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Martedì, 20 Settembre 2011 00:00

Dormire fa bene alla linea

Uno studio multicentrico svolto nell’ambito del VI Programma Quadro rivela che i bambini che dedicano meno ore al sonno tendono a essere in sovrappeso rispetto ai coetanei che riposano di più

I bambini del Nord Europa dormono in media più dei loro coetanei dei paesi meridionali; i bimbi che frequentano la scuola dell’infanzia riposano più di quelli della primaria. Differenze esistono anche tra piccoli normopeso e sovrappeso: i primi dedicano al sonno 30 minuti di più a notte rispetto ai secondi. Sono alcuni dei  dati contenuti nel progetto Idefics (Identification and prevention of dietary and lifestyle induced health effects in children and infants), uno studio multicentrico finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del VI Programma Quadro. La ricerca, pubblicata sulla rivista Sleep, ha coinvolto 16.224  bambini di età compresa tra i 2 e i 9 anni appartenenti a otto nazioni europee: Italia, Estonia, Cipro, Belgio, Svezia, Ungheria, Germania e Spagna. I piccoli sono stati divisi in due classi di età: 2-6 anni, scuola dell’infanzia; 6-9 anni, scuola primaria.
“L’ampiezza del campione, la sua rilevanza strategica in tema di prevenzione, le caratteristiche cross-culturali e l’uniformità delle procedure operative hanno reso il progetto adatto all’analisi dell’associazione tra durata del sonno e sovrappeso”, spiega Gianvincenzo Barba dell’Istituto di scienze dell’alimentazione (Isa) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Avellino, tra i firmatari dell’articolo scientifico. “In particolare, è stato analizzato il rapporto tra durata del sonno e adiposità in età pediatrica”.

Pubblicato in Medicina

Il dispositivo è stato messo a punto dal Consorzio Crati e dall’Isac-Cnr, in collaborazione con l’Università Tor Vergata di Roma

Individuare gli incendi boschivi tempestivamente e localizzare con precisione il loro punto di innesco. È quanto consente di fare il laser “intelligente” messo a punto, all’interno del progetto Alpi, dal Crati (Consorzio per la ricerca e le applicazioni di tecnologia innovativa), con sede a Rende (Cs), presso  l’Università della Calabria, e dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Lamezia Terme (Cz), in  collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria dell’Università Tor Vergata di Roma. Gli incendi boschivi costituiscono una delle più gravi emergenze che l’Europa mediterranea - e il nostro Paese in particolare - si trovano ad affrontare periodicamente. E uno dei problemi principali è costituito dal ritardo che si registra tra l’innesco dell’incendio e il momento dell’intervento da parte delle strutture competenti. Agire nelle prime fasi dello sviluppo delle fiamme ridurrebbe i danni, consentendo inoltre un risparmio di risorse.

Pubblicato in Fisica

Due alpinisti italiani tenteranno la prima salita del Cho Oyu in Tibet, la sesta vetta più alta del mondo, senza portatori d’alta quota né ossigeno. A monitorarne le condizioni psicofisiche il Cnr di Pisa con il Centro Extreme. Dalle variazioni delle funzioni cognitive, si punta a comprendere meglio il funzionamento dell'ippocampo
Gli effetti dello stress da performance estrema in alta quota su alcune funzioni cerebrali saranno studiati dal Centro Extreme, che vede la collaborazione tra Istituto di Fisiologia clinica (Ifc) e Istituto di scienze e tecnologie dell’informazione (Isti) del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Cnr), Università e Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Le indagini verranno effettuate durante la spedizione degli alpinisti Cristian Balducci e Marco Rusconi, partiti oggi dall’Italia per tentare la salita del monte Cho Oyu in Tibet, la ‘Dea Turchese’, sesta cima più alta del mondo a 8.201 metri sulla catena dell’Himalaya. La salita – la prima per gli italiani - avverrà per la via Lato Nord e, se le condizioni meteorologiche lo permetteranno, Balducci tenterà anche la discesa in sci fino al campo base.

