HIV: BAMBINO GESU’, TEST “ISTANTANEO” PER CONTROLLARE LA CARICA VIRALE RESIDUA NEI BAMBINI

Rapido, semplice ed economico, aiuterà soprattutto i Paesi più poveri, dove il virus è molto più diffuso. I risultati dello studio no-profit pubblicati su Lancet.
Un nuovo test per valutare la carica virale residua nei bambini affetti da HIV è stato messo a punto dagli esperti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Più semplice, rapido ed economico rispetto a quelli già esistenti, potrà aiutare soprattutto i Paesi più poveri in cui la malattia è ancora fortemente presente. Lo studio sulla sua efficacia è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet. Negli ultimi anni sono stati sviluppati numerosi test molecolari per misurare e caratterizzare la carica virale residua, cioè la quota di HIV-1 che rimane dentro le cellule dei pazienti sottoposti a terapia antivirale. Misurare il residuo virale è fondamentale per valutare l’efficacia del trattamento ricevuto e la possibilità di inserire questi bambini in nuove sperimentazioni finalizzate al controllo del virus senza terapia antivirale (remissione virologica). Finché non ci si riuscirà, con l’aiuto di nuove terapie, nessun paziente potrà considerarsi guarito.
Un nuovo alleato per resistere a quell’incontrollabile desiderio di abbuffarsi di cibo

Lo studio italiano dei gruppi di ricerca della Sapienza e dell’Università di Camerino ha identificato in una molecola, l’oleoiletanolamide, un nuovo strumento farmacologico per prevenire e contrastare il disturbo da alimentazione incontrollata. I risultati del lavoro sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Neuropsychopharmacology
Durante questo periodo unico nella storia moderna rifugiarsi nel cibo è per molte persone un modo per sfuggire alle emozioni negative e per gratificarsi attraverso i piaceri della vita. Questo perché molti alimenti, soprattutto quelli ricchi di zuccheri, costituiscono una fonte di energia immediatamente disponibile per l’organismo e allo stesso tempo stimolano la trasmissione dopaminergica nel cervello, il neurotrasmettitore associato alla motivazione e al senso di gratificazione.
Si tratta di una normale risposta fisiologica allo stress che, tuttavia, in molti individui diventa un comportamento compulsivo, incontrollabile e ripetitivo che spesso sfocia in una vera e propria patologia. È il caso del Binge Eating Disorder (BED) il disturbo alimentare più comune, caratterizzato da episodi ricorrenti di abbuffate fuori controllo, analoghe a quelle della bulimia, non seguiti da atti compensatori o di eliminazione (come l’induzione del vomito o l’auto-somministrazione di lassativi). Chi ne è affetto sviluppa nel tempo obesità grave, oltre a un marcato disagio psicologico, caratterizzato da depressione, ansia, bassa autostima o altri problemi che possono influenzare notevolmente la qualità della vita.
VITUOUS: UNA "LINGUA VIRTUALE" PER PREDIRE LE PROPRIETÀ ORGANOLETTICHE DI UN ALIMENTO PARTENDO DALLA SUA COMPOSIZIONE CHIMICA

L’acidità del limone, il rosso della ciliegia, la porosità di un fungo: aspetto, colore, forma, aroma, sapore e consistenza sono tutte proprietà organolettiche, determinate dalla composizione molecolare, che caratterizzano gli alimenti e che ne determinano il gusto e, di conseguenza, il buon sapore o meno che se ne può percepire. Fin dal principio, nella storia dell’evoluzione umana, il gusto ha guidato l’uomo a capire di cosa nutrirsi, a distinguere gli alimenti salutari da quelli velenosi o nocivi: un processo che sembra scontato ma che, all’interno del corpo umano, avviene attraverso una cascata di processi che attivano diversi organi, a partire dai recettori situati sulla lingua che elaborano informazioni fino ad arrivare al cervello: e proprio questo processo che il progetto VIRTUOUS - “Virtual tongue to predIct the oRganoleptic profile of mediterranean IngredienTs and their effect on hUman hOmeostasis by means of an integrated compUtational multiphysicS platform” vuole replicare in modo da riuscire a predire le proprietà organolettiche di un dato alimento, che avranno effetto sull’organismo umano, partendo dalla composizione chimica unica per ogni prodotto.
Taglia e cuci dell'RNA: conoscere il meccanismo di splicing per curare malattie complesse

