COVID-19: questione di genere?

Università di Roma La Sapienza 06 Ott 2020
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Un team di ricerca multidisciplinare formato da esperti di tutto il mondo, fra i quali Valeria Raparelli del Dipartimento di Medicina sperimentale, ha dimostrato una associazione tra la disuguaglianza di genere e il rischio di esposizione all'infezione da Coronavirus. I risultati dello studio, pubblicati su Canadian Medical Association Journal, evidenziano la necessità di sviluppare interventi mirati nei diversi paesi per contrastare la pandemia.


È noto che i fattori biologici legati al sesso e quelli psico-socio-culturali, riconducibili al genere di un individuo (cosiddetto “gender”) possono influenzare il rischio di sviluppare malattie infettive e la loro prognosi. La pandemia da COVID-19 non sembra fare eccezione.

Proprio alla migliore comprensione di tale associazione ha lavorato un team multidisciplinare formato da esperti di medicina di genere, epidemiologi, sociologi, informatici, biostatistici, medici e infermieri, provenienti da Canada, Austria, Svezia, Spagna e Italia, fra i quali Valeria Raparelli del Dipartimento di Medicina sperimentale della Sapienza.

Nel lavoro pubblicato sulla rivista Canadian Medical Association Journal (CMAJ), i ricercatori hanno utilizzato dati provenienti da 33 diversi paesi per indagare l’influenza del sesso biologico e dei fattori genere-correlati sul numero di casi e di morti per COVID-19, giungendo a dimostrare come le norme e i modelli sociali, culturali ed economici all'interno di un paese possano influenzare il rischio di esposizione all'infezione e l'opportunità di ricevere i test diagnostici.

La disuguaglianza di genere è stata “misurata” attraverso un insieme di indicatori, il cosiddetto United Nations Development Project’s Gender Inequality Index, per identificare quei paesi in cui le disparità tra uomini e donne sono più accentuate. Qui i maschi rappresentano il numero maggiore dei casi confermati di infezione SARS-Cov-2, confermando una stretta associazione tra la diseguaglianza di genere e il rapporto dei casi maschi/femmine.

“Nel contesto di una pandemia - conclude Valeria Raparelli - questo tipo di considerazione è cruciale per pianificare al meglio la gestione del prossimo futuro, per comprendere meglio questo evento senza precedenti sul piano biologico e sociale e per contrastare con interventi mirati la pandemia”.

Lo studio è stato sviluppato nell’ambito delle attività del progetto di medicina personalizzata GOING-FWD (Gender Outcomes INternational Group: to FurtherWell being Development).

 

Riferimenti:
The influence of sex and gender domains on COVID-19 cases and mortality - Christina P. Tadiri, Teresa Gisinger, Alexandra Kautzy-Willer, Karolina Kublickiene, Maria Trinidad Herrero, Valeria Raparelli, Louise Pilote and Colleen M. Norris; for the GOING-FWD Consortium - CMAJ September 08, 2020 192 (36) E1041-E1045; DOI: https://doi.org/10.1503/cmaj.200971

 

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