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Secondo la ricerca, realizzata con la borsa Rita Levi Montalcini per il “rientro dei ricercatori”, la convergenza tra placche tettoniche che genera gli archi vulcanici è responsabile per la produzione di ingenti quantità di metano e idrogeno molecolare che alimentano dal basso la vita microbica nella biosfera profonda. Il lavoro sarà pubblicato da Nature Communications

 Uno studio, nell’ambito delle Scienze della Terra e della vita, di cui è capofila un ricercatore dell’Università di Torino, Alberto Vitale Brovarone, apre a nuovi scenari geologici e sarà pubblicato sull’autorevole rivista Nature Communications. La ricerca ha identificato alcune fonti profonde (fino a 80 km di profondità) di fonti di energia di natura abiotica (non legate all’attività biologica) come il metano e l’idrogeno molecolare, aprendo un nuovo scenario con possibili implicazioni sull’origine, massa e distribuzione di biosfera profonda. Lo studio sostiene che queste sorgenti profonde alimentano dal basso la vita nella biosfera profonda.

Pubblicato in Geologia
Giovedì, 06 Agosto 2020 08:02

Mentire dipende da quanto mangiamo?


Uno studio condotto dal Joint Research Center della Commissione Europea, a cui ha partecipato l’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr getta le basi per comprendere quanto il nostro metabolismo influenzi la propensione a mentire. Dall’esperimento è emerso che mentire dipende in parte dai livelli di glucosio nel sangue e che potrebbe essere associato all’obesità. I risultati sono stati pubblicati dalla rivista Scientific Reports

 

Uno studio a cui ha partecipato l’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Istc), condotto dal Joint Research Center della Commissione Europea e il Gate-Lab del Cnr francese, getta le basi per comprendere l’influenza del metabolismo sulla propensione a mentire. I ricercatori hanno lavorato con 150 soggetti sperimentali, e hanno dimostrato che la propensione a dire il falso dipende in parte dai livelli di glucosio nel sangue e che potrebbe esserci un legame con l’obesità. Questi risultati sono stati pubblicati dalla rivista Scientific Reports del gruppo Nature.

“Ad oggi, sappiamo che i cambiamenti dello status energetico a breve termine, come quelli indotti dal digiuno o dalla sazietà, e quelli a lungo termine, come quelli associati all'obesità, possono influenzare una vasta gamma di processi cognitivi, quali memoria, attenzione, propensione al rischio e autocontrollo. Quest’ultimo è un elemento centrale per la capacità di compiere scelte etiche e morali”, spiega Eugenia Polizzi, ricercatrice Cnr-Istc e prima autrice dello studio.

Pubblicato in Medicina



Con la scoperta delle tracce di nidificazione di tartaruga marina Caretta caretta sulla spiaggia di Macchiatonda a Capalbio (antistante l’Oasi WWF di Burano), in provincia di Grosseto, sale a cinque il numero di possibili nidi nella regione Toscana. Quest'anno ben tre nidi di tartaruga marina sono stati confermati dall’associazione tartAmare sulle spiagge del comune di Castiglione della Pescaia (GR), ed un quarto possibile nido si trova sulla spiaggia della Giannella (GR) messo in sicurezza dagli operatori del WWF. Se tutte le deposizioni fossero confermate, si tratterebbe del record regionale di nidificazioni.
I numeri, benché decisamente inferiori rispetto a regioni italiane storicamente interessate da questo fenomeno, avvalorano l’ipotesi che questi animali stiano spostando la propria area di nidificazione fino alle coste della Toscana.

Pubblicato in Ambiente



Africa may import as much as 20 per cent of animal source foods such as beef, poultry and milk by 2050 if it does not adopt innovative policies to meet increasing demand, a report warns.

The World Bank projects that African producers will be unable to satisfy the growing demand for livestock products.

The report, which was published by the Malabo Montpellier Panel this month (15 July), says that the average African as of 2013 consumed about 19 kilograms of meat and 44 kilograms of milk per year but these are expected to rise to 26 kilograms and 64 kilograms respectively in 2050.

The 16-member expert panel reviewed policies and other publications on livestock in Africa and used case studies to assess the lessons learned from four countries – Ethiopia, Mali, South Africa and Uganda – to provide recommendations for Africa’s livestock sector.

