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Immagine relativa al contenuto Nuova speranza per la diagnosi e cura del tumore pediatrico del cervelletto

Nei laboratori del CEINGE, il Centro di Ingegneria Genetica e Biotecnologie Avanzate di Napoli, è nata una nuova speranza per la diagnosi e cura del tumore pediatrico del cervelletto (il medulloblastoma-gruppo 3): i ricercatori hanno svelato la "regia" delle metastasi ed hanno sperimentato in vivo un nuovo farmaco in grado non solo di fermare la proliferazione metastatica, ma di invertire il processo da maligno in benigno. La molecola è stata testata su modelli murini ed è risultata pienamente efficace e senza controindicazioni.  Ora dovrà ora essere sottoposta agli studi di tossicità e farmacodinamica nell'uomo, perché possa essere utilizzata a scopo terapeutico nei bambini. Si tratta di un traguardo importante per la diagnosi e la cura di un tipo tumore pediatrico per il quale oggi esiste solo la possibilità di attuare un protocollo cosiddetto "ad alto rischio". In pratica non esiste terapia.

Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale "Brain" (Oxford, Journal of Neurology), è stato realizzato dall'equipe di ricercatori coordinata da Massimo Zollo, docente di Genetica presso l'Università Federico II di Napoli Dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche e "Principal Investigator" del CEINGE, responsabile di Unità e della "Banca dei Gruppi Rari" presso il Dipatimento Assistenziale di Medicina Trasfusionale della Azienda Ospedaliera Federico II.

Pubblicato in Medicina

Una ricerca di stratigrafia integrata del fondo dei laghi del bacino di Rieti, condotta da un team di ricercatori INGV, Università del Nevada (USA) e della Tuscia, mette in luce l’influenza dei cambiamenti climatici e sociali nell’evoluzione del paesaggio dell’Appennino centrale, nel corso degli ultimi tre millenni. La ricerca è stata pubblicata su Scientific Reports

Uno studio sulle carote sedimentarie, prelevate dal fondo dei laghi del bacino di Rieti (Lago Lungo e Lago di Ripasottile), ha messo in luce l’influenza dei cambiamenti climatici e sociali sull’evoluzione del paesaggio dell’Appennino Centrale, dall’epoca romana in poi. I risultati della ricerca, condotta da un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) - sede di Roma, dell’Università del Nevada (USA) e della Tuscia (Viterbo), sono stati pubblicati su Scientific Reports del gruppo editoriale di Nature (https://www.nature.com/articles/s41598-018-20286-4). “Da queste carote di sedimento”, spiega Leonardo Sagnotti, direttore del Dipartimento Ambiente dell’INGV, “è stato possibile effettuare misure e analisi, ad alta risoluzione, sulle proprietà magnetiche, la composizione chimica, le caratteristiche sedimentologiche e sul contenuto in pollini dei sedimenti”.

Pubblicato in Ambiente

 

 

 

 

Researchers from the Universitat Politècnica de València, belonging to the Concrete Science and Technology University Institute (ICITECH, in Spanish), have developed a new construction element that improves earthquake protection for buildings and bridges. Its name is “Smart Seismic Concrete Connection” (SSCC). It improves the connection between the structural materials and stands out for its high capacity to change shape without breaking. In addition, it allows the structure to recover its original shape after an earthquake and it barely needs subsequent repairs. The team working at the ICITECH UPV includes José Luis Bonet, Javier Pereiro and Alberto Navarro.

“The use of this system permits having self-centering structures. The invention comes from the desire to solve a need for today’s society: constructing seismic-resistant structures for people, and maintaining their operating capacity after an earthquake, without major repairs or economic losses,” says José Luis Bonet. Patented by UPV, this new element aids to improve structural resistance against any combination of events. It is also notable because it is easy to install. It barely requires maintenance and does not need additional space like other systems—such as the huge pendulums in some Asian buildings—because it is placed inside columns, beams and walls.

