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Una risposta contro il Covid-19: la glicoproteina lattoferrina, una componente dell’immunità innata - pubblicato uno studio da un team di Clinici di Tor Vergata e della Sapienza, sulla rivista Journal of Molecular Sciences


La recente pandemia da SarsCov2 ha riunito gli sforzi della comunità scientifica per identificare i target virali, perfezionando terapie mirate al controllo della malattia, che ha causato più di cinquecentomila decessi nel mondo.
Tra le considerazioni e gli approfondimenti scientifici un dato è emerso durante la fase cruciale della pandemia, ossia che i bambini pur essendo contagiati dal virus, hanno avuto sintomi decisamente più lievi degli adulti, e solo in rarissimi casi l’infezione si è aggravata. Ancora molto c’è da capire su questo aspetto, ma tra le motivazioni si pone l’attenzione sul ruolo dell’immunità innata e umorale dei piccoli pazienti, con funzioni probabilmente più restrittive ed efficaci nei confronti del Covid-19 rispetto agli adulti. A ben vedere infatti il sistema di difesa dei bambini risponde rapidamente alle infezioni con l’immunità naturale aspecifica e con la produzione di anticorpi. Una proteina dell’immunità naturale, la lattoferrina presente già nel latte materno, protegge dalle infezioni come una rete a maglie strette, impedendo ai patogeni (virus, batteri, funghi) il passaggio nelle cellule della mucosa respiratoria e intestinale.

Pubblicato in Medicina

 

(a)Electron imaging of a CsMP with elemental maps. (b) Synchrotron micro-focus X-ray fluorescence (μXRF) elemental maps. (c) Image of uranium dioxide inclusion in the CsMP. (d) Uranium L3-edge X-ray absorption near-edge structure (XANES) of a discrete point, indicated by the red arrow in (b). The spectrum is plotted alongside U(IV) and U(VI) oxide standards. (e) Discrete-area Pu L3-edge XANES collected from the point indicated by the red arrow.

 



Small amounts of plutonium (Pu) were released from the damaged Fukushima Daiichi Nuclear Power Plant (FDNPP) reactors into the environment during the site’s 2011 nuclear disaster. However, the physical, chemical, and isotopic form of the released Pu has remained unknown.

Now, recent work published in the journal “Science of the Total Environment” has shown that Pu was included inside cesium-rich microparticles (CsMPs) that were emitted from the site. CsMPs are microscopic radioactive particles that formed inside the Fukushima reactors when the melting nuclear fuel interacted with the reactor’s structural concrete. Due to loss of containment in the reactors, the particles were released into the atmosphere; many were then deposited across Japan.

Pubblicato in Scienceonline

 



Mass adoption of face coverings are an essential part of a control approach to minimise transmission of COVID-19. Mandatory use is now required in many situations. However, where use is not mandated, merely recommended, there is partial compliance due partly to a limited understanding of the differences and functions of face coverings, facemasks and respirators.

IOM, SOM, BOHS and CIEHF have developed a downloadable and printable guide for employers and the public to help identify and understand the use of face coverings, facemasks and disposable respirators. They are urging people to share and print this poster so employees across the UK understand the differences between face coverings, facemasks and respirators.

Pubblicato in Scienceonline

Nathusius's pipistrelle bat | Photo: René Janssen



Calling in the ultrasonic range enables small bats to orient themselves in the dark and track down tiny insects. Louder calls travel farther, improving a bat’s ability to detect their prey. It was long assumed that echolocation does not contribute much to energy expenditure in flight because individuals simply couple their calls with the beat of their wings. Scientists at the Leibniz Institute for Zoo and Wildlife Research (Leibniz-IZW) in Berlin have now shown that high intensity echolocation calls are by no means free and substantially contribute to energy expenditure. Bats must therefore find a balance between energy expenditure and effective echolocation and use the latter economically.

