Studio internazionale guidato da UniTo identifica per la prima volta i terremoti caratteristici dei processi di innesco e formazione delle faglie

Pubblicato sul Journal of Geophysical Research - Solid Earth permetterà nuove strategie di monitoraggio microsismico relativamente alla fase premonitrice deformativa che si sviluppa prima dei fenomeni di instabilità.
Un nuovo studio condotto dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino con la collaborazione dell’Università di Mainz (Germania) e dell’Università di Portsmouth (Regno Unito), appena pubblicato sul prestigioso Journal of Geophysical Research - Solid Earth, ha rivelato i segnali sismici caratteristici dei processi di innesco e di formazione delle faglie.
L’identificazione di segnali caratteristici dei meccanismi pre-rottura è un elemento chiave per la comprensione di diverse manifestazioni di fragilità nella crosta terrestre, quali terremoti, frane, collassi e cedimenti di infrastrutture. Tramite un approccio controllato di laboratorio il team di ricercatori ha ricostruito le relazioni tra i meccanismi sorgente della frattura rivelati dall’analisi dei microterremoti e il tipo di deformazione che si sviluppa a diversi livelli di stress applicati sulla roccia.
'Pacemaker' impiantabile contro il Parkinson, via libera alla commercializzazione.

Il dispositivo innovativo da una spin-off di Policlinico di Milano e Università degli Studi di Milano.
Da Newronika "un definitivo passo avanti nella cura della malattia di questa patologia" con l’approvazione europea del nuovo stimolatore impiantabile AlphaDBS e il primo impianto in un paziente.
Si chiama AlphaDBS ed è il primo sistema ricaricabile di neurostimolazione profonda del cervello capace di gestire completamente le "fluttuazioni" tipiche della malattia di Parkinson. Una sorta di 'pacemaker' in grado di adattarsi automaticamente alle esigenze individuali di ciascun paziente, su cui sono al lavoro da oltre 10 anni gli esperti di Newronika, una società spin-off fondata dal Policlinico di Milano e dall’Università degli Studi di Milano. Ora il sistema AlphaDBS ha raggiunto due fondamentali traguardi: la certificazione a livello europeo come dispositivo elettromedicale impiantabile (marcatura CE), e il primo impianto su un paziente. Questo consentirà l’immissione in commercio del dispositivo e, quindi, la possibilità di essere utilizzato nella pratica clinica per i malati che non rispondono più adeguatamente alle cure con i farmaci.
MALATTIA DI HUNTINGTON, LO SNODO NELLA VIABILITÀ DEI NEURONI

Uno studio internazionale sulla patologia genetica neurodegenerativa, coordinato dall’Università di Trento, identifica il ruolo fondamentale di una proteina (PRMT6) nel garantire la capacità di trasporto delle cellule nervose e quindi la salute dei neuroni.
Il lavoro è stato pubblicato su Cell Reports. Della ricerca è Corresponding author la Professoressa Maria Pennuto del Dipartimento di Scienze biomediche dell’Università di Padova e Istituto Veneto di Medicina Molecolare VIMM di Padova. Nella viabilità interna dei neuroni c’è lo snodo per comprendere sempre meglio la malattia di Huntington, patologia neurodegenerativa genetica ereditaria che può insorgere a età diverse della vita e si manifesta con movimenti involontari patologici simili a movenze di danza, gravi alterazioni del comportamento e decadimento cognitivo. Sono le conclusioni di un lavoro internazionale coordinato dall’Università di Trento e pubblicato sulla rivista Cell Reports.
Gioielli personalizzati in stampa 3D nati dai nostri vecchi cellulari

Un esempio virtuoso di economia circolare esito del progetto Horizon2020 FENIX di cui è partner il Politecnico di Milano.
Come una fenice che rinasce dalle proprie ceneri, il progetto FENIX è riuscito nell’intento di dare nuova vita ai rifiuti elettronici, che diventano così materia prima per prodotti ecocompatibili come nuovi filamenti metallici per la stampa 3D, polveri metalliche green per la manifattura additiva e gioielli sostenibili stampati in 3D.
Il Progetto Horizon 2020 FENIX, di cui il Politecnico di Milano è partner, si è concluso dopo 40 mesi di lavoro e ha raggiunto l’obiettivo di sviluppare nuovi modelli di business e strategie industriali in un’ottica di economia circolare.
Le zanne “high-tech” dei cobra sputatori