Pubblicato in Medicina
Giovedì, 25 Agosto 2011 00:00

Tre Cefeidi nel cuore della Via Lattea

Tra venti e settanta milioni di anni fa ha prodotto con un ritmo frenetico nuove stelle, per poi divenire quiescente in epoche più recenti, fino ai giorni nostri. Questa ‘fucina’ si trovava nelle zone centrali della nostra galassia, attorno a un buco nero supermassiccio. Sono queste le conclusioni di uno studio condotto da un team internazionale di astronomi, tra cui Giuseppe Bono dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Roma e dell’Università  di Roma Tor Vergata e pubblicato oggi sulla rivista Nature.  Determinante è stata la scoperta di tre stelle variabili di tipo Cefeide a solo poche decine di anni luce dal centro della nostra Galassia, la dove mai prima d’ora erano state individuate stelle simili.
“Le stelle Cefeidi classiche sono degli ottimi traccianti delle popolazioni stellari giovani e ne sono già state identificate diverse centinaia nel disco della Via Lattea” commenta Giuseppe Bono. “Queste stelle sono molto popolari in Astronomia perché possiamo determinare la loro distanza e la loro età con una notevole precisione se confrontate con altri gruppi di stelle evolute. La polvere ed il gas interposti tra noi ed il centro  non ci avevano consentito di individuare Cefeidi classiche  in questa regione. Abbiamo allora scandagliato quella zona con strumenti  che osservano nell’infrarosso.  Questo ci ha consentito, per la prima volta, di identificarne tre nel centro della nostra Galassia”.

 

Pubblicato in Astronomia
Martedì, 28 Giugno 2011 00:00

L'Africa mediterranea

Gli inaspettati eventi che hanno coinvolto la sponda mediterranea del continente africano nelle ultime settimane, e che ora hanno investito alcuni Paesi del Medio Oriente, stanno mutando il quadro geopolitico dell'area quale si era determinato negli anni successivi alla seconda guerra mondiale e alla guerra fredda.
Il mondo accademico si era per così dire "distratto" riguardo a tali contesti.
L'esigenza di comprendere i significati ed i possibili sviluppi dei movimenti di protesta ha ingenerato un forte ed improvviso nuovo interesse sul Nord Africa. A riprova del desiderio di colmare una grave lacuna, sono in corso numerose iniziative culturali, conferenze e pubblicazioni aventi per oggetto studi e ricerche di natura socio-politico-economica riguardanti gli Stati sconvolti dai movimenti di piazza.
Tra le ricerche pubblicate è risultata di grande interesse quella presentata il 18 maggio presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea di via Caetani a Roma, nell'ambito della manifestazione "Il maggio dei libri" promossa dal Centro per il Libro e la Lettura.
Alla presentazione del volume intitolato "L'Africa mediterranea", edito da Donzelli, oltre all'autore Karim Mezran, direttore del Centro studi americani di Roma e Docente di Storia del Medio Oriente presso il Bologna Center della Johns Hopkins University, erano presenti Alberto Negri, inviato per il Medio Oriente de "Il Sole 24 Ore", Pino Buongiorno, giornalista e Direttore scientifico di "Diplomacy" e Lapo Pistelli, Responsabile delle Relazioni Internazionali del Partito Democratico.

Pubblicato in Geografia
Martedì, 28 Giugno 2011 00:00

Donne private di Storia

Sono attualmente in corso, nell'anno commemorativo del 150° Anniversario dell'Unità d'Italia, numerose iniziative volte a celebrare il Risorgimento e a riflettere sui differenti aspetti culturali, storici, politici e sociali di questa fondamentale fase storica per il nostro Paese.
Tra questi eventi è di particolare interesse la mostra dal titolo: ”17 Marzo 1861: Donne private di Storia”, presentata a Roma presso la Biblioteca Comunale Elsa Morante il 18 marzo e visibile presso l'Atelier degli Artisti dal 4 al 12 maggio. L'esposizione, che ha ottenuto il patrocinio dell'Assessorato alle Politiche culturali e della Comunicazione del Comune di Roma, è curata da Livia Compagnoni e Tiziana Di Bartolomeo ed è finalizzata a promuovere una attenta riflessione sul ruolo e sull'apporto delle donne al processo di Unificazione d'Italia. Un ruolo, quello delle donne nel  Risorgimento, cui la stereografia ufficiale non ha dato giusta rilevanza.