For many animals, vocalisations are essential for survival. With their calls, roars, croaks, chirps or songs, animals attract potential mating partners, repulse competitors or locate prey. These sounds can be deafening. A bison, for instance, roars at up to 127 decibels (dB), some birds reach 132 dB and sea lions even manage 137 dB! For comparison: a sound pressure level of 110dB is equivalent to the sound of jet engine 100m away. Despite their small size, bats can reach a sound pressure level of 137 dB, amongst the loudest animals in the world. But because of their high frequency, these sounds are inaudible to the human ear.

Pubblicato in Scienceonline

 

 


Presentato uno studio congiunto OGS e Università degli Studi di Trieste sul mare del FVG, il primo che dimostra l'assenza di segnali virali associati al COVID 19 nelle acque marine italiane.


Il Coronavirus (SARS-CoV-2) è presente nelle acque marine?


Se lo sono chiesto i ricercatori dell'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale - OGS e del Dipartimento di Scienze della vita dell'Università di Trieste, che a maggio hanno avviato un progetto per valutare la qualità del mare del Friuli Venezia Giulia.

"I ricercatori hanno iniziato un lavoro di campionamento in 5 punti diversi lungo la costa del FVG" spiega Cosimo Solidoro, direttore della sezione di oceanografia di OGS. "Nonostante diversi ricercatori abbiano asserito l'assenza del virus SARS-CoV-2 nelle acque di mare, abbiamo voluto provarlo sperimentalmente" precisa. I siti di prelievo (Lignano, offshore nella laguna di Grado-Marano, Barcola, Brojenca-Filtri di Aurisina, Centro del Golfo di Trieste) sono stati selezionati in base all'esposizione alle fonti di contaminazione delle acque di scarico dei centri abitati I risultati sono confortanti perché in nessuno dei campioni analizzati è stata riscontata la presenza dell'RNA del virus SARS-CoV-2.

"Anche se non si può affermare con assoluta certezza l'assenza di Coronavirus nelle acque di mare dell'intero Adriatico - spiega ancora Solidoro – la non presenza di tracce di SARS-CoV-2 rivelata dal nostro studio è già una buona notizia per la popolazione, per i turisti e per gli operatori del settore". Lo Studio è il primo che dimostra l'assenza di segnali virali associati al COVID 19 nelle acque marine italiane.

Pubblicato in Ambiente

 

Montmaurin-La Niche mandible/M. Martínez de Pinillos



The Dental Anthropology Group of the Centro Nacional de Investigación sobre la Evolución Humana (CENIEH), in collaboration with the paleoanthropologist Amélie Vialet of the Muséum National d’Histoire Naturelle (MNHN) in Paris, has just published a detailed external and internal study of the molars in the mandible from the French site of Montmaurin-La Niche in the Journal of Human Evolution, whose results strengthen the hypothesis that the settlement of Europe could have been the result of several waves of migration at different times by a common source population.

The aim in this paper, led by the researchers Marina Martínez de Pinillos (CENIEH) and Laura Martín-Francés (CENIEH and PACEA-University of Bordeaux), is to shed light on the origin of the Neanderthals. The latest data obtained from paleontological and geomorphological studies place the Montmaurin-La Niche mandible in a chronologically intermediate position between the fossils of the Middle Pleistocene and the Neanderthals.

Pubblicato in Scienceonline

Normalized viral load values in 205 hospitalized and non-hospitalized patients (p=0.014) showing significant higher viral load in the latter population. Bold horizontal lines represent medians. Source: The American Journal of Pathology.



Less symptomatic patients have a higher viral load when diagnosed and may carry a higher virus shedding risk potential, possibly representing an important overlooked population for infection containment, report scientists in The American Journal of Pathology

Philadelphia, July 14, 2020 – In a retrospective study, investigators from New York University Langone Health found that the quantity of SARS-CoV-2 (viral load) collected from patients in the emergency department is significantly higher in patients with fewer or milder symptoms who did not require hospitalization—the opposite of what might be expected. Reporting in The American Journal of Pathology, published by Elsevier, they also found that a patient’s history of cancer and cardiovascular disease is associated with higher viral loads even after adjusting for age.

