Un gruppo fra Berkeley, il NIST statunitense e due istituti britannici ha carbonizzato un rotolo di papiro moderno scritto con inchiostro al piombo, e lo ha letto ai raggi X senza aprirlo. È una prova su un modello, non su un papiro antico.

 

Quantità di piombo nell’inchiostro, in microgrammi per centimetro quadrato. In arancio il piombo misurato nelle lettere di due frammenti antichi di Ercolano da uno studio precedente citato dagli autori (84 ± 5 e 16 ± 5). In blu le prove sul papiro modello carbonizzato, con la tomografia a raggi X (righe visibili da 200 a 25, invisibili senza piombo) e con la fluorescenza portatile sui campioni di prova (segnale da 200 a 20, assente nel controllo). Elaborazione di Scienzaonline su dati di Seiler D. et al., PLOS One 2026, doi 10.1371/journal.pone.0353485 (articolo in pubblico dominio, CC0). Grafico originale della redazione.


Otto cristalli di sanidino raccolti a Oplontis datano l’eruzione del 79 d.C. a 1938 anni prima della misura, con un margine di 13. Il calendario dice 1946. Lo scarto è di otto anni, e serve a rifare i conti sulla storia della Terra.

Età dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. misurata con il metodo argon-argon su otto campioni di sanidino (in blu, con una deviazione standard) ed età storica ricavata dalla data del 24 agosto 79 riportata da Plinio il Giovane (in arancio), entrambe in anni prima della misura, eseguita nel 2025. Elaborazione di Scienzaonline su dati di Renne P.R. et al., Science Advances 2026, doi 10.1126/sciadv.aeg2624. Grafico originale della redazione; i dati numerici non sono soggetti a copyright.

Un'innovazione archeologica frutto di una collaborazione tra informatici e archeologi dell'Università di Bologna ha portato alla luce quattro siti antichi in Iraq, rimasti finora sconosciuti. La scoperta, pubblicata sulla rivista PLOS ONE, è stata resa possibile grazie all'uso di un sistema di intelligenza artificiale che ha analizzato vecchie immagini satellitari scattate negli anni '60.

L'IA e il tesoro dimenticato dei satelliti CORONA
Il team di ricerca ha sviluppato un modello di deep learning capace di riconoscere automaticamente i siti archeologici. Dopo averlo testato con successo su immagini recenti, il sistema è stato "addestrato" anche con foto storiche del programma segreto di spionaggio statunitense CORONA, che aveva mappato il Medio Oriente.

Come spiega Marco Roccetti, uno degli autori, "Il nostro modello ha raggiunto un'accuratezza del 90% nel localizzare siti archeologici, e ha persino scoperto nuovi punti di interesse. È un risultato straordinario che ha conseguenze importanti per la conservazione del patrimonio, specialmente in aree profondamente modificate dall'intervento umano".

 


Una ricerca innovativa, frutto della collaborazione tra l'Università Statale di Milano, l'Université Paris 8 e l'Università di Tolone, ha utilizzato modelli epidemiologici – solitamente impiegati per analizzare la propagazione delle malattie – per studiare uno dei momenti salienti della Rivoluzione Francese: la Grande Paura del 1789. Pubblicato su Nature, lo studio dimostra che quest'ondata di panico, che travolse migliaia di contadini francesi, si propagò come un virus lungo le vie di comunicazione dell'epoca, colpendo in particolar modo le zone più benestanti e con un alto tasso di alfabetizzazione.

Voci, informazioni e, con un termine moderno, "fake news" si diffondevano nel passato lungo strade, sentieri e stazioni di posta, passando da un villaggio all'altro in modo simile a un'epidemia.


Un recente studio condotto da Sapienza in collaborazione con un team internazionale di ricercatori fornisce la prima ricostruzione genetica delle popolazioni neolitiche della Tunisia e dell’Algeria orientale. I risultati della ricerca pubblicati sulla rivista “Nature”.


La resilienza genetica e culturale nella transizione neolitica del Nord Africa: una traiettoria inedita

Un nuovo studio, condotto da un team internazionale coordinato dalla Sapienza, fornisce la prima ricostruzione genetica finora disponibile delle antiche popolazioni della regione del Maghreb orientale (l’attuale Tunisia e Algeria orientale), rivelando come i gruppi locali di cacciatori-raccoglitori abbiano mantenuto la propria identità genetica nonostante l’arrivo di gruppi neolitici dall’Europa e dall’Asia sud-occidentale e offrendo una prospettiva inedita sulla transizione neolitica nel Nord Africa.