Pubblicato in Scienceonline



The drug tocilizumab, which is used in the treatment of various forms of arthritis, can greatly shorten the time on ventilation and shorten hospital stays for patients with severe COVID-19, a new study from Karolinska Institutet and Karolinska University Hospital published in The Journal of Internal Medicine reports.

“The report is, as far as we know, the first from Sweden to present results of a specific drug intervention for severe cases of COVID-19,” says principal investigator Piotr Nowak, researcher at Karolinska Institutet and infectious diseases consultant at Karolinska University Hospital (Huddinge).

The retrospective study began in March 2020 during an early phase of the COVID-19 pandemic and included 87 patients with severe COVID-19 in intensive care at Karolinska University Hospital in Huddinge, south of Stockholm. 29 of the patients received tocilizumab, a drug approved for the treatment of rheumatoid arthritis that blocks the so-called IL-6 receptor to prevent viral hyperinflammation (cytokine storm). Hyperinflammation triggered by the new coronavirus is central to the pathological process and causes high levels of the cytokine IL-6, which are associated with a more severe COVID-19 disease.

The differences between the treatment and control groups were significant. Patients who received tocilizumab were hospitalised for a much shorter length of time, including time spent on a ventilator, than those who received the standard treatment. The time spent on ventilation wasreduced by ten days, the time spent in intensive care by eight days, and the total hospital stay by ten days. The treatment was not associated with serious adverse events.

Pubblicato in Scienceonline


Una fregata FREMM ci costa quanto lo stipendio per un anno di 10.662 medici, per un caccia F-35 si spende la stessa cifra che serve per allestire 3.244 posti letto in terapia intensiva, un sottomarino nucleare di classe Virginia costa come 9.180 ambulanze.

L’industria bellica viene percepita come una risorsa per l’economia e una necessità per la sua sicurezza: una nuova ricerca dell’unità investigativa di Greenpeace, realizzata dopo il Covid-19, dimostra non solo quanto la spesa militare sia improduttiva ma anche quanto sia necessario investire di più su welfare, istruzione, ambiente per preparare il Pianeta ad affrontare minacce meno visibili ma già in atto.

L’attuale pandemia, infatti, ha dimostrato con estrema forza che la spesa in armamenti non garantisce la sicurezza e che i tagli alla sanità pubblica, solo per fare un esempio, hanno messo a rischio l’intera popolazione.

“La nostra ricerca parte da una domanda semplice. Per metterci “al sicuro” ha più senso spendere per l’acquisto di un carro armato o per decine di migliaia di tamponi? Se questi ultimi mesi ci hanno insegnato qualcosa, è che la sicurezza non si raggiunge con la potenza militare. Dovremmo ripensare la spesa pubblica affinché serva la salute e il reale benessere delle persone e del Pianeta”, dichiara Chiara Campione, portavoce della campagna Restart di Greenpeace Italia. Da qui il nome del progetto: le Persone e il Pianeta Prima del Profitto, per “chiedere al Governo italiano di usare i soldi pubblici investendo su salute, educazione, energie rinnovabili, green jobs, agricoltura ecologica, trasporto pubblico e disinvestire dalle spese belliche”, aggiunge.

Pubblicato in Medicina
Mercoledì, 05 Agosto 2020 09:05

Nanocrystals to deliver oxygen to brain tumours



Glioblastoma, the most widespread and lethal primary brain tumour in adults, is notoriously difficult to treat due to the surrounding lack of oxygen essential to the effectiveness of current treatment. A team of CNRS and University of Caen Normandie1 researchers have successfully delivered the necessary oxygen to the tumour using zeolite nanocrystals. While inhaling oxygen supplies only healthy brain tissue, the nanoparticles are able to target the tumour itself, whose growth causes damage to the barrier separating the brain from the circulatory system. This allows nanocrystals delivered intravenously to reach the tumour. The researchers also demonstrated that nanozeolites are harmless both to other cells and animals. The oxygen-rich nanocrystals have been shown to be effective in increasing oxygenation of the glioblastoma. This proof of concept paves the way for future improvements to existing treatments. The study was recently published online in Biomaterials with a print version expected in October 2020.

