TUMORI DELLA MAMMELLA E OVAIO: “IL 10% È DOVUTO A TRASMISSIONE EREDITARIA

I TEST GENETICI PER PREVENIRE LA MALATTIA NELLE DONNE A RISCHIO”
Stefania Gori, presidente AIOM: “Essere portatrice di una mutazione dei geni BRCA1/2 comporta una maggiore probabilità, ma non la certezza di ammalarsi”. Fabrizio Nicolis, presidente Fondazione AIOM: “Le strategie a disposizione spaziano dalla sorveglianza intensiva alla chirurgia profilattica”
La nuova frontiera della prevenzione dei tumori passa dai test genetici. In particolare la mutazione di due geni, BRCA1 e BRCA2, aumenta il rischio di sviluppare le neoplasie della mammella e dell’ovaio. Per sensibilizzare tutti i cittadini sull’importanza di sottoporsi allo screening genetico in presenza di precedenti casi di queste due neoplasie in famiglia, Fondazione AIOM e AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) hanno realizzato un opuscolo che sarà distribuito in tutte le oncologie italiane. “Si stima infatti che il 5-10% dei tumori della mammella e il 10-20% delle neoplasie dell’ovaio siano dovuti a una predisposizione ereditaria, riconducibile in particolare alle mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 – sottolinea Stefania Gori, presidente nazionale AIOM -. La probabilità di trasmettere ai figli queste mutazioni è del 50%. Va sottolineato che esserne portatori comporta una maggiore probabilità, ma non la certezza di ammalarsi. Non si eredita cioè il tumore, ma il rischio di svilupparlo. Se nel nucleo familiare si sono verificati più casi di tumore alla mammella o all’ovaio, soprattutto se insorti in giovane età, è importante rivolgersi a un centro specializzato. Una consulenza di carattere onco-genetico permette di pianificare un percorso di prevenzione e di cura mirato ed efficace”. Le donne che ereditano la mutazione di BRCA1 hanno una probabilità del 57% di ammalarsi di tumore alla mammella e del 40% di sviluppare un tumore ovarico nel corso della vita.
L’intelligenza artificiale esplora il clima e trova conferme e novità

In una ricerca dell’Iia-Cnr, pubblicata sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature, reti di neuroni artificiali – che apprendono il funzionamento del sistema climatico dai dati osservati nel passato – confermano le azioni umane come causa principale del riscaldamento globale recente e conducono a nuove scoperte sui cambiamenti climatici dell’ultimo secolo
Le applicazioni dell’intelligenza artificiale (IA), sia in ambito scientifico che tecnologico, sono molto numerose. Pochi, tuttavia, si aspetterebbero che l’IA possa aiutarci a comprendere le origini di un problema attuale e pressante come quello dei cambiamenti climatici. Una ricerca recente dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (Iia-Cnr), pubblicata sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature e condotta in collaborazione con l’Università di Torino e l’Università di Roma Tre, ha mostrato come modelli di reti di neuroni artificiali (le cosiddette reti neurali) siano in grado di ‘comprendere’ i complessi rapporti tra i vari influssi umani o naturali e il comportamento climatico. “Il cervello di un bambino che cresce aggiusta pian piano i propri circuiti neuronali e impara infine semplici regole e relazioni causa-effetto che regolano l’ambiente in cui vive, per esempio per muoversi correttamente all’interno di esso”, spiega Antonello Pasini, ricercatore dell’Iia-Cnr e primo autore della ricerca. “Come questo bimbo, il modello di cervello artificiale che abbiamo sviluppato ha studiato i dati climatici disponibili e ha trovato le relazioni tra i fattori naturali o umani e i cambiamenti del clima, in particolare quelli della temperatura globale”.
Epatite B, identificato virus in mummia di 450 anni fa
Per anni si e' pensato che la causa della morte di un bambino vissuto circa 500 anni fa, il cui corpo fu imbalsamato e conservato nelle arche sepolcrali della Basilica di San Domenico Maggiore a Napoli, fosse il vaiolo. Oggi, un team internazionale di ricercatori della McMaster University di Hamilton in Canada, diretto da Hendrik Poinar, e della Divisione di Paleopatologia dell'Universita' di Pisa, costituito da Gino Fornaciari e Valentina Giuffra, ha appurato che il bambino era portatore del virus dell'epatite B, gettando nuova luce su un agente patogeno complesso e mortale, che uccide quasi un milione di persone ogni anno. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista online 'Plos Pathogens'.
Nel corso delle missioni esplorative dell'Universita' di Pisa nella Basilica di San Domenico Maggiore a Napoli, dirette dal professor Gino Fornaciari negli anni '80-'90, fu ritrovata la mummia intatta di un bambino di due anni che indossava ancora la veste monastica dell'Ordine Domenicano, grazie alla quale i ricercatori hanno ottenuto il sequenziamento completo del genoma di un antico ceppo del virus dell'epatite B (HBV). "Mentre in genere i virus si evolvono molto rapidamente, e' stato visto che questo antico ceppo di Hbv e' mutato poco negli ultimi 450 anni- spiega il professor Fornaciari- È stata infatti rilevata una stretta relazione tra i ceppi antichi e moderni di epatite B: entrambi mancano di quella che e' nota come 'struttura temporale'".
New hope for critically endangered Myanmar snub-nosed monkey

