Alzheimer: la stimolazione elettrica può "frenare" le placche. La scoperta molecolare della Statale di Milano

Carlo Rossini 26 Mar 2026


Una ricerca pionieristica rivela come la tDCS (stimolazione transcranica a corrente continua) agisca a livello atomico, deformando la struttura delle fibrille di amiloide e bloccandone la crescita.

La sfida dell'amiloide e il limite dei trattamenti attuali
Nel panorama delle malattie neurodegenerative, l'Alzheimer rappresenta la sfida più complessa del nostro secolo. Il cuore del problema risiede nell'accumulo di proteine "spazzatura": frammenti di amiloide che, invece di essere smaltiti, si aggregano in fibrille e poi in placche tossiche per i neuroni.

Sebbene la comunità scientifica avesse già osservato benefici clinici temporanei nei pazienti sottoposti a tDCS (una tecnica non invasiva che utilizza correnti elettriche a bassissima intensità), il "perché" biologico di questo miglioramento era rimasto un mistero. Fino ad oggi.

Il meccanismo: il campo elettrico come "scudo" molecolare
Un team multidisciplinare dell'Università degli Studi di Milano, unendo le competenze di fisici, medici e ingegneri, ha pubblicato sulla rivista Amyloid una risposta basata su avanzate simulazioni computazionali.

Utilizzando modelli di dinamica molecolare, i ricercatori hanno osservato cosa accade a una singola fibrilla di amiloide quando viene immersa in un campo elettrico analogo a quello generato dalla tDCS. I risultati sono sorprendenti:

Modifica delle superfici: Il campo elettrico altera la configurazione elettromagnetica della superficie della fibrilla.

Blocco dell'allungamento: Questa alterazione impedisce a nuovi frammenti proteici di agganciarsi alla struttura esistente.

Inibizione della placca: Senza l'allungamento delle fibrille, la formazione della placca su larga scala viene ostacolata.

Verso nuove frontiere terapeutiche
Il valore di questo studio non risiede solo nella conferma di un'efficacia clinica, ma nella creazione di un ponte teorico tra la fisica dei campi elettrici e la biochimica delle proteine.

"Questo lavoro fornisce un quadro fisico coerente," spiega il professor Carlo Camilloni, responsabile del laboratorio di simulazioni molecolari. "Colleghiamo la stimolazione elettrica a processi molecolari noti, tracciando la rotta per futuri esperimenti."

Anche il professor Alberto Priori, coordinatore del Centro "Aldo Ravelli", invita alla cautela pur confermando l'entusiasmo: sebbene si tratti di simulazioni al computer, questi dati offrono una solida base razionale per l'uso della tDCS nel rallentare il decorso della malattia, trasformando una tecnica sperimentale in una terapia sempre più mirata.

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