The study was designed to determine possible associations between the viral load measured in patients positive for SARS-CoV-2 and their clinical parameters including severity of symptoms, hospital admission vs direct discharge, length of hospitalization, admission to the intensive care unit, length of need for oxygen support, and overall survival.

Pubblicato in Scienceonline



"La "Pacific South", una nave mercantile proveniente dal Brasile con un carico di oltre 100.000 tonnellate di soia - il più grande carico di soia mai sbarcato all’interno dell'UE - ha attraccato qualche giorno fa ad Amsterdam. E’ salpata dal Paraná con soia coltivata su circa 40.000 ettari di terreno*, (circa 60.000 campi da calcio) che un tempo era foresta o prateria. Questa terra è stata quindi disboscata per far posto a una coltivazione che è soprattutto alla base dell’alimentazione degli animali domestici per la produzione di carne.

Il report Deforestation made in Italy **curato da Etifor (spin-off dell’Università di Padova) riporta che, secondo gli studi di Pendrill et al. (2019) il 62% della superficie deforestata lorda su scala globale nel periodo 2005-2013 (equivalente a 5,5 Milioni di ettari/anno) è attribuibile all’espansione di aree agricole (principalmente per la produzione di soia e cereali), pascoli (per la produzione di carne e derivati) e piantagioni (tanto forestali quanto di palma da olio). Il consumo italiano di soia avrebbe provocato, tra il 2000 e il 2010, una deforestazione media di almeno 16.000 ettari/anno.

Pubblicato in Ambiente

Dopo il periodo di interruzione, dovuto al Covid-19, la ripresa dell’attività fisica espone a maggior rischio di infortuni. Le regole per non compromettere muscoli e articolazioni, stilate da uno dei massimi specialisti in traumatologia e consulente di atleti professionisti.


Brescia, 15 luglio 2020 – Dopo mesi di lock-down, l’attività fisica all’aperto è ripresa a pieno ritmo. Ma la cautela è d’obbligo; il rischio di andare incontro ad infortuni è infatti proprio dietro l’angolo, poiché “dopo un periodo di interruzione sia chi pratica sport con regolarità da anni, che chi ha cominciato da poco, perde l’elasticità muscolare tendinea, la forza e subisce una riduzione della propriocezione articolare”. A spiegarlo è il Prof. Francesco Benazzo, ortopedico di fama internazionale, dal mese di marzo nell’equipe della Poliambulanza di Brescia, noto per la sua specializzazione in ambito sportivo, Consulente della Federazione italiana di Atletica leggera e delle squadre di vari club calcistici, dal 2014 Fondatore e Presidente del Co.R.S.A (Consorzio Universitario Pavese, per la Riabilitazione Sportiva degli Atleti). Il Professore invita alla gradualità nella ripresa dell’attività fisica e stila un decalogo delle regole che è bene seguire a tutela della propria salute.

Pubblicato in Medicina

Pubblicato sulla rivista “Cancer Discovery” lo studio che suggerisce come aggredire clinicamente i tumori con la mutazione G12C del gene KRAS utilizzando farmaci contro il Recettore del Fattore di Crescita Epidermico

 È stato pubblicato, sulla rivista scientifica Cancer Discovery, lo studio dal titolo “EGFR blockade reverts resistance to KRASG12C inhibition in colorectal cancer”, condotto da un team internazionale di esperti guidato da Alberto Bardelli, direttore del Laboratorio di Oncologia Molecolare all’IRCCS Candiolo e docente del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino e coordinato da Sandra Misale, dottorata dell’Università di Torino, e attualmente ricercatrice associata al Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York. Il team ha esaminato su modelli cellulari gli effetti di AMG510, un farmaco sperimentale contro il cancro che agisce da inibitore del gene KRAS G12C.

Pubblicato in Medicina

Medicina

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