Male Myanmar or black snub-nosed monkey. Photo: Shaohua Dong
Eight years after the discovery of a new primate species in Myanmar, scientists have released a new report revealing how the 'snubby' is faring
Scientists and conservation teams from Fauna & Flora International (FFI), Dali University and the German Primate Center just published a comprehensive conservation status review of one of the world’s most threatened primate species, the critically endangered Myanmar snub-nosed monkey (also known affectionately as the ‘snubby’ by scientists, and as the black snub-nosed monkey in China), Rhinopithecus strykeri. The species was discovered in Myanmar in 2010 by Ngwe Lwin, a local scientist working for FFI. The following year, scientists in China confirmed that these primates are also found in the neighbouring forests of Yunnan province. In 2012, research by FFI and partners led to the species being formally designated as critically endangered due to its small population size and threats from hunting and habitat loss. Eight years after its discovery, the conservation status review sought to uncover how the species is faring. The report confirms that while the status of the snub-nosed monkey remains critical due to its fragmented, small population and ongoing threats, positive actions by communities, governments and NGOs have resulted in a dramatic improvement in the outlook for the species.
DERMATOLOGIA, NUOVI APPROCCI PER I TUMORI DELLA PELLE GLI ESPERTI: LA FOTOTERAPIA DINAMICA CURA SENZA LASCIARE CICATRICI
Il presidente prof. Calzavara Pinton: “Bisogna educare i cittadini alla prevenzione spiegando come proteggersi dai raggi solari in modo corretto. Ma sappiamo che anche l’inquinamento e l’invecchiamento della popolazione giocano un ruolo chiave”
Coralli: ecco gli organismi che li salvano da predatori e malattie

I coralli che ospitano i piccoli idrozoi del genere Zanclea sono meno graditi ai predatori e si ammalano di meno.
Lo hanno scoperto i ricercatori di ecologia del MaRHE Center dell’Università di Milano-Bicocca insieme a colleghi nazionali e internazionali del Joint Research Centre di Ispra, dell’Università dell’Aquila, dell’IRD Francese e dell’Università Saudita KAUST: lo studio è stato appena pubblicato sulla rivista scientifica “Proceedings of the Royal Society B – Biological Sciences” (S. Montano, S. Fattorini, V. Parravicini, M.L. Berumen, P. Galli, D. Maggioni, R. Arrigoni, D. Seveso e G. Strona, Corals hosting symbiotic hydrozoans are less susceptible to predation and disease). L’articolo rivela come dei piccoli invertebrati di dimensioni inferiori al millimetro siano in grado di svolgere un importante ruolo ecologico fino ad oggi ignorato: in particolare, analizzando lo stato di salute di più di 2.450 colonie di corallo alle Maldive e in Arabia Saudita, i ricercatori hanno dimostrato che i coralli che ospitano idrozoi simbionti (cioè che vivono in un rapporto di simbiosi con altri organismi viventi) tendono ad essere meno soggetti a predazione e malattie.
Creata in laboratorio una proteina modificata che accelera la rigenerazione dei tessuti

