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Marzo 2026

La sperimentazione contro il melanoma di un prodotto derivato da componenti naturali presenti in microalghe e in piante terrestri ha dato risultati positivi. Messo a punto da un team di ricerca del quale fa parte anche l’Icb-Cnr, agisce stimolando il sistema immunitario a controllare la proliferazione delle cellule tumorali e degli agenti patogeni. Lo studio è pubblicato su Scientific Report

 

L’Istituto di chimica biomolecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Icb-Cnr), in collaborazione con il dipartimento di Clinica interna e sperimentale dell’Università della Campania e il Centro di eccellenza per le ricerche biomediche dell’Università di Genova, ha identificato un nuovo componente vegetale per la preparazione di vaccini e dimostrato la sua efficacia contro un modello sperimentale di melanoma. Il composto, denominato Sulfavant, deriva da prodotti naturali presenti in microalghe marine e in piante terrestri e agisce stimolando le cellule dendritiche, prima linea di difesa del sistema immunitario e responsabili del riconoscimento di agenti pericolosi per l’organismo. Lo studio è stato pubblicato su Scientific Reports, rivista del gruppo Nature. Il nuovo composto è stato brevettato e l’Istituto del Cnr ne sta progettando lo sviluppo attraverso un accordo con la società spin-off BioSEArch, nata dalla collaborazione con la Stazione Zoologica ‘A. Dohrn’.

Pubblicato in Medicina

 

The food allergy, which is related to birch pollen, is a very common attendant phenomenon associated with birch pollen allergy – indeed around 70% of those with a birch pollen allergy are also allergic to apples. That amounts to around 280,000 people in Austria. In those affected, eating apples leads to swelling and rashes or itching in the mouth and gullet, as well as in the ear area, and even to blistering.  Working in close collaboration with Tamar Kinaciyan at MedUni Vienna's Department of Dermatology, a research group led by Barbara Bohle at the Institute of Pathophysiology and Allergy Research has now proven in a Phase II trial that the apple allergen "Mal d 1" significantly reduces the symptoms of apple allergy and is therefore an effective and safe treatment option. Of the 60 volunteers with birch pollen-related apple allergy, 20 were treated with placebo, 20 with a birch pollen allergen and with the recombinant apple allergen Mal d 1, that is to say genetically manufactured, reproducible, very stable and therefore easily stored.

Pubblicato in Scienceonline

 

 

The overuse of veterinary antibiotics in animal production and the subsequent land applications of manure contribute to increased antibiotic resistance in soil. A new review published in the European Journal of Soil Science examines the results of recent studies on veterinary antibiotic use, the concentrations of antibiotics, and the abundance and diversity of antibiotic resistance genes in animal manure and in soil that receives manure or manure composts. The review also discusses the need for more stringent regulations on the use of veterinary antibiotics and future research directions on the mechanisms of antibiotic resistance and resistance management.

“Recycling of animal manures to soil is good for soil quality, but the spread of antibiotic resistance needs to be tackled urgently,” said co-author Dr. Fang-Jie Zhao, of Nanjing Agricultural University, in China.

 

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/ejss.12494/full

Pubblicato in Scienceonline

 Bioenergy is the most common renewable energy source in Europe - and it's expected to continue to make up a significant part of the energy mix in the future. However, its climate performance can vary significantly depending on the production and processing of forest or agriculture biomass and the final use for biofuel production or heat and power generation. Some bioenergy and biofuel pathways have higher (GHG) savings than others, according to the latest data published by the Joint Research Centre (JRC), the European Commission's science and knowledge service. For example, electricity produced from maize in biogas plants can result in 80% GHG savings compared to fossil fuel alternatives, provided that gas-tight tanks are in place and agricultural manure is used in combination with the maize.

