Loven, 1846). Contributo primo. Bollettino Malacologico, 1-4 (23):47-52. Smriglio C., Mariottini P., Gravina F., 1987 - Molluschi del Mar Tirreno Centrale: segnalazione di alcuni Turridi provenienti da una biocenosi a coralli bianchi. Contributo II. Bollettino Malacologico, 11-12 (23):381-390. Smriglio C., Mariottini P., Gravina F., 1988 - Molluschi del Mar Tirreno Centrale: ritrovamento di Adeuomphalus ammoniformis G. Seguenza, 1876, Fissurisepta granulosa Jeffreys, 1883 e Propilidium ancyloide (Forbes, 1840). Contributo III. Bollettino Malacologico 1-4 (24): 1-6. Smriglio C., Mariottini P., Gravina F., 1988 - Molluschi del Mar Tirreno Centrale: segnalazione di Amygdalum luteum (Jeffreys, 1880). Contributo IV. Bollettino Malacologico 5-8 (24): 145-147. Smriglio C., Mariottini P., Gravina F., 1988 - Molluschi del Mar Tirreno Centrale: segnalazione di Pleurotomella packardi Verrill, 1872. Contributo V. Bollettino Malacologico, 5-8 (24): 148-149. Smriglio C., Mariottini P., Gravina F., 1990 - New data on Spirolaxis clenchi Jaume & Borro, 1946, from the Mediterranean Sea (Gastropoda Prosobranchia: Architectonicidae). Basteria, Leiden, 54 (4-6): 211-216. Smriglio C. & Mariottini P., 1990 - Descrizione di una nuova specie di Pectinidae (Rafinesque, 1815) per il Mar Mediterraneo: Cyclopecten brundisiensis n. sp. e considerazioni su alcune specie appartenenti ai generi Cyclopecten (Verrill, 1897) e Propeamussium de Gregorio, 1884. Bollettino Malacologico, 26 (1-4): 1-18. Smriglio C., Mariottini P., 1996 - Descrizione di una nuova specie di Cystidae Stimpson, 1865 per il Mar Mediterraneo: Granulina gofasi n. sp. La Conchiglia, Roma, 28 (281): 54-56. Smriglio C., Mariottini P., 1996 - Central Tyrrhenian sea Mollusca: XI. Description of Callostracum tyrrhenicum sp. nov. (Gastropoda, Acteonidae) and remarks on the other Mediterranean species of the family Acteonidae d'Orbigny, 1835. Basteria, Leiden, 60 (4-6): 183. Smriglio C., Mariottini P., & Giusti F., 1996 - Prima segnalazione di Gregorioscala sarsi (Kobelt, 1903) per il Mar Mediterraneo e ritrovamento di Acirsa cfr. corsicana Nordsieck, 1974 per il Mar Tirreno Settentrionale. La Conchiglia, Roma, 28 (279): 47-49. Smriglio C., Mariottini P. & Calascibetta S., 1999 - Description of a new species of Conidae Fleming, 1822 from the Mediterranean Sea: Conopleura aliena n. sp. Bollettino Malacologico, 34(1-4): 27-32. Mariottini P., Smriglio C. & Oliverio M., 2000 - The Ringicula leptocheila complex, with the description of a new species (Opisthobranchia, Ringiculidae). Bollettino Malacologico, 36(5-8): 71-82. Smriglio C. & Mariottini P., 2000 - Onoba oliverioi n. sp. (Prosobranchia, Rissoidae), a new gastropod from the Mediterranean. Iberus, 18(1): 15-19. Smriglio C. & Mariottini P., 2002 - Lurifax vitreus Warèn & Bouchet, 2001 (Gastropoda, Orbitestellidae), first report from Mediterranean Sea. Bollettino Malacologico, 38: 45-47. |
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Autore: Carlo Smriglio |

Seguendo il modello proposto da Pérès & Picard (1964), la zonazione verticale biologica del Mar Mediterraneo prevede la suddivisione dei fondali in Piani, che sono convenzionalmente considerati come intervalli definiti di profondità. Il fattore principale che influenza maggiormente questa suddivisione è rappresentato dalla presenza o dalla mancanza della luce che consente di risuddividere ulteriormente l'ambiente bentonico in due principali sistemi: il Sistema Fitale (o litorale) composto dai piani Sopralitorale, Mesolitorale, Infralitorale e Circalitorale, e il Sistema Afitale (o profondo) suddiviso nei piani Batiale, Abissale e Adale. In questa nota ci interesseremo del piano batiale che costituisce circa il 90 % dei fondali marini e che arriva fino ad una profondità massima di 3.000 m.
Costituito in prevalenza da fondali fangosi e fango sabbiosi il piano batiale si presenta con una minima parte di consistenza rocciosa; le sue biocenosi sono poco conosciute e relativamente studiate, a causa della difficoltà di raggiungimento delle elevate profondità.