A seguito di un danno in un tessuto, sia l’infiammazione – a opera del sistema immunitario – che la successiva rigenerazione sono processi fondamentali per la guarigione. In uno studio pubblicato su The Journal of Experimental Medicine, un gruppo di ricercatori ha identificato in HMGB1 la proteina chiave nel governare entrambi i processi. I ricercatori hanno poi modificato HMGB1 in laboratorio, creandone una versione che agisce solo in chiave rigenerativa (3S-HMGB1). La nuova proteina si è dimostrata capace di accelerare il processo di ricostruzione del tessuto in topi che presentavano un danno muscolare o epatico. La ricerca è stata svolta presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele – una delle 18 strutture d’eccellenza del Gruppo ospedaliero San Donato – in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca ed è stata coordinata da Emilie Vénéreau e Marco Bianchi, rispettivamente ricercatrice e capo dell’unità di Dinamica della cromatina all’Ospedale San Raffaele.
M 7.6 - 44km E of Great Swan Island, Honduras
The January 10, 2018, M 7.6 Great Swan Island, Honduras earthquake occurred as the result of strike slip faulting in the shallow crust near the boundary between the North America and Caribbean plates. Early focal mechanism solutions indicate that rupture occurred on a steeply dipping structure striking either west-northwest (right-lateral), or west-southwest (left-lateral). At the location of this earthquake, the North America plate moves to the west-southwest with respect to the Caribbean plate at a rate of approximately 19 mm/yr. Local to the January 10, 2018 earthquake, this motion is predominantly accommodated along the Swan Islands transform fault, a left-lateral structure. The location, depth and focal mechanism solution of today’s earthquake are consistent with rupture occurring along this plate boundary structure, or on a nearby and closely related fault.
While commonly plotted as points on maps, earthquakes of this size are more appropriately described as slip over a larger fault area. Strike-slip-faulting events of the size of the January 10, 2018, earthquake are typically about 140x20 km (length x width).
Al via 2018 anno del cibo italiano

I Ministeri delle politiche agricole alimentari e forestali e dei beni culturali e del turismo comunicano che i ministri Dario Franceschini e Maurizio Martina hanno proclamato il 2018 Anno nazionale del cibo italiano. Da gennaio prenderanno il via manifestazioni, iniziative, eventi legati alla cultura e alla tradizione enogastronomica dell'Italia. Tutte le iniziative dell'Anno del cibo italiano saranno connotate da un logo ufficiale che viene presentato oggi per la prima volta alla stampa. Si punterà sulla valorizzazione dei riconoscimenti Unesco legati al cibo come la Dieta Mediterranea, la vite ad alberello di Pantelleria, i paesaggi della Langhe Roero e Monferrato, Parma città creativa della gastronomia e all'Arte del pizzaiuolo napoletano iscritta di recente. Sarà l'occasione per il sostegno alla candidatura già avviata per il Prosecco e la nuova legata all'Amatriciana. Allo stesso tempo saranno attivate iniziative per far conoscere e promuovere, anche in termini turistici, i paesaggi rurali storici, per il coinvolgimento e la promozione delle filiere e ci sarà un focus specifico per la lotta agli sprechi alimentari. Lo stretto legame tra cibo, arte e paesaggio sarà inoltre il cuore della strategia di promozione turistica che verrà portata avanti durante tutto il 2018 attraverso l'Enit e la rete delle ambasciate italiane nel mondo e permetterà di evidenziare come il patrimonio enogastronomico faccia parte del patrimonio culturale e dell'identità italiana.
Malattie reumatiche: coi farmaci biologici il 40% dei pazienti avrebbe maggiori benefici, ma oggi si usano solo nel 22% dei casi

Piu' del 40% dei pazienti colpiti da malattie reumatiche gravi in Italia potrebbe trarre beneficio dai farmaci biologici, ma solo il 22% e' trattato con questi. Nel nostro Paese piu' di 5 milioni di persone vivono con la diagnosi di una di queste patologie che possono portare a invalidita', evitabile proprio grazie alle terapie innovative biologiche che negli ultimi 20 anni hanno radicalmente migliorato la qualita' di vita di molti pazienti. Ma il nostro Paese e' terzultimo in Europa nella prescrizione di queste cure, davanti solo a Grecia e Portogallo. Per garantire a tutti i malati i migliori trattamenti, la SIR (Societa' Italiana di Reumatologia) chiede alle Istituzioni la creazione di un Fondo nazionale per i farmaci biologici in reumatologia. Accanto a questa fonte di risorse dovrebbero essere realizzate quanto prima le reti assistenziali reumatologiche in tutte le Regioni, con la piena applicazione dei piani diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA). Le richieste vengono dal 54esimo Congresso SIR. "Solo cosi' possiamo salvare la reumatologia che rischia di sparire nel nostro Paese - spiega Mauro Galeazzi, presidente Nazionale SIR -. Una situazione molto grave che si sta gia' verificando in alcune zone, in cui mancano del tutto le strutture reumatologiche. La prescrizione dei farmaci biologici solo nella meta' dei pazienti che ne avrebbero effettivo bisogno e' la conseguenza di scelte locali e nazionali sbagliate e anacronistiche".
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