Un abete a 2520 metri. I Grigioni ricontano la loro flora dopo novant’anni

Guido Donati * 26 Set 2026
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Fra il 1932 e il 1935 Josias Braun-Blanquet ed Eduard Rübel pubblicarono la prima flora completa del Canton Grigioni. Il progetto Flora Raetica, guidato dall’istituto svizzero SLF di Davos e dal WSL con l’aiuto di volontari, rifà quel censimento pianta per pianta. Le piante salgono di quota con il caldo.

 

Christian Rixen (a destra), co-direttore di Flora Raetica, e Ingrid Jansen (a sinistra), coordinatrice del progetto, identificano le specie vegetali su un pendio ai piedi dello Jatzhorn, vicino a Davos. Fotografia dal comunicato dello SLF del 24 settembre 2026, messa a disposizione gratuitamente per l’uso in relazione al comunicato. (Foto: Jochen Bettzieche / SLF)
File: IMG_3374 — https://www.slf.ch/fileadmin/user_upload/News/2026/09_FloraRaetica/IMG_3374.JPG

Ma i primi dati parlano anche di campi abbandonati, prati concimati, strade e boschi che avanzano.

A 2520 metri, sotto lo Jatzhorn vicino a Davos, cresce un abete rosso alto una spanna. Dieci, venti centimetri. Christian Rixen, botanico dell’Istituto per lo studio della neve e delle valanghe SLF, si ferma a guardarlo. Poco più in basso, a 2450 metri, tre larici lo avevano già sorpreso. Per un abete rosso, oltre i 2500 metri si è già in alta quota.

È un mercoledì mattina di agosto. Rixen e Ingrid Jansen, coordinatrice del progetto, percorrono uno dei 1104 «quadrati lampo» di Flora Raetica. Ognuno misura cento metri per cento, un ettaro, e viene visitato da una a tre volte per annotare ogni specie che vi cresce. Qui, fra 2400 e 2500 metri, fra erba e massi, le specie sono almeno 85. Il taccuino è uno smartphone: le osservazioni entrano in FlorApp, l’applicazione di InfoFlora, il centro nazionale svizzero dei dati sulla flora, con la posizione GPS e la traccia del percorso. L’ultima pianta registrata quel giorno, alle 14.42, è Soldanella pusilla, una piccola soldanella dei suoli silicei.


Il termine di paragone è un libro, la Flora von Graubünden, con tutte le piante del cantone e le località dei ritrovamenti. Braun-Blanquet è il botanico che fondò la fitosociologia, lo studio delle piante come comunità. Flora Raetica è nata nel 2022 da un gruppo di lavoro di dodici persone, con Rixen per lo SLF e Thomas Wohlgemuth per l’Istituto federale di ricerca WSL alla guida. Il gruppo ha digitalizzato e georeferenziato le vecchie segnalazioni, cioè ha dato a ognuna le coordinate su una carta, e ora le confronta con il presente. La mappatura sul campo continua fino al 2028. Il progetto si chiude nel 2032, un secolo dopo il primo volume, con un libro illustrato e un sito.
Per Rixen il motore è il clima. Spiega che le estati più calde degli ultimi cinquant’anni hanno alzato il limite del bosco di circa 400 metri, e che gli alberi restano indietro. La frase si capisce solo se si separano due cose. I 400 metri indicano fin dove la temperatura permetterebbe oggi agli alberi di crescere. Non dicono dove il bosco è arrivato. Il bosco reale impiega decenni a occupare terreno aperto. Sulle Alpi, inoltre, secoli di pascolo e di taglio lo hanno tenuto molto sotto il suo limite naturale, e dove gli alpeggi vengono abbandonati gli alberi risalgono anche senza alcun aiuto del clima. È una distinzione che lo stesso WSL mette per iscritto da vent’anni. L’abete dello Jatzhorn è un indizio. Da solo non misura lo spostamento del bosco.
Il caldo, poi, non premia tutte le specie. Molte piante alpine hanno bisogno di una certa somma di calore nell’arco dell’anno. Un’estate torrida non si traduce per loro in più crescita: chiudono prima la stagione. Sul pendio, in agosto, Rixen sentiva già l’odore di valeriana delle foglie che si decompongono.