Reaction mechanism of the second ligation step of splicing
Passi avanti nella comprensione del meccanismo di splicing, il “taglia e cuci” attraverso cui le cellule convertono l’informazione genetica in una forma pronta per innescare la sintesi proteica. Lo studio dell’Istituto officina dei materiali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iom) pubblicato su Acs Catalysis, spiega per la prima volta come avviene la seconda fase del meccanismo chimico di splicing, per eventuali terapie di patologie connesse, come le leucemie e altri tipi di tumore.
Uno studio dell’Istituto officina dei materiali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iom) in collaborazione con l’Istituto nazionale di chimica di Ljubljiana pubblicato su Acs Catalysis, spiega come avviene il meccanismo chimico dello splicing dell’RNA messaggero. Lo studio si focalizza su uno step critico per la formazione di un RNA messaggero maturo. L’RNA è l’acido nucleico che, insieme al più famoso DNA, costituisce un pilastro del codice genetico. Nelle cellule eucariotiche un macchinario molecolare chiamato spliceosoma svolge un processo di taglia e cuci che converte l’RNA messaggero in una forma matura, pronta cioè a essere letta per dare luogo alla sintesi proteica.
Parte oggi la campagna "Il mondo che verrà"

Costruiamo insieme il Mondo che Verrà. È questo il titolo della grande consultazione lanciata oggi dal WWF Italia che attraverso il proprio sito web e canali social chiede a tutti i cittadini di esprimere la propria opinione sul mondo da costruire una volta che l’emergenza sanitaria legata al contagio da COVID-19 sarà superata.
La pandemia contro cui tutto il Pianeta sta lottando ha messo in evidenza le nostre fragilità, cambiando le nostre certezze, le nostre relazioni sociali e il nostro modo di lavorare. Ha stravolto la nostra economia e la nostra società. La strada che sceglieremo per affrontare la crisi conseguente a questa emergenza sarà fondamentale non solo per costruire un futuro di benessere sostenibile, ma anche per prevenire ulteriori futuri drammi sanitari .
La scienza ci dice che malattie come il COVID-19, che mettono in pericolo la nostra salute e le nostre società, sono collegate al traffico di specie, alla distruzione degli ecosistemi e al nostro impatto sulla biosfera. Questo aspetto è stato approfondito nel report Pandemie, l’Effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi da cui emerge un legame molto stretto tra le malattie che stanno terrorizzando il Pianeta (non solo il COVID-19) e le dimensioni epocali di consumo di natura che la Terra sta subendo e che ogni anno cresce a ritmo forsennato.
Ecco perché, oggi, è necessario scegliere la strada da percorrere per un benessere davvero sostenibile, equo e in armonia con la natura. Per questo la campagna “Il mondo che verrà” chiede a tutte le persone di esprimere la propria opinione, la propria visione, le proprie speranza con un messaggio, una proposta da postare su QUESTO SITO.
Bambini sensibili ai messaggi emotivi subliminali sin dai primi mesi di vita

