Obesità: scoperto l'interruttore genetico che protegge il metabolismo

Emma Bariosco 07 Lug 2026



Un importante studio condotto dal Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova, guidato da Marina de Bernard e Sara Coletta, ha svelato il ruolo cruciale del recettore CD300e all'interno del tessuto adiposo. Questa proteina agisce come una sorta di scudo naturale: se viene a mancare, il fegato si ammala e la sensibilità all'insulina crolla drasticamente.

La ricerca, intitolata “CD300e modulates metabolic programs in adipose tissue macrophages during obesity” e pubblicata sulla rivista «Cell Death & Disease», ha individuato in CD300e un vero e proprio "interruttore" protettivo. Il suo compito è mantenere il metabolismo in equilibrio, impedendo che l'eccesso di peso si trasformi in patologie ben più gravi, come il diabete di tipo 2 o la steatosi epatica (il cosiddetto "fegato grasso").

La chiave della scoperta: il confronto tra gemelli
La prima importante traccia è emersa dall'analisi dei dati biologici di 49 coppie di gemelli omonimi (geneticamente identici) sani, studiati da un team di medici e ricercatori finlandesi. In ogni coppia, un gemello era normopeso e l'altro soffriva di obesità.

I ricercatori di Padova hanno notato che il tessuto adiposo del gemello con obesità produceva livelli molto più alti di CD300e. Inoltre, si è visto che durante il dimagrimento la presenza della proteina diminuiva. Questo comportamento dimostra che CD300e è strettamente legato ai meccanismi con cui il corpo cerca di adattarsi all'eccesso di grasso.

«Avevamo diversi indizi sul ruolo difensivo di CD300e contro i danni metabolici dell’obesità, ma non ne conoscevamo il funzionamento», spiega Sara Coletta. «Dopo quattro anni di lavoro, abbiamo dimostrato che questa proteina non è un semplice segnale della malattia, ma stimola attivamente i macrofagi a proteggere l'equilibrio del tessuto grasso».

Cosa succede se l'interruttore si spegne?
Per comprendere a fondo il meccanismo, il team ha studiato un modello animale privo della proteina CD300e, sottoponendolo a una dieta ricca di grassi. I risultati sono stati netti. Senza questa protezione:

Gli animali sono ingrassati in modo molto più evidente.

Le cellule adipose si sono gonfiate a dismisura.

Il fegato si è rapidamente riempito di grasso.

L'organismo ha sviluppato una forte resistenza all'insulina, la condizione che precede il diabete.

Il blocco dei macrofagi, le "cellule spazzine"
La proteina CD300e si trova esclusivamente sui macrofagi, le cellule del sistema immunitario che ripuliscono i tessuti dalle scorie.

Quando CD300e viene rimosso o si spegne, queste "cellule spazzine" entrano in blocco: i loro mitocondri (le centrali energetiche cellulari) smettono di funzionare correttamente. Di conseguenza, i macrofagi non riescono più a catturare e bruciare i grassi e gli zuccheri in eccesso, provocando un accumulo incontrollato di grasso nel tessuto circostante.

I ricercatori hanno spento artificialmente la proteina anche in cellule umane in laboratorio, riscontrando lo stesso identico blocco metabolico osservato nel modello animale.

Verso nuove terapie contro le complicanze dell'obesità
«Abbiamo individuato un potenziale alleato biologico contro le complicanze dell'obesità», conclude Marina de Bernard. «Siamo solo all'inizio e ci sono ancora dinamiche da chiarire su come venga regolata l'attività di CD300e. Tuttavia, comprenderle a fondo ci permetterà di sviluppare nuove strategie farmaceutiche per prevenire danni gravi come l'insulino-resistenza e il fegato grasso».

Lo studio dimostra che preservare o stimolare la funzione di CD300e nel tessuto adiposo rappresenta una strada concreta e innovativa per proteggere la salute metabolica dei pazienti con obesità.

Ultima modifica il Lunedì, 06 Luglio 2026 10:44
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