I denti come specchio dell'antica Sumer: dieta, infanzia e società ad Abu Tbeirah

Alessia Di Gioacchino 13 Mar 2026


Un'indagine internazionale coordinata dall'Università La Sapienza di Roma, pubblicata sulla rivista PNAS, ha gettato nuova luce sulle abitudini alimentari e sulla vita quotidiana in una città della Mesopotamia meridionale del III millennio a.C. Lo studio fornisce, per la prima volta, prove dirette persino sulla nutrizione prenatale e sui primi anni di vita, offrendo una prospettiva inedita sulle comunità urbane arcaiche.

Quali erano i cibi che sostentavano gli abitanti di una delle culle della civiltà? E come venivano alimentati i bambini durante le fasi di espansione dei primi centri urbani? A queste domande risponde una ricerca condotta da un team di esperti afferenti ai dipartimenti di Biologia Ambientale, Scienze della Terra e all'Istituto Italiano di Studi Orientali della Sapienza, in collaborazione con il Museo delle Civiltà di Roma, l'Università di Melbourne e il Géosciences Environnement Toulouse. Il progetto, finanziato dai Grandi Scavi Sapienza, si è concentrato su Abu Tbeirah, una città di medie dimensioni situata nell'odierna regione irachena di Nasiriyah, nel III millennio a.C.

Attraverso l'analisi dei reperti dentali, sia umani che animali, i ricercatori hanno ricostruito una dieta onnivora per la popolazione. Il regime alimentare era basato prevalentemente sui cereali, con un consumo di carne limitato. Sorprendentemente, nonostante la relativa vicinanza all'antica linea di costa, sono state rinvenute scarse o nulle tracce di consumo di pesce marino. Un dato interessante è che non sono emerse differenze significative nell'accesso alle risorse alimentari tra uomini e donne, suggerendo una comunità prevalentemente non elitaria e con una distribuzione del cibo piuttosto equa.

Matteo Giaccari, autore principale dello studio, sottolinea l'importanza di questi risultati: "Le analisi ci restituiscono uno spaccato intimo della quotidianità nella prima Mesopotamia urbana, permettendoci di andare oltre le testimonianze scritte, per lo più di natura amministrativa ed elitaria, per ricostruire le abitudini della gente comune".

Oltre alla dieta degli adulti, la ricerca ha offerto rare e preziose prove dirette sulla nutrizione in utero (ovvero quanto consumato dalla madre in gravidanza), sull'allattamento e sulle pratiche di svezzamento, aspetti fondamentali della prima infanzia solitamente invisibili nei contesti archeologici. La composizione dello smalto dentale ha infatti rivelato i cambiamenti associati all'alimentazione infantile, consentendo di tracciare il passaggio dall'allattamento ai cibi solidi.

I dati suggeriscono che l'allattamento al seno fosse prolungato e che l'introduzione di cibi complementari, come cereali e latte animale, avvenisse gradualmente. Queste pratiche, coerenti con quanto tramandato dai testi mesopotamici antichi, trovano ora per la prima volta una conferma a livello di vita individuale.

Licia Romano, archeologa dell'Università di Melbourne e co-direttrice degli scavi di Abu Tbeirah insieme a Franco D'Agostino, docente di Assirologia alla Sapienza, commenta: "La ricostruzione della dieta infantile ci offre una finestra unica sulla vita familiare, sulle pratiche di cura e sulla salute in una delle prime società complesse, svelandoci non solo cosa mangiavano le persone, ma anche come queste comunità crescevano i propri figli".

Ricostruire le diete antiche nella Mesopotamia meridionale ha sempre rappresentato una sfida a causa del clima arido e dei terreni salini, che distruggono il collagene, il materiale organico tradizionalmente impiegato per le analisi isotopiche. Di conseguenza, le prove dirette sulle abitudini alimentari, specialmente per le popolazioni non elitarie, sono rimaste a lungo inaccessibili.

Per superare questo ostacolo, il team ha applicato un approccio innovativo: l'analisi degli isotopi di zinco dello smalto dentale. Combinando questo metodo con l'analisi degli isotopi di carbonio, ossigeno e degli oligoelementi, i ricercatori sono riusciti a ricostruire le diete individuali senza dipendere dal collagene.

"I denti sono archivi biologici straordinari", evidenzia Mary Anne Tafuri, docente di Bioarcheologia alla Sapienza, "poiché sono estremamente resistenti alla degradazione post mortem e possono essere analizzati anche in contesti aridi e salini che comprometterebbero altri tessuti".

Klervia Jaouen, ricercatrice del Géosciences Environnement Toulouse, conclude: "Questo approccio ci consente di rispondere a domande che prima erano impossibili da affrontare in regioni come la Mesopotamia, aprendo nuove possibilità per lo studio delle diete antiche, dell'alimentazione infantile e degli stili di vita negli ambienti aridi di tutto il mondo".

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