I bambini di soli tre mesi possono immagazzinare informazioni subliminali che influenzano le loro emozioni e la loro percezione degli oggetti: a dimostrarlo è lo studio del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca, dal titolo “Subliminal affective priming changes the ‘feeling’ towards neutral objects in infancy”, pubblicato su “Social Neuroscience” (DOI: 10.1080/17470919.2020.1756403).
I ricercatori si sono focalizzati sul cosiddetto “priming subliminale emozionale”, processo che spiega come mai le nostre preferenze e le nostre idiosincrasie siano governate da influenze delle quali non siamo pienamente consapevoli. In particolare questo meccanismo si basa sulla capacità del nostro sistema nervoso non solo di tenere traccia dell'informazione subliminale, ma anche di trasferire l'emozione suscitata su un oggetto target. Per analizzare il priming subliminale, diversi studi erano stati già condotti su soggetti adulti: mostrando loro un volto felice o arrabbiato sotto-soglia percettiva (quindi a livello subliminale), subito seguito da uno stimolo chiaramente visibile, i soggetti riportavano di gradire di più lo stimolo preceduto da un volto felice. Questo trasferimento affettivo è dovuto al fatto che, essendo i due eventi molto ravvicinati nel tempo, il cervello tende a creare un'associazione automatica.
MALATTIE RARE: IDENTIFICATO NUOVO GENE CAUSA DI DIFETTI DEL METABOLISMO. SOLO 7 CASI NOTI AL MONDO

Sulla rivista scientifica Brain, uno studio realizzato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù in collaborazione col Policlinico Universitario di Messina e altri centri internazionali (Usa, Germania, Danimarca, Finlandia ed Egitto).
Identificato un nuovo gene la cui mutazione è responsabile di una malattia rara caratterizzata da un grave difetto del metabolismo. Lo studio multicentrico ha riguardato gli unici casi noti al mondo,
7 in tutto, ed è stato condotto dai ricercatori del laboratorio di genetica medica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù in collaborazione con il Policlinico Universitario di Messina e altri istituti in USA (Pennsylvania, Minnesota, California), Germania, Danimarca, Finlandia ed Egitto. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista scientifica Brain una delle più importanti del settore.
La nuova patologia è dovuta alla mutazione del gene identificato come GALNT2 ed è quindi stata chiamata "GALNT2-congenital disorder of glycosylation (GALNT2-CDG)". Si tratta di una patologia congenita a trasmissione ereditaria “autosomica recessiva”. Vuol dire che entrambi i genitori sono portatori sani del gene mutato che per manifestarsi come patologia dev’essere presente in duplice copia nel bambino, cioè dev’essere trasmesso sia dalla mamma che dal papà. Come nel caso dell’albinismo, per esempio. A oggi sono noti solamente 7 casi in tutto il mondo, appartenenti a 4
distinte famiglie, in cui questa malattia sia stata documentata ed accertata. Nello specifico, i ricercatori dell’Ospedale hanno effettuato l’esame clinico e le indagini genetiche (analisi SNP-array e sequenziamento dell’esoma) su due pazienti inclusi nello studio, uno di essi, pur non manifestando i segni della malattia, è stato inserito nell’ambito della ricerca come controllo negativo, in quanto portatore di due varianti del gene GALNT2 ma che non alterano l’attività della proteina.
L'ammiraglio Orazio Nelson e la Battaglia di Capo Noli

Uno dei pregi dell'archeologia è quello di dare corpo alla storia dando nuova vita ai reperti trovati dagli studiosi nel corso delle loro campagne di scavo. Quanto sia vero lo dimostra lo “Scavo Archeologico subacqueo della Battaglia di Capo Noli di una scialuppa Napoleonica del 1795”.
La battaglia di Noli merita qualche approfondimento storico soprattutto per l'illustre personaggio che ne uscì vittorioso. All'inizio del marzo 1795, alcune navi francesi salpano da Tolone in direzione della Corsica ma vengono raggiunti dall'avanguardia della flotta inglese costituita dalla fregata Incostant e dall'Agamemnon di Orazio Nelson che sorprendono il vascello francese Ca Ira, rimasta indietro. Il giorno successivo, gravemente danneggiata, la Ca Ira viene raggiunta dalla nave francese Censeur. Le due unità diventano quindi facile bersaglio per gli inglesi: il 14 marzo del 1795 Nelson ingaggia la battaglia di Capo Noli attaccando coraggiosamente la nave francese di classe superiore Ca Ira, impedendo lo sbarco delle truppe francesi in Corsica. Alla fine i francesi saranno costretti alla fuga lasciando agli inglesi la Censeur che viene data alle fiamme mentre la Ca Ira, ridotta ad un pontone con 3 metri di acqua nella stiva, viene catturata. E' la prima importante vittoria del capitano Nelson, futuro ammiraglio e eroe nazionale d'Inghilterra.
Solitarie, in coppia o in società, ecco le mamme più premurose del mondo animale

