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La stella che sfiora il buco nero, e che potrebbe dirci se gira
01 Set 2026 Scritto da Guido Donati*
Immagini ottenute con il Very Large Telescope dell'ESO che mostrano la stella S301 mentre percorre la propria orbita attorno a Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Crediti: ESO/GRAVITY collaboration. Licenza Creative Commons Attribution 4.0.
S301 passa a dodici unità astronomiche da Sagittarius A* e viaggia a 25.000 chilometri al secondo. Nessuna stella nota arriva così vicino. Per questo può misurare qualcosa che nessuno ha mai misurato.
Al centro della Via Lattea c’è un buco nero di 4,3 milioni di masse solari. Si chiama Sagittarius A*. Attorno gli girano decine di stelle, catalogate una a una da trent’anni.
Ora ce n’è una nuova, e batte tutti i record. Si chiama S301. Compie un giro in 8,7 anni, il periodo più breve mai osservato. Al momento di massimo avvicinamento passa a 1,78 miliardi di chilometri dal buco nero: dodici volte la distanza Terra-Sole, poco più di quella che separa il Sole da Saturno. E in quel punto corre a circa 25.000 chilometri al secondo, oltre l’8 per cento della velocità della luce. Il lavoro è della collaborazione GRAVITY+ ed è uscito su Nature il 19 agosto.
È partito Roman, il telescopio che guarda cento volte più largo di Hubble
31 Ago 2026 Scritto da Guido Donati*
Il razzo Falcon Heavy di SpaceX con a bordo il telescopio spaziale Nancy Grace Roman transita davanti al Sole durante il lancio dal Launch Complex 39A del Kennedy Space Center, in Florida, domenica 30 agosto 2026. Crediti: NASA/John Kraus.
Lanciato il 30 agosto da Cape Canaveral, il Nancy Grace Roman Space Telescope ha lo stesso specchio di Hubble ma un campo di vista enormemente più ampio. Ora affronta tre mesi di viaggio verso il punto lagrangiano L2, con le prime immagini attese non prima dell’inizio del 2027.
Il Nancy Grace Roman Space Telescope è decollato domenica 30 agosto alle 7:26 del mattino ora della Florida, le 13:26 in Italia, dal complesso di lancio 39A del Kennedy Space Center. A portarlo su è stato un Falcon Heavy di SpaceX.
I primi dati telemetrici sono arrivati al Goddard Space Flight Center sette minuti dopo il decollo. A trentuno minuti l’osservatorio si è separato dal secondo stadio e ha cominciato a volare da solo. Poi ha aperto i pannelli solari, che gli fanno anche da schermo termico. Circa settanta minuti dopo il lancio la gestione delle comunicazioni è passata al Deep Space Network, la rete di antenne per lo spazio profondo: prima la stazione di Canberra, poi quella di Madrid, infine Goldstone in California.
Scoperto il "primo respiro" caldo dei giganti del cosmo: lo studio guidato da INAF e Università di Milano-Bicocca
27 Lug 2026 Scritto da Emma Bariosco
I grandi ammassi di galassie dell'Universo a noi vicino sono immersi in imponenti e dense "atmosfere" di gas caldissimo a decine di milioni di gradi, note come mezzo intra-ammasso (intracluster medium o ICM). Al contrario, fino ad oggi, quando i telescopi osservavano l'Universo più profondo e antico, riuscivano a rilevare quasi esclusivamente la presenza di gas freddo.
Un nuovo studio pubblicato su Astronomy & Astrophysics ha ora individuato per la prima volta il momento esatto in cui questa gigantesca atmosfera calda comincia a formarsi nell'Universo primordiale.
Quando un buco nero "spegne" le stelle della galassia vicina: la scoperta targata Milano-Bicocca e NASA
22 Lug 2026 Scritto da Francesco Defler
Un team internazionale guidato dal gruppo di ricerca Cosmic Web dell’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con la NASA, ha individuato un fenomeno cosmico insolito nell'universo primordiale. Sfruttando le osservazioni dell'Osservatorio a raggi X Chandra, gli astronomi hanno scoperto come il getto di particelle emesso dal buco nero di una galassia stia disturbando la nube di gas che circonda una galassia adiacente, rallentando drasticamente la nascita di nuove stelle al suo interno.
Il "cuoco cosmico" e la "Red Potato"
Per descrivere la dinamica della scoperta, gli scienziati hanno attinto a una bizzarra metafora culinaria: il buco nero starebbe agitando la "pentola" di gas in cui si trova immersa la galassia vicina, ribattezzata per l'occasione "Red Potato" (ufficialmente MQN01 J004131.9-493704). Il soprannome è stato scelto dai ricercatori per via della sua forma e del suo colore distintivo nelle immagini catturate dal telescopio spaziale James Webb.
Destinazione Giove: a Roma nasce lo SWIM Lab per scovare oceani extraterrestri
30 Dic 2025 Scritto da Francesco Defler
Inaugurato presso l'Università Roma Tre un centro di eccellenza mondiale: studierà i ghiacci delle lune gioviane per supportare le missioni JUICE ed Europa Clipper.
Il 17 dicembre 2025 segna una data storica per la ricerca spaziale italiana. Presso il Dipartimento di Matematica e Fisica dell’Università degli Studi Roma Tre, è stato ufficialmente aperto lo SWIM Lab. Si tratta di un laboratorio all'avanguardia, unico nel suo genere, nato per rispondere a una delle domande più affascinanti della scienza moderna: c'è acqua liquida (e quindi vita) sui satelliti di Giove?
