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Un papiro bruciato in laboratorio per leggere quelli di Ercolano

Emma Bariosco 02 Ott 2026


Un gruppo fra Berkeley, il NIST statunitense e due istituti britannici ha carbonizzato un rotolo di papiro moderno scritto con inchiostro al piombo, e lo ha letto ai raggi X senza aprirlo. È una prova su un modello, non su un papiro antico.

 

Quantità di piombo nell’inchiostro, in microgrammi per centimetro quadrato. In arancio il piombo misurato nelle lettere di due frammenti antichi di Ercolano da uno studio precedente citato dagli autori (84 ± 5 e 16 ± 5). In blu le prove sul papiro modello carbonizzato, con la tomografia a raggi X (righe visibili da 200 a 25, invisibili senza piombo) e con la fluorescenza portatile sui campioni di prova (segnale da 200 a 20, assente nel controllo). Elaborazione di Scienzaonline su dati di Seiler D. et al., PLOS One 2026, doi 10.1371/journal.pone.0353485 (articolo in pubblico dominio, CC0). Grafico originale della redazione.


Una canna da scrittura intinta nell’inchiostro nero traccia righe su un foglio di papiro egiziano. Nell’inchiostro è sciolto del nitrato di piombo, un sale che si scioglie in acqua. Il foglio viene arrotolato e chiuso in un contenitore d’acciaio. Il contenitore entra in un forno ad alta temperatura, con poco o niente ossigeno. Ne esce un cilindro nero di 4 centimetri di diametro e 11 di lunghezza. Ogni tentativo di srotolarlo lo manda in pezzi.
È un papiro di Ercolano costruito in laboratorio. Lo hanno fatto Douglas Seiler, affiliato all’Università della California a Berkeley, e cinque colleghi di Berkeley, del National Institute of Standards and Technology statunitense, dello University College London e del Rutherford Appleton Laboratory inglese. Il lavoro è uscito su PLOS One il 16 settembre 2026, in pubblico dominio. ScienceDaily ha ripreso il comunicato dell’università il 26 settembre.


I papiri veri sono stati trovati nel 1752 nella Villa dei Papiri, a Ercolano. L’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo li ha carbonizzati a temperature stimate fra 400 e 900 gradi. È l’unica biblioteca intatta dell’antichità classica nota, e quasi tutti i rotoli sono alla Biblioteca Nazionale di Napoli. Gran parte dei testi è filosofia epicurea, molti di Filodemo di Gadara. Centinaia di rotoli sono ancora chiusi, e i primi tentativi di aprirli a mano ne hanno distrutti molti.
I rotoli chiusi si studiano con la tomografia a raggi X, la tecnica della TAC. Le scansioni migliori si fanno al sincrotrone, un acceleratore che produce fasci di raggi X molto intensi. Il Vesuvius Challenge, una gara internazionale guidata da Brent Seales e Seth Parker, analizza quelle immagini con l’intelligenza artificiale e ha già letto porzioni di testo. Il problema è il contrasto. L’inchiostro antico è a base di carbonio, e il papiro bruciato è carbonio anch’esso. I due materiali assorbono i raggi X quasi allo stesso modo, e le lettere si confondono con il fondo.


Il piombo è un elemento pesante e ferma i raggi X molto più del carbonio. Uno studio precedente, citato dal paper, ha trovato piombo nelle lettere di due frammenti di Ercolano con la fluorescenza a raggi X. Il metodo colpisce il campione e misura la radiazione che ogni elemento riemette con un’energia sua. Nei due frammenti il piombo era di 84 e di 16 microgrammi per centimetro quadrato, con un margine di 5. Da dove venga non è ancora chiaro. Gli autori indicano un componente dell’inchiostro o un additivo usato per farlo asciugare.
Il gruppo ha preparato per primi dei frammenti di prova. Su un pezzo di papiro le prime due righe sono scritte senza piombo. Le due seguenti hanno 200 microgrammi di piombo per centimetro quadrato, le altre via via meno, fino a 25. Dopo la cottura il frammento passa ai raggi X. Le due righe senza piombo spariscono. Le altre si vedono tutte, anche quella con meno piombo.


Poi il rotolo intero. Il sistema di tomografia del NIST è un apparecchio da laboratorio, non un sincrotrone. Ha scattato 1001 immagini su un giro completo, 5 secondi ciascuna, con il tubo a 30 kilovolt. Un programma scritto apposta segue la spirale lungo curve disegnate sulle immagini e distende il rotolo sullo schermo. Nel dettaglio ingrandito, senza ritocchi, si leggono tre parole inglesi, «the children of», i figli di.
La seconda parte della prova riguarda la scelta dei rotoli. Un apparecchio portatile a fluorescenza, di quelli tarati per cercare il piombo nelle vernici, è stato tenuto quasi a contatto con il rotolo carbonizzato e ha trovato piombo in più punti. Sui campioni di prova un altro apparecchio portatile ha dato un segnale fino a 20 microgrammi. Sul campione senza piombo il segnale mancava.


Da qui la proposta degli autori. Passare i rotoli della biblioteca con un apparecchio portatile, sul posto, e mandare al sincrotrone per primi quelli con piombo nelle lettere. E usare rotoli costruiti apposta, con un testo noto prima della cottura, per allenare i programmi di lettura senza rischiare i papiri veri. Sui papiri di Ercolano il metodo non è ancora stato provato.
Alcuni limiti li scrivono gli autori, altri si leggono nei numeri. Il rotolo modello è largo 4 centimetri, uno vero una decina, e srotolato arriva spesso a 10 metri. La prova ai raggi X è scesa fino a 25 microgrammi di piombo, più dei 16 del frammento antico più povero. La temperatura del forno non compare nel testo. Gli autori chiedono un modo più rapido, o automatico, per passare i rotoli con l’apparecchio portatile. Il lavoro si è appoggiato a strumenti e personale del NIST e gli autori non dichiarano conflitti di interesse. Il paper non contiene una dichiarazione sull’uso dell’intelligenza artificiale.


Il comunicato aggiunge particolari che il paper non riporta. Parla di studenti delle superiori che hanno scritto righe di Guerre stellari e della Bibbia, di un programma nato per le batterie al litio, di un piombo che assorbe fino a 25 volte i raggi X del papiro bruciato. Nel testo del paper queste tre cose non compaiono.
Il rotolo di Berkeley ha restituito tre parole. Quanti rotoli di Napoli abbiano piombo nell’inchiostro non si sa ancora.


Bibliografia
Seiler D., LaManna J.M., McOsker M., Kreimer D., Daugherty M.C., Dopke J., «A model carbonized papyrus scroll opens a novel path to identifying readable scrolls of the Herculaneum Library», PLOS One, 21, 9, e0353485, 16 settembre 2026, accesso aperto con dedica di pubblico dominio CC0. doi: 10.1371/journal.pone.0353485
Dati dello studio, archivio del National Institute of Standards and Technology. doi: 10.18434/mds2-4227
University of California, Berkeley, comunicato stampa di Robert Sanders del 16 settembre 2026, «To Read 2,000-Year-Old Burned Scrolls, Scientists Burn Their Own», ripreso da ScienceDaily il 26 settembre 2026 con il titolo «Scientists Burned Their Own Scrolls to Unlock a 2,000-Year-Old Mystery».



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