Pubblicato in Scienceonline

 

 

 

L’Icar-Cnr ha progettato un sistema intelligente per il controllo decentrato in tempo reale delle reti di drenaggio urbano, al fine di mitigare i danni prodotti da allagamenti ed eventi piovosi estremi. Lo studio, condotto in collaborazione con il Dipartimento di ingegneria civile dell’Università della Calabria e il Comune di Cosenza con il supporto del progetto Pon Res-Novae, è stato pubblicato su Jnca

 

Durante eventi piovosi intensi, gli allagamenti prodotti dalla saturazione della rete di drenaggio ed il sovraccarico degli impianti di depurazione rappresentano un potenziale rischio per la vita umana, le risorse economiche e l’ambiente. Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Journal of Network and Computer Applications (Jnca) le applicazioni dell’Internet of Things (IoT) possono essere d’aiuto per prevedere, gestire ed arginare questo genere di fenomeni.

“Nell’articolo proponiamo di dotare le condotte delle reti di drenaggio di sensori e paratoie elettromeccaniche intelligenti, coordinate da un algoritmo di consenso decentralizzato e controllate localmente attraverso un regolatore che consente di definire il grado di apertura della paratoia in modo da regolarne il deflusso e la portata dell’acqua nella condotta, spiega Andrea Vinci, ricercatore dell’Icar-Cnr e tra gli autori dello studio. “Per mitigare tali fenomeni, i sistemi distribuiti di controllo in tempo reale rappresentano una soluzione valida e conveniente. Il metodo mira a ottimizzare la capacità di invaso della rete di drenaggio urbano, in modo da utilizzare le porzioni più scariche per accumulare gli eccessi ed evitare allagamenti e sovraccarico degli impianti di depurazione a valle della rete. L’approccio decentrato permette al sistema di superare guasti ed ostruzioni in punti specifici delle condotte”.

Pubblicato in Tecnologia
Martedì, 27 Febbraio 2018 06:45

Did humans domesticate themselves?

 

Craniofacial differences between modern humans and Neanderthals (top) and between dogs and wolves (bottom). Picture: PLOS ONE

 

Human ‘self-domestication’ is a hypothesis that states that among the driving forces of human evolution, humans selected their companions depending on who had a more pro-social behavior. Researchers from a team of the UB led by Cedric Boeckx, ICREA professor at the Department of Catalan Philology and General Linguistics and member of the Institute of Complex Systems of the University of Barcelona (UBICS), found out new genetic evidence for this evolutionary process. The study, published in the science journal PLOS ONE, compared the genomes of modern humans to those of several domesticated species and their wild animal type, in order to look for overlapping genes that were associated with domestication traits, such as docility or a gracile physiognomy. The results showed a statistically significant number of genes associated with domestication which overlapped between domestic animals and modern humans, but not with their wild equals, like Neanderthals. According to the researchers, these results reinforce the human self-domestication hypothesis and “help to shed light on one aspect that makes us human, our social instinct”.

Pubblicato in Scienceonline
 
Scoperti 17 geni malattia grazie alle analisi genomiche. Seguiti circa 10.000 casi. Il 28 febbraio la giornata mondiale delle malattie rare Sono circa 350 i bambini affetti da malattie rare che hanno ricevuto una diagnosi dopo un'attesa media di 7 anni, grazie ai medici e ai ricercatori del Bambino Gesu'. Si tratta di circa il 50% dei pazienti entrati nel programma dedicato ai malati rari e avviato due anni fa dall'Ospedale della Santa Sede. In occasione della giornata mondiale delle malattie rare, che si celebra il 28 febbraio, il Bambino Gesu' rende noti i risultati del lavoro sostenuto dalla campagna 'Vite Coraggiose', dedicata dalla Fondazione Bambino Gesu' onlus alla ricerca e alla cura delle malattie genetiche senza nome, orfane di diagnosi. "Sono risultati di cui siamo particolarmente orgogliosi- commenta il direttore scientifico Bruno Dallapiccola- ottenuti grazie alla capacita' di presa in carico dei pazienti da parte dell'Ospedale, all'approccio clinico multidisciplinare, all'apporto delle tecnologie di sequenziamento genetico di ultima generazione e alla capacita' di fare rete che mette insieme le diverse realta' attive nel mondo delle malattie rare, tanto a livello nazionale, quanto a livello europeo".
Pubblicato in Medicina