Polvere di stelle e origini della vita: una scoperta riscrive il viaggio degli atomi nel cosmo
28 Dic 2025 Scritto da Emanuela Corsi
Un nuovo studio sulla gigante rossa R Doradus rivela che la luce stellare, da sola, non basta a diffondere i "mattoni della vita" nello spazio.
Per decenni abbiamo creduto di sapere come gli elementi essenziali per la vita — come carbonio, ossigeno e azoto — venissero trasportati dalle stelle verso il resto della galassia. Ma una nuova ricerca condotta dalla Chalmers University of Technology (Svezia) ha appena messo in discussione questa certezza, aprendo un affascinante mistero cosmico.
La vecchia teoria: una "spinta" di luce
Fino ad oggi, gli astronomi ipotizzavano che il vento stellare prodotto dalle giganti rosse (stelle antiche e fredde, simili a quello che diventerà il nostro Sole tra miliardi di anni) fosse alimentato dalla pressione della luce. In sintesi: la radiazione della stella avrebbe dovuto colpire i granelli di polvere appena formati, spingendoli verso l'esterno come una vela solare e trascinando con sé i gas necessari a formare nuovi pianeti e, potenzialmente, la vita.
Il lato oscuro della coltivazione spaziale: quando il cibo diventa una minaccia silenziosa
16 Ott 2025 Scritto da Guido Donati*
Il sogno di colonizzare nello spazio o su altri pianeti si scontra con una delle sfide fondamentali: garantire la sopravvivenza umana. Le missioni spaziali a lungo termine, che si tratti di creare una base sulla Luna o del viaggio verso Marte, dipendono intrinsecamente dalla capacità di produrre cibo in loco. Tuttavia, uno studio rivoluzionario di Majid Mokhtari e collaboratori, pubblicato il 4 agosto 2025, getta una luce inquietante su questo aspetto. L'articolo, intitolato "Space-driven ROS in cells: a hidden danger to astronaut health and food safety", rivela che la coltivazione di piante in ambienti spaziali, sebbene apparentemente determini un passo avanti, potrebbe celare un rischio imprevisto e pericoloso: l'eccessiva produzione di Specie Reattive dell'Ossigeno (Reactive Oxygen Species - ROS).

Era il 4 ottobre 1957. A Baikonur, Kazakistan, il mondo attendeva con il fiato sospeso. Alle 22:28 ora di Mosca, un rombo assordante squarciò il silenzio della steppa. Il razzo R-7 Semërka si staccò dalla rampa, portando con sé un carico rivoluzionario: una piccola sfera di alluminio di appena 83,6 chilogrammi e 58 centimetri di diametro. Il suo nome era Sputnik 1.
Quel piccolo satellite artificiale, il primo mai lanciato dall'umanità, aveva un obiettivo semplice ma profondo: inviare un segnale radio. Due antenne lunghe e sottili spuntavano dalla sua superficie, pronte a diffondere il famoso "beep-beep-beep" che, per 22 giorni, avrebbe affascinato e spaventato il pianeta.
Un Nuovo Modello Per Comprendere Le Origini Dell'Universo
29 Lug 2025 Scritto da Cs Università di Padova
Superare il paradigma teorico inflazionario che è troppo “addomesticabile”: pubblicato su «Physical Review Research Letters» il lavoro del team internazionale di ricerca di cui fa parte l'Università di Padova.
Un team di scienziati, tra cui Daniele Bertacca e Sabino Matarrese del Dipartimento di Fisica e Astronomia G. Galilei dell’Università di Padova, in collaborazione con i colleghi Raúl Jiménez dell’Università di Barcellona e Angelo Ricciardone dell’Università di Pisa, ha pubblicato su «Physical Review Research Letters» un articolo dal titolo “Inflation without an inflaton”. In questo articolo si propone una nuova teoria sull’origine del nostro Universo. La nuova visione teorica introduce un cambiamento radicale sulla comprensione dei primissimi istanti di vita dell’Universo, senza fare affidamento su alcuni elementi speculativi tradizionalmente ipotizzati nella teoria standard dell’Inflazione.
Distinguere i buchi neri: sarà più facile grazie a un nuovo metodo basato sull'intelligenza artificiale sviluppato dall’Università di Milano-Bicocca
01 Apr 2025 Scritto da Università degli studi di Milano Bicocca
Un innovativo metodo basato sull’intelligenza artificiale che migliora la precisione nella classificazione di buchi neri e stelle di neutroni. È quello sviluppato da un team di ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca, guidato dal professor Davide Gerosa e supportato dallo European Research Council. Lo studio, pubblicato sulla rivista Physical Review Letters, mette in discussione un’ipotesi ritenuta valida per decenni e apre la strada a un’analisi più accurata dei segnali cosmici.
L’astronomia delle onde gravitazionali permette di osservare coppie di oggetti compatti quali stelle di neutroni e buchi neri: le onde gravitazionali sono infatti prodotte dallo spiraleggiamento e dalla fusione di questi sistemi binari. Le analisi tradizionali assumono a priori come distinguere i due oggetti in ciascuna binaria. «Fino a oggi, il metodo più diffuso per l’identificazione degli oggetti prevedeva di etichettare il più massiccio come “1” e il meno massiccio come “2”. Tuttavia, questa scelta, apparentemente intuitiva, introduce ambiguità nelle misure, specialmente nei sistemi binari con masse simili. Ci siamo chiesti: è davvero la scelta migliore?», spiega Gerosa.