Un team di ricercatori della Sapienza ha sviluppato un innovativo protocollo per la ricostruzione digitale 3D di crani complessi, offrendo nuove opportunità per la ricerca e per l’insegnamento. La procedura è stata pubblicata sulla rivista “STAR Protocols”
Un team di ricercatori della Sapienza Università di Roma ha sviluppato un innovativo protocollo finalizzato alla digitalizzazione morfologica di crani. La procedura, pubblicata sulla rivista “STAR Protocols” del gruppo “CellPress”, permette di creare modelli tridimensionali altamente accurati, e di superare le sfide legate alla ricostruzione digitale di strutture complesse come corna, zanne e palchi.

La pubblicazione di questo protocollo e il suo approccio innovativo forniscono una guida pratica e dettagliata per i ricercatori e aprono nuove prospettive nel campo della paleontologia, della zoologia e della conservazione museale.


Grazie all’analisi isotopica di ossa e denti di oltre 50 individui, uno studio guidato dal Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova rivela che nell’VIII secolo a.C. la comunità dell’isola di Ischia era formata da immigrati greci, fenici e italici (con una presenza importante di donne anch’esse immigrate)
Nell’VIII secolo a.C. l’isola vulcanica di Ischia vede il primo insediamento greco nel Mediterraneo occidentale e diventa un vero emporio di convivenza tra comunità locali, greci e fenici: a rivelarlo è lo studio dal titolo Where Typhoeus lived. 87Sr/86Sr Analysis of Human Remains in the Volcanic Environment of the First Greek Site in the Western Mediterranean (Pithekoussai, Italy), pubblicato sulla rivista scientifica “iScience”, di un team internazionale di ricerca coordinato da Melania Gigante del Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova che ha analizzato i resti umani della necropoli di Pithekoussai (a Ischia) dimostrando la complessità delle interazioni culturali e biologiche in questo sito chiave per lo studio della nascita della Magna Grecia.


Un team di ricercatori dell’Università Statale di Milano ha analizzato dal punto di vista geochimico conchiglie fossili di brachiopodi provenienti dall’Iran, che si sono dimostrate preziosi archivi di dati per aiutare a ricostruire le temperature delle acque marine nel Paleozoico. Questo studio, pubblicato su Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology, ci può fornire importanti strumenti per comprendere gli attuali cambiamenti climatici e le loro conseguenze.
Com’era il clima nel passato remoto? Quali cambiamenti si sono verificati e con quali conseguenze ambientali?
Le risposte a queste domande sono state trovate in quelli che si possono definire veri e propri bioarchivi fossili: le conchiglie dei brachiopodi. A dimostrarne l’efficacia come strumento per
comprendere le variazioni climatiche del passato è uno studio multidisciplinare condotto da un team di ricercatori dell’Università Statale di Milano, dell’Università degli Studi di Ferrara, dell’Università di St. Andrews in Scozia e dell’Università Ludwig Maximilian di Monaco pubblicato su “Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology”.

 


In uno studio pubblicato su Scientific Reports e condotto da ricercatori della Sapienza Università di Roma e della Università Autonoma di Barcellona è stato scoperto che durante il Neolitico tardo le più antiche comunità agricole della Mezzaluna fertile svilupparono una tradizione culinaria sofisticata che includeva la cottura di grandi pani e focacce dai diversi sapori
In uno studio condotto da ricercatori della Sapienza Università di Roma e della Università Autonoma di Barcellona è stato scoperto che durante il Neolitico tardo, tra il 7000 e il 5000 a.C., le più antiche comunità pienamente agricole della Mezzaluna fertile svilupparono una tradizione culinaria sofisticata che includeva la cottura di grandi pani e focacce dai diversi sapori in vassoi speciali, noti agli archeologi come husking trays. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Scientific Reports (gruppo Nature) e ha coinvolto anche l’Istituto Milà i Fontanals (IMF-CSIC) e l’Università di Lione (Francia).


Uno studio condotto da un team internazionale, coordinato da Sapienza Università di Roma e dal Cnr, rivela le origini genetiche dei Piceni e descrive la struttura genetica di una delle civiltà più affascinanti dell’Italia pre-romana. I risultati, pubblicati sulla rivista Genome Biology, mostrano che esisteva una piccola ma significativa differenziazione tra i popoli Tirrenici e quelli Adriatici, e aiutano a comprendere meglio le migrazioni, le interazioni e l'evoluzione delle popolazioni nel corso dei millenni.


«Noi abbiamo un grande fantasma che ci perseguita da molti decenni: sull'Adriatico questo fantasma sono i Piceni» — così si esprimeva, nel 1975, Massimo Pallottino, lo studioso che ha contribuito più di ogni altro allo studio dell’Italia preromana. Oggi, grazie ad uno studio interdisciplinare che ha visto la collaborazione sinergica di archeologi e genetisti, quel "fantasma" torna a vivere, permettendoci di esplorare in profondità le origini, i contatti e l'evoluzione dei Piceni, una delle civiltà più affascinanti dell’Italia preromana.

 

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