Domenica 10 maggio sarà la Festa della Mamma: un giorno speciale, per celebrare il duro lavoro che ogni madre svolge nella cura dei propri figli. Noi umani siamo solo una delle tante specie al mondo in cui il ruolo della mamma è fondamentale per proteggere, nutrire e crescere i piccoli. Nel regno animale, infatti, sono molte le specie che hanno un rapporto forte e duraturo con i propri cuccioli. Gli adattamenti sono davvero tanti e differenti. Anche tra gli animali che svolgono una vita prettamente solitaria, il legame tra madre e figli appare quasi sempre unico, mentre altre specie invece crescono i piccoli all’interno di una vera e propria società. Ovviamente poi esistono specie che, in maniera simile agli umani, crescono i figli in coppia.
Le mamme solitarie
Gli Oranghi, ad esempio, in natura fanno una vita semi-solitaria: trascorrono la maggior parte del loro tempo appesi agli alberi, muovendosi rapidamente tra i rami. Gli unici oranghi che condividono la propria quotidianità con altri simili sono proprio le femmine con i loro cuccioli. Nei primi due anni di vita, i piccoli di orango si affidano totalmente alle loro madri, sia per nutrirsi che per spostarsi. Le mamme non abbandonano i loro cuccioli fino ai sei o sette anni, età in cui i cuccioli saranno autosufficienti per procacciarsi il cibo da soli, e avranno appreso dalla madre anche i trucchi per costruire il loro rifugio per dormire. A volte, anche negli anni successivi i giovani oranghi non si allontanano dalla madre, restando non distanti dal nucleo familiare che li ha cresciuti. Alcune femmine di orango, una volta diventate autonome, non si dimenticano di fare visita alla loro dolce mamma, e la vanno a trovare fino all’età di 15 o 16 anni.
Differenze di genere in COVID-19: il ruolo del testosterone

In nuovo studio coordinato dalla Sapienza, in collaborazione con l’Università Campus Bio-Medico di Roma, è stata dimostrata l’azione dell’ormone maschile nei meccanismi d’ingresso del virus SARS-CoV-2. I risultati del lavoro, pubblicati sulla rivista scientifica Metabolism, suggeriscono il testosterone come ormone-sentinella per la prevenzione e il trattamento dell’infezione da Coronavirus negli uomini
Il Covid-19 colpisce più gli uomini delle donne. Lo dimostrano diversi studi in cui è stato evidenziato che circa il 60% delle persone colpite dal virus è di sesso maschile. Qual è il motivo di questa differenza di genere?
Una risposta arriva dai risultati di un nuovo lavoro coordinato da Andrea Lenzi del Dipartimento di Medicina sperimentale, in collaborazione con Paolo Pozzilli dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. Lo studio, pubblicato sulla rivista Metabolism, ha analizzato il ruolo del testosterone, identificandolo come ormone-sentinella per la prevenzione e il trattamento del Covid-19 negli uomini.
“In questa nostra ipotesi di lavoro abbiamo affrontato il problema del testosterone, l’ormone maschile per eccellenza, che può essere più basso o più alto con un ampio range di variazione nella popolazione maschile – spiega Paolo Pozzilli, docente di Endocrinologia all'Università Campus Bio-Medico di Roma e Direttore di Endocrinologia e diabetologia del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico – in particolare, sappiamo che i livelli di testosterone diminuiscono con l’età: per cui i soggetti anziani, ossia quelli più colpiti dal Coronavirus, sono anche quelli con più basso testosterone”.
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