Come sono stati creati: Il team ha utilizzato cellule staminali pluripotenti, istruendole a svilupparsi come tessuto cerebrale e, successivamente, inducendo la formazione del tumore (glioma).
Il vantaggio: Questo ambiente realistico permette di osservare come il cancro cresce e, soprattutto, come reagisce ai farmaci prima ancora di passare alla sperimentazione sui pazienti.
Una ricerca corale tra Trento e Roma
Lo studio ha beneficiato di diverse competenze specialistiche:
Università di Trento (CIBIO): Ha guidato la creazione dei modelli 3D. Il professor Luca Tiberi ha spiegato che, sebbene gli organoidi siano un passo avanti enorme, l'obiettivo futuro è renderli ancora più completi aggiungendo vasi sanguigni e sistema immunitario, elementi oggi assenti ma cruciali per la crescita tumorale.
Ospedale Bambino Gesù: Si è occupato della mappatura genetica (epigenetica) e della risposta ai trattamenti. La dottoressa Evelina Miele ha sottolineato come questi modelli siano molto più fedeli ai tumori reali dei pazienti rispetto ai sistemi usati in passato, rendendo i test preclinici più affidabili.
Sapienza Università di Roma: Ha analizzato le proteine espresse dalle cellule tumorali (profilo immunoistochimico). La professoressa Elisabetta Ferretti ha ricordato come questo successo sia il frutto di un lungo lavoro di squadra, nel solco della tradizione clinica e scientifica italiana.
Prospettive future
L'obiettivo finale è abbattere le barriere della ricerca oncologica pediatrica. Creando piattaforme che replicano fedelmente la complessità di ogni singolo paziente, sarà possibile personalizzare le cure, rendendole più efficaci e meno tossiche.
"Questo lavoro getta le basi per sistemi sperimentali sempre più vicini alla realtà clinica," conclude il professor Tiberi, tracciando la rotta per i prossimi anni di ricerca.
Studio pubblicato il 9 aprile 2026 su Molecular Cancer.