Pubblicato in Scienceonline

 

A new study in Heliyon suggests that Neanderthals survived at least 3,000 years longer in Spain than we thought. Neanderthals survived at least 3,000 years longer than we thought in Southern Iberia - what is now Spain - long after they had died out everywhere else, according to new research published in Heliyon. The authors of the study, an international team from Portuguese, Spanish, Catalonian, German, Austrian and Italian research institutions, say their findings suggest that the process of modern human populations absorbing Neanderthal populations through interbreeding was not a regular, gradual wave-of-advance but a "stop-and-go, punctuated, geographically uneven history."
Over more than ten years of fieldwork, the researchers excavated three new sites in southern Spain, where they discovered evidence of distinctly Neanderthal materials dating until 37,000 years ago. "Technology from the Middle Paleolithic in Europe is exclusively associated with the Neanderthals," said Dr. João Zilhão, from the University of Barcelona and lead author of the study. "In three new excavation sites, we found Neanderthal artefacts dated to thousands of years later than anywhere else in Western Europe. Even in the adjacent regions of northern Spain and southern France the latest Neanderthal sites are all significantly older."

Pubblicato in Scienceonline

Microscopio olografico portatile. In alto a destra è riportato un dettaglio del chip raffigurante una microlente polimerica utilizzata per ottenere l’ingrandimento ottico desiderato

I ricercatori dell’Isasi-Cnr hanno realizzato un microscopio olografico integrato su una sorta di vetrino che fornisce immagini 3D da cui si ricavano i dati quantitativi di elementi biologici. In futuro il chip consentirà di portare la diagnostica di laboratorio direttamente presso il paziente. Lo studio è pubblicato su Light: Science and Applications del gruppo Nature

 

Un sofisticato laboratorio di analisi a portata di tasca è stato messo a punto dai ricercatori dell’Istituto di scienze applicate e sistemi intelligenti del Consiglio nazionale delle ricerche (Isasi-Cnr) di Napoli con il primo microscopio olografico, che darà modo agli utenti di effettuare, per alcune patologie, esami diagnostici rapidi e a casa propria. Lo studio è stato pubblicato su Light: Science and Applications, rivista del Nature Publishing Group.

“La svolta tecnologica è stata possibile grazie ai cosiddetti dispositivi Lab-on-a-Chip (Laboratori su chip)”, spiega Vittorio Bianco, ricercatore Isasi-Cnr. “Abbiamo dotato un chip microfluidico, cioè un semplice ed economico pezzetto di plastica nel quale sono scavati dei canaletti in cui scorre il fluido da analizzare (sangue, urine, saliva…), di micro-elementi ottici che gli conferiscono le funzionalità di microscopio tridimensionale di tipo olografico tascabile. Il microscopio olografico si presenta come un semplice vetrino da microscopio di alcuni centimetri di lunghezza ma costituisce un vero e proprio strumento di misura, fornendo mappe 3D da cui si ricavano i dati quantitativi di elementi biologici, statici o in movimento all’interno di un liquido”.

Pubblicato in Tecnologia

Un team di ricerca guidata dalla Sapienza di Roma ha messo a punto un modello computazionale in grado di spiegare un importante meccanismo biologico alla base del differenziamento delle staminali delle piante, applicabile anche alle cellule umane. I risultati sono pubblicati su PNAS

Uno studio coordinato dalla Sapienza di Roma analizza per la prima volta un meccanismo biologico utilizzato dalle piante per mettere in atto il differenziamento delle cellule staminali e adattarsi così all’ambiente. La ricerca, pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences, rappresenta un’innovazione metodologica nell’osservazione dei processi cellulari e potrebbe essere estesa anche alle staminali umane. Studiare in laboratorio i meccanismi rigenerativi delle piante, capaci di produrre continuamente nuovi “organi” come radici, foglie e fiori, è particolarmente utile per raccogliere preziose informazioni anche sulla fisiologia umana. Questo è stato il punto di partenza del gruppo di ricerca diretto da Sabrina Sabatini della Sapienza di Roma, che nel corso di una serie di esperimenti durati 4 anni ha individuato il meccanismo molecolare che attiva il processo di “trasformazione” di una cellula staminale vegetale in una cellula specializzata.