Pubblicato in Storia

La  Biblioteca del Centro di Ricerca per lo Studio delle Relazioni tra Pianta e Suolo (CRA-RPS) è una biblioteca specializzata di ricerca e si configura attualmente come la maggiore raccolta bibliografica nazionale in materia di Chimica del suolo e Nutrizione delle Piante.
Le origini della Biblioteca risalgono al 1872, quando nasce e si sviluppa come raccolta bibliografica della Regia Stazione Sperimentale Agraria di Roma, formalmente istituita, con regio decreto, il 30 dicembre 1871 ed antesignana dell’attuale CRA-RPS. La fondazione della Stazione Agraria di Roma si inserisce nelle iniziative post-unitarie di politica agraria del nascente Ministero dell’Agricoltura ed è opportunamente ispirata dal modello tedesco delle Stazioni agrarie di prova concepito dal padre della chimica agraria Justus von Liebig  (1803-1873). Gli studi e le ricerche riguardanti la fisiologia vegetale e la nutrizione delle piante, nonché il terreno agrario nei suoi aspetti chimici, fisici e biologici, costituiscono il principale compito che la Stazione romana era chiamata a svolgere. La sede originaria dell’istituzione sperimentale di ricerca e dell’annessa Biblioteca era presso l’allora Regio Istituto Tecnico di Roma (fondato nel 1871), in piazza S. Pietro in Vincoli, nel palazzo che fu dei Cesarini e dei Borgia e sede dell’ex Convento di S. Francesco di Paola, e la direzione era affidata al chimico agrario Fausto Sestini (1839-1904), allora docente di Chimica in quell’Istituto.
Nel 1874 il nucleo originario della Biblioteca veniva, insieme con la Stazione agraria, trasferito nell’ex Convento romano di Santa Maria della Vittoria (largo di Santa Susanna), dapprima in un ampio locale, circondato da un orto piuttosto esteso, e poi nell’edificio realizzato dall’architetto Raffaele Canevari all’interno stesso dell’ex Convento (area occupata dall’orto), inaugurato il 3 maggio 1885 e destinato al nascente Museo Agrario e Geologico ed al Servizio Geologico Nazionale.

Pubblicato in Chimica
Martedì, 28 Giugno 2011 00:00

Cintura Rosa

Si è concluso il 4 Marzo da poco trascorso, con la distribuzione di un attestato di partecipazione da parte del Delegato alla Sicurezza del Comune di Roma, On.Fabrizio Santori, il corso ”Prevenzione donne: diventa cintura rosa” tenuto a Roma, presso il Molinari Art Center. Il ciclo di lezioni gratuite finanziato dal Comune ed organizzato dall'On.Piergiorgio Benvenuti per conto di Ecoitaliasolidale, social network impegnato per un ambientalismo solidale, è stato condotto dal Maestro Giancarlo Celotto, settimo Dan di Judo e illustre rappresentate delle arti marziali in Italia. La sponsorizzazione del corso da parte delle istituzioni municipali, a detta dello stesso On. Santori, conferma che la sicurezza sul territorio della Capitale è un tema su cui l'attuale amministrazione comunale è fortemente impegnata ed è una problematica su cui, nonostante i risultati raggiunti in termine di diminuzione del tasso dei reati, il cammino da compiere è ancora lungo e complesso.

Pubblicato in Eventi

Il ruolo di Giordano Giacomello e della sua Scuola nella Chimica italiana del ‘900

Mostra documentaria permanente ideata e realizzata dal Dr. Ing. Fausto D’Aprile, Responsabile Scientifico del Museo della Strumentazione e
Informazione Cristallografica dell’I.C. del CNR

L’iniziativa culturale presentata ha il fine di mantenere viva la memoria di una importante figura della scienza italiana del secolo scorso, Giordano Giacomello, rendendo pubblico un grande archivio di studi e di ricerche, di pubblicazioni di lavori scientifici effettuati assieme ai suoi principali allievi e collaboratori.
La Mostra documentaria permanente intende contribuire fattivamente al processo di diffusione delle conoscenze storico-scientifiche del nostro Paese, soprattutto tra i giovani, nella ricorrenza del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia ed in occasione dell’Anno Internazionale della Chimica.

Pubblicato in Eventi

Facciata principale della chiesa-monastero nestoriana a Haroba-Kosht

La struttura arcaica di un'antichissima domus cristiana è stata scoperta in un'oasi nel deserto del Turkmenistan, in Asia Centrale, da un archeologo veneziano: risale alla fine del regno dei Parti (fine del primo-inizio del terzo secolo d.C.), secondo quanto ci racconta Gabriele Rossi Osmida appena rientrato dall'ultima missione di scavo, il quale ha individuato la chiesa paleocristiana incastonata nella struttura più antica di Haroba Kosht (“Castello in Rovina”, in lingua turcomanna), un rudere devastato dal tempo e da millenni di guerre (la distruzione definitiva si deve alle orde di Gengis Khan, nel 1221).
E' una scoperta clamorosa. Ma l'edificazione di quel tempio cristiano così indietro nel tempo nel cuore dell'Asia centrale, come spiega Rossi Osmida in un'intervista concessa a pochi giorni dal suo rientro in Italia, trova riscontro nelle testimonianze registrate da alcuni testi del IV e VI secolo che parlano della predicazione dell’apostolo Tommaso (o dei suoi discepoli) nell'oasi di Merv, dove era giunto nella sua missione di evangelizzazione che infine sarebbe arrivata fino all'India.

 

Pubblicato in Archeologia

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