Nel corso di una ricerca iniziata nel 1987 e tutt'ora in corso al largo del Mar Tirreno Centrale, sono stati dragati in varie riprese, oltre 1500 kg di sedimento; tali prelievi sono stati effettuati su dei fondali adiacenti delle biocenosi a coralli bianchi presenti nel batiale, al largo della costa laziale. Infatti su questi fondali, ad una profondità compresa fra 450 e 650 m, prosperano ancora scogliere a Madrepora oculata e, dai frammenti campionati, si presume siano presenti anche piccole colonie di Lophelia prolifera; ma si tratterebbe di episodi isolati, in quanto insediamenti residui di una fauna rigogliosa presente in Mediterraneo durante le epoche glaciali.

Nei sedimenti campionati sono state rinvenute numerose e interessanti specie di molluschi, fra le quali alcune nuove, in seguito descritte alla scienza.
I numerosi campionamenti effettuati hanno scaturito moltissimo materiale che ha fornito una notevole quantità di specie con un'alta percentuale di esemplari per alcune di queste; ed inoltre ha consentito di individuare un legame, probabilmente trofico, fra le specie reperite e la tipologia di fondale; infatti molte di queste hanno potuto essere collegate al tipo di substrato, molle o duro, in funzione della percentuale di reperimento di individui viventi.
Solo fra i numerosi rami e frammenti di madrepora, si sono potute reperire valve di Acesta excavata (Fabricius J.C.,1779) bellissimo grande Limidae Rafinesque, 1815 di profondità, molto raro in Mediterraneo, a causa della forte regressione del tipo di habitat in cui svolge il proprio ciclo vitale. Alcune Rissoidae Gray, 1847, quali Alvania cimicoides (Forbes,1844), Alvania elegantissima (Monterosato,1875), Alvania subsoluta (Aradas,1847), sono state reperite in gran numero di esemplari privi di parti molli; gli individui viventi sono stati separati esclusivamente da sedimento fangoso frammisto ad una alta componente sabbiosa, per cui sembra logico dedurre che questo tipo di sedimento ne rappresenti l'habitat preferenziale. Lo stesso tipo di sedimento ospitava molte specie di Turridae Swainson, 1840, alcune delle quali complete di parti molli, quali: Microdrillia loprestiana (Calcara,1841) dal caratteristico apice rossiccio, Mangelia serga (Dall,1881), Gymnobela abyssorum (Locard,1897) rappresentata da esemplari di grande taglia per questa specie, Pleurotomella eurybrocha (Dautzenberg & Fischer H.,1896), Pleurotomella gibbera Bouchet & Warén,1980 ex Jeffreys ms., Pleurotomella packardi Verrill,1872, il cui ritrovamento ha rappresentato la prima segnalazione per il Mar Mediterraneo, Conopleura aliena Smriglio, Mariottini, Calascibetta, 1999, un nuovo Turridae dall'insolita morfologia conchigliare, Raphitoma pseudohystrix Sykes,1906, Teretia teres (Reeve,1844), Taranis laevisculpta Monterosato,1880, Taranis moerchi (Malm,1863). Ancora un Rissoidae, Onoba oliverioi Smriglio & Mariottini, 2000, descritto come nuova specie, ha un habitat specifico, riferito ad un sedimento composto da una alta percentuale sabbiosa; infatti questo tipo di sedimento è stato dragato solo una volta, insieme agli esemplari della stessa specie, che non si è potuta ritrovare negli altri prelievi campionati.

Fra i Cystiscidae Stimpson, 1865, i numerosi individui di Granulina Jousseaume, 1888 ritrovati hanno consentito di descrivere una nuova specie, Granulina gofasi Smriglio & Mariottini,1996, dedicata al Dr. Serge Gofas, competente malacologo dell'Università spagnola di Malaga.
Ringicula ciommeii Mariottini, Smriglio & Oliverio, 2000, una nuova singolare specie legata ai fondi molli dell'area in esame, è stata trovata in gran numero di esemplari, di cui alcuni viventi, consentendo una buona caratterizzazione della morfologia conchigliare.
Callostracon tyrrhenicum Smriglio & Mariottini,1996, identificato erroneamente dagli studiosi con un'altra specie extramediterranea, ma invece nuova per la malacofauna mediterranea, ha incrementato il numero delle specie conosciute di Acteonidae, tutte rare e legate esclusivamente ad habitat profondi, tranne una, Acteon tornatilis Linneo, 1758, appunto la più reperibile in acque più superficiali.
