Mari italiani sempre più caldi: le ondate di calore scendono fino a 40 metri e minacciano i fondali

Il riscaldamento globale continua a sferzare i mari della penisola. Con il 2026 che ha già stabilito il record storico per le temperature degli oceani su scala planetaria, i nuovi dati pubblicati da Greenpeace Italia nell'ambito del sesto rapporto “Mare Caldo” evidenziano un quadro preoccupante: il calore eccessivo non si ferma alla superficie, ma penetra fino a 40 metri di profondità nei mari italiani, innescando processi di sbiancamento e necrosi su coralli e gorgonie e favorendo la diffusione di specie aliene.
L'indagine ha analizzato i parametri rilevati nel 2025 all'interno di 14 stazioni di monitoraggio situate lungo le coste italiane, 13 delle quali all'interno di Aree Marine Protette (AMP). Lo studio è stato condotto con strumenti subacquei e rilievi periodici, in collaborazione con il DISTAV dell’Università di Genova, l’OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale) e il Dipartimento di Scienze Biomolecolari dell’Università di Urbino.