Ottenuto un Proof of concept da 150.000 Euro dall’UE Milano

Ricerca di base e mercato non sono poi così distanti, se l’idea nata in laboratorio è davvero buona. Lo dimostra la storia di MINIRES, una nuova molecola (bioelastomero) utilizzabile dalla cosmetica al settore biomedicale, di semplice struttura chimica, facile da produrre e a bassi costi.

Già vincitrice nel 2017 di Switch2Product – Innovation Challenge, MINIRES ha ottenuto un nuovo importante riconoscimento, stavolta a livello europeo. La tecnologia sviluppata da Pierangelo Metrangolo, Francesca Baldelli Bombelli e Andrea Pizzi del Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica "Giulio Natta" del Politecnico di Milano è risultata infatti vincitrice di un finanziamento Proof-of-Concept dell'European Research Council per un totale di 150.000 Euro. I Proof – of-concept sono specificamente erogati per dare ai ricercatori la possibilità di trasformare le loro invenzioni in prodotti commerciabili.

“MINIRES può essere utilizzato come agente di formulazioni cosmetiche, in applicazioni biomedicali, per la produzione di supporti per l’ingegneria tissutale, la medicina rigenerativa per la creazione di tessuti e vasi sanguigni artificiali, per il rilascio modificato di farmaci e nella realizzazione di polimeri avanzati come elastomeri termoplastici”, spiega Pierangelo Metrangolo. MINIRES rappresenta una geniale evoluzione degli elastomeri convenzionali, sostanze che hanno le proprietà chimico-fisiche tipiche del caucciù, in particolare la capacità di subire grosse deformazioni riassumendo la propria dimensione una volta tornati “a riposo”. La nuova molecola è ispirata alla resilina, una particolare proteina elastomerica naturale di cui sono costituite le strutture flessibili degli insetti, la cui struttura chimica conferisce ai materiali eccezionali proprietà elastiche. Minires sfida i pochissimi macro - produttori che detengono più della metà del mercato mondiale nella produzione di elastomeri comuni introducendo una molecola più economica e più performante. “Il proof of concept appena ottenuto valida la nostra idea a livello imprenditoriale – continua Metrangolo – siamo già al lavoro per rendere la nostra molecola ancora più appetibile per aziende o investitori privati o di venture capital”

Pubblicato in Tecnologia

 

'Una goccia di polimero liquido illuminata da un fascio laser visibile’


Una ricerca dell’Istituto nazionale di ottica del Cnr ha dimostrato la possibilità di intrappolare un fascio luminoso al suo interno e di eccitare onde acustiche di superficie con le caratteristiche di emissione intensa e coerente di un laser. Lo studio delle onde così generate permette di analizzare il liquido utilizzato, di natura biologica e non, con importanti ricadute in ambito medico, chimico e ambientale. I risultati sono pubblicati su Physical Review Letters

 