Pubblicato in Medicina

Stabilita per la prima volta una chiara connessione tra l’atrofia muscolare spinale, una malattia genetica neuromuscolare che colpisce prevalentemente in età infantile, e la sintesi delle proteine. La scoperta rivela un nuovo processo cellulare implicato nella malattia e potrebbe permettere di sviluppare terapie. Lo studio, messo in copertina dalla rivista scientifica Cell Reports, vede il Trentino protagonista. È, infatti, frutto della collaborazione locale dell’Istituto di biofisica del Cnr e del Cibio dell’Università di Trento e risultato di un Grande Progetto PAT. I dettagli sono stati illustrati oggi in una conferenza stampa nel Palazzo della Provincia autonoma di Trento

 

Gattonare sembra una delle azioni più semplici. Ma c’è chi ha i muscoli talmente deboli da non poter fare nemmeno questo. Lo sanno bene le famiglie di bambini affetti dalla Sma, l’atrofia muscolare spinale, una malattia genetica che colpisce le cellule nervose del midollo spinale, quelle da cui partono i segnali diretti ai muscoli. Uno studio pubblicato in questi giorni getta una nuova luce su questa malattia. L’articolo stabilisce per la prima volta una chiara connessione fra un processo fondamentale per le cellule, la sintesi delle proteine, e il meccanismo attraverso il quale insorge e progredisce la Sma. Questa scoperta potrebbe permettere di meglio comprendere l’unica terapia esistente e recentissimamente approvata dalla Fda (Food and Drug Administration, ovvero Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali, l’ente governativo statunitense che fra l’altro regolamenta l’immissione sul mercato di nuovi farmaci) e di sviluppare terapie alternative o integrative per questa malattia mortale.

Pubblicato in Medicina

 Research leader Gro Bjerga and Antonio García-Moyano. (Photo: Andreas R. Graven)

 

New and better animal feed products from protein-rich residual raw materials are being developed. The industry, however, lacks custom-made enzymes that break down bones efficiently. Researchers from Uni Research, in cooperation with international colleagues, are searching for solutions in the EU project ProBone. Research leader and biotechnologist Gro Bjerga at Uni Research in Bergen, Norway, is project coordinator of ProBone. Together with research colleagues in Germany, Spain and Romania she now intends to find the right enzymes that can do the job - and lay the foundations for new product development.

Creativity and innovation in the hunt for enzymes

So far there has been a lack of good enzymes that can break down hard materials such as bones. However, in the future thousands of tonnes of residual raw materials, that cannot be fully utilized today, can be processed into different types of animal feed with the help of new enzymes. By using enzymes to break down residual raw materials, they can be transformed into smaller peptides, which in turn can be processed into different products. "We must constantly explore the possibilities and be creative and innovative in the search for the best enzymes", Bjerga says. The search for enzymes takes place at the sea floor. This year Bjerga and her colleagues in Uni Research deposited bovine bones down to a 100 meters depth in the fjords outside Bergen. The researchers’ goal was to attract a small marine worm that digests bones. These worms, which are about 1 centimetre long, can only be caught when they settle on carcasses and bone remnants on the seabed and begin eating them.

Pubblicato in Scienceonline

 

Pubblicato uno studio rivoluzionario su Nature Geoscience

Ottenere cibo per 800 milioni di persone in più preservando le attuali modalità di produzione agricola, evitando grandi investimenti in nuove tecnologie e utilizzando circa il 15% di risorse idriche in meno. Un sogno? Sì, ma con delle basi solide che sono state appena pubblicate su Nature Geoscience nello studio “Increased food production and reduced water use through optimized crop distribution” (https://www.nature.com/articles/s41561-017-0004-5 ) a firma di un team composto da Columbia University, Politecnico di Milano e University of California at Berkeley. Nel prossimo futuro, a causa della crescita della popolazione e del miglioramento delle condizioni di vita, ci sarà bisogno di più cibo, fibre ed energia e, di conseguenza, di risorse naturali come terra e acqua. Le soluzioni ad oggi proposte prevedono l’intensificazione o l’estensificazione dell’agricoltura, con il risultante aumento nell’impiego di irrigazione e fertilizzazione nel primo caso e di terra nel secondo.

Pubblicato in Africa

Medicina

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