Spirolaxis clenchi Jaume & Borro,1946 rarissimo Architectonicidae Gray J.E., 1840, originariamente descritto per le acque di Cuba, dalla caratteristica conchiglia planospirale a giri disgiunti, trovata vivente per la prima volta in assoluto, consentendo così la descrizione dell'opercolo, mai osservato in precedenza. Emarginula bonfittoi Smriglio & Mariottini, 2001, tipica di substrati duri, è stata reperita in un considerevole quantitativo di individui, ed è andata ad accrescere le specie mediterranee attribuite al genere. In chiusura, il ritrovamento di un esemplare freschissimo di Lurifax vitreus Warèn & Bouchet, 2001, legato alle hydrothermal vents e seeps oceaniche, potrebbe suscitare ripensamenti fra gli studiosi e i geologi della morfologia dei fondali mediterranei.
In conclusione, l'elevato numero di specie rare o nuove per la scienza provenienti dallo studio dei fondali profondi del Mar Tirreno Centrale ha permesso di accrescere le conoscenze del piano Batiale, ed in senso generale, del Mar Mediterraneo, ma ulteriori studi saranno attuati per incrementarne una maggiore comprensione.
| Ringraziamenti Ringrazio calorosamente il Signor Luca Egidi per il sempre cortese aiuto tecnico. BIBLIOGRAFIA Jaume, M. L. & Borro P., 1946 - Novedades en Moluscos marinos Cubanos. Revista de la Sociedad Malacológica "Carlos de la Torre" 4 13-22, pl. 2. Peres J.M. e Picard J. 1964. Nouveau manuel de bionomie bentique de la Mer Mediterranee. Rec. Trav. Stn. Mar. d'Endoume, Bull., 31: 1-137. Smriglio C., Mariottini P., Gravina F., 1987 - Molluschi del Mar Tirreno Centrale: ritrovamento di Typhlomangelia nivalis (Loven, 1846). Contributo primo. Bollettino Malacologico, 1-4 (23):47-52. Smriglio C., Mariottini P., Gravina F., 1987 - Molluschi del Mar Tirreno Centrale: segnalazione di alcuni Turridi provenienti da una biocenosi a coralli bianchi. Contributo II. Bollettino Malacologico, 11-12 (23):381-390. Smriglio C., Mariottini P., Gravina F., 1988 - Molluschi del Mar Tirreno Centrale: ritrovamento di Adeuomphalus ammoniformis G. Seguenza, 1876, Fissurisepta granulosa Jeffreys, 1883 e Propilidium ancyloide (Forbes, 1840). Contributo III. Bollettino Malacologico 1-4 (24): 1-6. Smriglio C., Mariottini P., Gravina F., 1988 - Molluschi del Mar Tirreno Centrale: segnalazione di Amygdalum luteum (Jeffreys, 1880). Contributo IV. Bollettino Malacologico 5-8 (24): 145-147. Smriglio C., Mariottini P., Gravina F., 1988 - Molluschi del Mar Tirreno Centrale: segnalazione di Pleurotomella packardi Verrill, 1872. Contributo V. Bollettino Malacologico, 5-8 (24): 148-149. Smriglio C., Mariottini P., Gravina F., 1990 - New data on Spirolaxis clenchi Jaume & Borro, 1946, from the Mediterranean Sea (Gastropoda Prosobranchia: Architectonicidae). Basteria, Leiden, 54 (4-6): 211-216. Smriglio C., Mariottini P., 1996 - Descrizione di una nuova specie di Cystidae Stimpson, 1865 per il Mar Mediterraneo: Granulina gofasi n. sp. La Conchiglia, Roma, 28 (281): 54-56. Smriglio C., Mariottini P., 1996 - Central Tyrrhenian sea Mollusca: XI. Description of Callostracum tyrrhenicum sp. nov. (Gastropoda, Acteonidae) and remarks on the other Mediterranean species of the family Acteonidae d'Orbigny, 1835. Basteria, Leiden, 60 (4-6): 183. Smriglio C., Mariottini P., & Giusti F., 1996 - Prima segnalazione di Gregorioscala sarsi (Kobelt, 1903) per il Mar Mediterraneo e ritrovamento di Acirsa cfr. corsicana Nordsieck, 1974 per il Mar Tirreno Settentrionale. La Conchiglia, Roma, 28 (279): 47-49. Smriglio C., Mariottini P. & Calascibetta S., 1999 - Description of a new species of Conidae Fleming, 1822 from the Mediterranean Sea: Conopleura aliena n. sp. Bollettino Malacologico, 34(1-4): 27-32. Mariottini P., Smriglio C. & Oliverio M., 2000 - The Ringicula leptocheila complex, with the description of a new species (Opisthobranchia, Ringiculidae). Bollettino Malacologico, 36(5-8): 71-82. Smriglio C. & Mariottini P., 2000 - Onoba oliverioi n. sp. (Prosobranchia, Rissoidae), a new gastropod from the Mediterranean. Iberus, 18(1): 15-19. Smriglio C. & Mariottini P., 2002 - Lurifax vitreus Warèn & Bouchet, 2001 (Gastropoda, Orbitestellidae), first report from Mediterranean Sea. Bollettino Malacologico, 38: 45-47. |
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Autore: Carlo Smriglio |