I primi risultati del progetto raccontano una storia più larga. Il 16 settembre, al Museo della natura dei Grigioni, Wohlgemuth ha mostrato a una sessantina di persone quanto è cambiato il paesaggio dal 1900. Sono spariti quasi tutti i campi coltivati intorno ai villaggi, e con loro il lino, la canapa e la segale. Nei fondovalle si sono persi molti prati umidi e molti tratti di fiume naturale. I prati magri vengono concimati fino in quota. Sono cresciuti gli abitati, le strade e anche il bosco. Le piante hanno seguito il paesaggio. Nei boschi crescono oggi più di cinquanta specie nuove, fra cui alberi piantati di proposito come la douglasia e la quercia rossa americana, e specie esotiche che sopportano l’ombra come il ciliegio tardivo, Prunus serotina. Lungo strade e fiumi si allargano le neofite, le piante arrivate da altri continenti dopo la scoperta dell’America; due di queste, la balsamina ghiandolosa e il poligono del Giappone, vengono combattute. Sono spariti o diventati rari gli ospiti dei campi, come il gittaione, Agrostemma githago, e le specie che vivevano solo nei campi di lino, fra cui la cuscuta del lino. Di diverse decine di specie esotiche già note intorno al 1900 non resta traccia. Non si sono mai stabilite.
La mappatura misura anche la rarità. Delle circa 3000 specie della flora grigionese, circa 400 sono state trovate finora in un solo quadrato di cinque chilometri per cinque. All’altro capo stanno il mirtillo nero e una graminacea del genere Koeleria, presenti nell’84 per cento delle superfici esaminate. Rixen, sul campo, parla invece di 2500 specie di cui si conosce la posizione di ieri e quella di oggi. Forse sono quelle con dati storici confrontabili, ma nessuno dei due lo ha spiegato.
Il lavoro si regge sui volontari. Conoscere tutte le piante non è richiesto: l’applicazione aiuta a identificarle, e chi vuole può fare un primo giro accanto ai ricercatori. Oltre ai quadrati lampo esistono missioni più piccole, come cercare una fragola rara sulla Hohe Promenade di Davos o ricontrollare le stazioni delle specie in lista rossa. A fine agosto un fine settimana di mappatura a Tschamut, nell’alta Surselva, ha prodotto in tre giorni più di 4800 segnalazioni di 680 specie.


Rixen conosce bene questo tipo di confronto. Nel 2018 firmò, con altri 52 ricercatori, uno studio su Nature che metteva in fila i rilievi ripetuti di 302 vette europee lungo 145 anni. Il numero di specie sulle cime cresceva, e cresceva sempre più in fretta: fra il 2007 e il 2016 l’arricchimento era cinque volte quello del decennio 1957-1966, in parallelo con l’accelerazione del riscaldamento e senza legami con gli altri fattori di cambiamento globale esaminati dagli autori. Fra i dati c’erano anche vette delle Alpi occidentali italiane, con rilievi dell’Università di Torino e dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Valle d’Aosta. Più specie in vetta non è una buona notizia in sé. Sullo Jatzhorn Rixen pone la domanda che conta: se le specie che salgono dal basso finiranno per scacciare quelle che c’erano.


Flora Raetica non ha ancora pubblicato una sintesi con numeri, intervalli e metodi. Lo spostamento delle specie verso l’alto resta la domanda del progetto, non un risultato già misurato. Nel 2028, a mappatura chiusa, i dati diranno quanto di quel movimento spetta al clima e quanto al modo in cui l’uomo ha cambiato valli e alpeggi. Per ora, sotto lo Jatzhorn, c’è un abete di venti centimetri.



Bibliografia
Bettzieche Jochen, «Sulle tracce delle piante migratorie», SLF News, WSL-Institut für Schnee- und Lawinenforschung SLF, 24 settembre 2026 (comunicato; originale tedesco «Auf den Spuren der wandernden Pflanzen»). https://www.slf.ch/it/news/sulle-tracce-delle-piante-migratorie/
WSL-Institut für Schnee- und Lawinenforschung SLF, «Flora Raetica: Die Flora von Graubünden 1932 bis 2032», pagina di progetto, consultata il 28 settembre 2026. https://www.slf.ch/de/projekte/flora-raetica-die-flora-von-graubuenden-1932-bis-2032/
Flora Raetica, «Seit 1900: Neue Arten, verschwundene Lebensräume», florae.ch, 24 settembre 2026. https://florae.ch/seit-1900-neue-arten-verschwundene-lebensraeume/
Flora Raetica, «Das dritte Kartierwochenende der Saison ist Geschichte: Tschamut», florae.ch, 27 agosto 2026 (dati dal sommario in home page). https://florae.ch/
Braun-Blanquet Josias, Rübel Eduard, «Flora von Graubünden», Veröffentlichungen des Geobotanischen Institutes Rübel in Zürich, 1932–1935 (citata secondo le pagine del progetto; non consultata).
Steinbauer Manuel J., Grytnes John-Arvid, Jurasinski Gerald, Kulonen Aino, Lenoir Jonathan, Pauli Harald, Rixen Christian et al. (53 autori; autori di riferimento Steinbauer Manuel J. e Wipf Sonja), «Accelerated increase in plant species richness on mountain summits is linked to warming», Nature, 556, 7700, 231–234, pubblicato online il 4 aprile 2018. doi: 10.1038/s41586-018-0005-6
Hagedorn Frank, Rigling Andreas, Bebi Peter, «Die Waldgrenze. Wo Bäume nicht mehr wachsen können», Die Alpen, 9/2006, 52–55; versione online su waldwissen.net, 10 novembre 2006.


*Board Member, SRSN (Roman Society of Natural Science)
Past Editor-in-Chief Italian Journal of Dermosurgery

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