Notes

1. The scientists are part of the Imaging and Therapeutical Strategies in Cerebral and Tumoral Pathologies laboratory (ISTCT – CNRS/CEA/University of Caen Normandie), Cyceron imaging platform (CNRS/University of Caen Normandie) and the Catalysis and Spectrochemistry Laboratory (LCS – CNRS/Eniscaen/University of Caen Normandie).

https://www.cnrs.fr/en/nanocrystals-deliver-oxygen-brain-tumours

Pubblicato in Scienceonline



Un gruppo di ricerca internazionale composto da Istituto di fotonica e nanotecnologie del Cnr (Cnr-Ifn), Politecnico di Milano, Sincrotrone di Amburgo e Massachusetts Institute of Technology, è riuscito a sintetizzare delle “forme d'onda ottiche” attraverso la sovrapposizione sincronizzata di diversi impulsi di luce. Tali impulsi di luce “scolpiti” a piacimento dall’utente serviranno per studiare i meccanismi atomici e molecolari. I risultati sono pubblicati su Nature Photonics .

A partire dalla sua invenzione nel 1960, il laser ha rivoluzionato non solo la scienza e la tecnologia, ma anche la vita di tutti i giorni, con applicazioni che vanno dalla medicina alle lavorazioni meccaniche alle comunicazioni su fibra ottica e alla conservazione dei beni culturali. Tra le sue proprietà eccezionali, il laser consente di generare flash di luce incredibilmente brevi, fino alla durata di pochi femtosecondi, ovvero pochi milionesimi di miliardesimo di secondo. Tali impulsi, grazie alla loro durata brevissima, consentono di studiare fenomeni ultrarapidi, quali i processi alla base della visione e della fotosintesi, e grazie alla loro altissima intensità modificano gli atomi e le molecole creando nuovi stati della materia. Il controllo delle proprietà e della forma di questi impulsi è perciò di importanza fondamentale sia scientifica sia applicativa ed è oggetto di intensi studi sin dagli anni ‘80.

Pubblicato in Tecnologia


La ASST di Monza è stata in prima linea durante la fase acuta dell’epidemia, oltre 1750 pazienti trattati tra marzo e maggio e ha sostenuto uno dei più grandi studi di storia naturale della malattia, STORM, che ha raccolto i sieri di oltre 600 pazienti durante la pandemia e che serviranno per le ricerche future.

Ora si prepara, con l’Università di Milano Bicocca, ad avviare insieme ad altri 2 centri italiani la sperimentazione di Fase 1 su volontari sani del vaccino tutto italiano prodotto da Takis e Rottapharm Biotech.

Nel campo dei vaccini contro il nuovo Coronavirus esistono diverse piattaforme tecnologiche. Quella in sviluppo da parte di Takis e Rottapharm Biotech è basata sul DNA ed è molto innovativa, anche dal punto di vista clinico.

Secondo il prof. Paolo Bonfanti, Professore Associato di Malattie Infettive dell’Università di Milano Bicocca e Direttore del Reparto di Malattie Infettive del San Gerardo “il vaccino è innovativo perché, a differenza di altri attualmente in sperimentazione, non utilizza per la produzione di anticorpi un vettore virale, per esempio un adenovirus inattivato, ma è costituito da un frammento di DNA che, una volta iniettato nel muscolo stimola una reazione immunitaria (sia di tipo anticorpale che cellulare) che previene l’infezione”. “Questa piattaforma tecnologica” prosegue Bonfanti “assicura inoltre la ripetibilità della vaccinazione se la risposta non fosse duratura”.

Pubblicato in Medicina




Avevamo visto giusto all’assemblea dei soci ACEA del 29 Maggio ovvero quando abbiamo posto quesiti specifici sul progetto del nuovo potabilizzatore delle acque del Tevere.

Ai primi di Luglio diverse testate hanno confermato la volontà dell’azienda di dissetare i romani con l’acqua dello storico fiume. Il primo potabilizzatore è stato realizzato a Grottarossa a fine 2018 e potrebbe soddisfare le esigenze di 350.000 romani e romane, ma ora ACEA fa le cose in grande. Ne progetta un altro 5 volte più grande, in grado di coprire 1.750.000 romani e romane. Sommando il potabilizzatore di Grottarossa con quello in progettazione, dunque, nei prossimi anni almeno 2 milioni di cittadini e cittadine potrebbero un giorno bere l’acqua del Tevere.

Pubblicato in Ambiente

Medicina

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