Una ricerca dell’Istituto nazionale di ottica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ino-Cnr) di Napoli ha mostrato la possibilità di realizzare un vero e proprio laboratorio all’interno di una goccia liquida generando onde ad altissima frequenza sulla superficie delle stesse. Lo studio, svolto in collaborazione con il Technion Israel Institute of Technology di Haifa, è stato pubblicato sulla rivista Physical Review Letters in evidenza come Editor’s Suggestion.
“Le onde generate sulla superficie della goccia hanno le stesse caratteristiche di emissione intensa e coerente di un laser, ma corrispondono in questo caso a vibrazioni ad alta frequenza, nel range ultrasonico-ipersonico, anziché a fotoni”, commenta Gianluca Gagliardi, ricercatore Ino-Cnr. “Il risonatore optomeccanico così realizzato si comporta come un vero e proprio micro-oscillatore, pur essendo costituito interamente da liquido mantenuto in forma sferica dalla sola tensione superficiale, che garantisce una regolarità superficiale quasi perfetta rendendo la goccia così un risonatore ottico ideale. Quando la quantità di liquido in gioco è inferiore a un determinato livello, tipicamente un microlitro (un milligrammo), la forza di gravità ha un effetto sostanzialmente trascurabile rispetto alla tensione e quindi la goccia può essere manipolata agevolmente e tenuta sospesa ad un capillare o poggiata su una superficie senza che questo perturbi in modo importante la sua sfericità. In questo modo, un oggetto così semplice e comune in natura viene trasformato in un sofisticato elemento ottico, al pari di un dispositivo costituito da materiale solido, come lenti e specchi”.
La gocciolina “in virtù della sua perfezione e della trasparenza del liquido consente, se illuminata da un laser in direzione tangenziale, di mantenere la luce intrappolata lungo traiettorie equatoriali per un tempo migliaia di volte più lungo che in condizioni normali”, continua il ricercatore. “Non solo. La goccia si comporta come risonatore acustico in cui parte dell’energia trasportata dalla luce si trasferisce alla superficie per eccitare onde ultrasoniche e ipersoniche, amplificate al suo interno come nella cupola di una chiesa”.

Pubblicato in Tecnologia

 Successful preschool nutrition education programs should simplify information into developmentally appropriate concepts, according to a new study published in the Journal of Nutrition Education and Behavior

Approximately one in four preschoolers in the US are overweight or obese, and poor nutrition in early childhood has enduring consequences to children’s cognitive functioning. Preschool, therefore, is a critical period for children to begin to make their own dietary decisions to develop life-long healthy eating habits. A new study published in the Journal of Nutrition Education and Behavior found that preschoolers who learned how to classify food as healthy or unhealthy were more likely to say they would choose healthy food as a snack.“Few studies have considered the active role preschoolers have as they develop an understanding of healthy living,” said lead author Jody S. Nicholson, PhD, Department of Psychology, University of North Florida. “At this age they are not able to explain why they know something is healthy or how the body processes food, but they can identify that fruit, vegetables, and milk are good for them.”

Pubblicato in Scienceonline

 

Una promettente cura che “ringiovanisce il duodeno”, porzione dell’intestino considerata nevralgica nello sviluppo di questa grave malattia metabolica sempre più diffusa.


È in corso presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma la sperimentazione clinica di fase II su pazienti diabetici per testare una nuova promettente cura non-farmacologica: si tratta di usare il calore per rigenerare una mucosa intestinale “sana” agendo su una parte dell’intestino, il duodeno, sede di rilascio di ormoni coinvolti nelle cause della malattia diabetica. La tecnica, effettuata in endoscopia mini-invasiva sotto sedazione con un'apparecchiatura e un catetere che permettono di applicare con la massima precisione il calore alla mucosa del duodeno per brevissimo tempo, è stata già testata su numerosi pazienti in un primo ciclo sperimentale, dimostrandosi assolutamente sicura e potenzialmente efficace. “I nuovi test clinici, denominati Revita 2, in corso (al momento sono stati arruolati 11 pazienti), serviranno a convalidarne l’efficacia anti-diabete dell’innovativo trattamento”, spiega il professor Guido Costamagna, direttore dell'Unità Operativa Complessa di Endoscopia Digestiva Chirurgica del Gemelli e direttore dell’Istituto di Clinica chirurgica generale e Terapia Chirurgica all’Università Cattolica, sede di Roma, leader riconosciuto a livello mondiale in endoscopia terapeutica.

Pubblicato in Medicina

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