Un nuovo studio condotto da un team internazionale di ricercatori di varie università, tra cui la Sapienza Università di Roma, ha indagato la capacità di questi serpenti di difendersi dagli aggressori spruzzando veleno dalle proprie zanne fino a più di tre metri di distanza: la ricerca, pubblicata su Journal of Experimental Biology, ha dimostrato che tale abilità è dovuta alle peculiari caratteristiche morfologiche delle zanne più che alle proprietà fisiche del veleno.
I cobra sono serpenti del genere Naja, che iniettano veleno altamente tossico nel corpo delle loro prede attraverso zanne specializzate, provviste di una scanalatura interna, che funzionano esattamente come una siringa ipodermica. Fra questi, ci sono i cobra “sputatori”, capaci di utilizzare il veleno non solo per predazione ma anche per difesa, spruzzandolo dalle loro zanne negli occhi dei loro aggressori, fino a più di 3 metri di distanza. L’effetto del veleno a contatto con gli occhi è devastante, causando dolore intenso e, nei casi più gravi, cecità.
Bracconaggio e commercio illegale minacciano lo storione
Un nuovo rapporto del WWF rileva che 1/3 del caviale (le prelibate uova di storione) e dei prodotti a base di carne sono stati venduti illegalmente nella regione del Danubio inferiore. In Europa tutte le specie di storione tranne una sono in via di estinzione: ora un nuovo rapporto descrive in dettaglio la portata del bracconaggio e del commercio illegale di carne e caviale di storione selvatico nel Danubio inferiore e nel Mar Nero. Piaghe che minacciano la sopravvivenza di questi iconici pesci, veri e propri fossili viventi.
Pubblicata oggi, la nuova indagine di mercato del WWF ha rilevato che un terzo della carne di storione e dei prodotti a base di caviale in quattro paesi chiave per lo storione - Bulgaria, Romania, Serbia e Ucraina - sono stati venduti illegalmente. In particolare, il 19% di tutti i campioni proveniva da storione selvatico, che attualmente non può essere catturato o commercializzato legalmente in nessuna parte della regione, mentre un altro 12% non è conforme alle normative sul commercio internazionale.
The Indonesian Lusi eruption – a significant source of greenhouse gases

The main Lusi vent and its plume during regular geysering activity. In the background of the image the active Arjuno-Welirang volcanic complex is visible. Video can be viewed on YouTube. Photo: Adriano Mazzini/CEED/UiO
A new study in Scientific Reports quantifies the amount ofmethane emissions from the Lusi eruption. The emissions of 100,000 tonnes methane per year are the highest measured from a single terrestrial natural gas manifestation.
Lusi is the nickname of a gas manifestation that developed in 2006 on the Java Island, Indonesia. Today, Lusi is the world's largest active clastic eruption.
Since its inception, Lusi has been relentlessly bursting water, oil, gas and mud, with flow rate peaks of up to 180,000 m3(cubic meters) per day. Its vapour plumes rise several tens of meters in height. During these years the mud has engulfed several villages expanding over a surface of several square kilometres.
The mechanisms fuelling Lusi
An international collaborative study led by CEED researcher Adriano Mazzini at the University of Oslo, Norway - in the framework of the ERC grantLUSI LAB- has monitored and analysed the Lusi vent over several years. Results have shown that this geological phenomenon is fuelled by high fluid pressures in sedimentary rocks and high temperatures resulting from the interaction with the neighbouring magmatic volcano. Lusi is therefore considered the surface manifestation of a hybrid sedimentary/hydrothermal system.
The erupted gas is rich in carbon dioxide (CO2) and methane (CH4), which are expelled at a central crater and across thousands of vents covering an area of 7.5 km2(square kilometers).
Exercise promotes healthy living and a healthy liver

Researchers at the University of Tsukuba show that in non-alcoholic fatty liver disease, regimented exercise has beneficial effects on the liver that are unrelated to weight loss, and they reveal the mechanisms underlying these benefits
Non-alcoholic fatty liver disease (NAFLD) is the most common liver disorder worldwide, affecting as much as a quarter of humanity. It is characterized by fat accumulation in liver cells and may progress to inflammation, cirrhosis and liver failure. Now, researchers at the University of Tsukuba reveal the positive effects, beyond the expected weight-loss benefit, of exercise on the liver.
NAFLD is associated with unhealthy behaviors such as overeating and a sedentary lifestyle. In Japan 41% of middle-aged men have NAFLD and 25% will progress to non-alcoholic steatohepatitis (NASH) and hepatic dysfunction.
Weight reduction is fundamental to NAFLD management. Unfortunately, achieving a targeted bodyweight without supervision is difficult, and maintaining this over time even more so. Hitherto, exercise was considered adjunctive to dietary restrictions for weight loss but the other benefits such as reduced hepatic steatosis (fatty change) and stiffness are being increasingly recognized. However, the underlying mechanisms remain unclear.
Aluminum Is Intricately Associated with the Neuropathology of Familial Alzheimer’s Disease

The image shows aluminum (orange) in a neuron in a donor's brain tissue with familial Alzheimer’s disease. The same neuron revealed positive immunostaining (brown) for phosphorylated tau (pTau). Merging these images showed that aluminum and pTau are co-located inside the same cell.
A new study published in the Journal of Alzheimer’s Disease Reports (JADR) continues to support a growing body of evidence that aluminum contributes to the pathogenesis of Alzheimer’s disease (AD). Researchers found aluminum co-located with phosphorylated tau protein, which is an early initiator of AD
This study builds upon two earlier published studies (Mold et al., 2020, Journal of Alzheimer’s Disease Reports) from the same group. The new data, also published in the Journal of Alzheimer’s Disease Reports, demonstrate that aluminum is co-located with phosphorylated tau protein, present as tangles within neurons in the brains of early-onset or familial Alzheimer’s disease (AD). “The presence of these tangles is associated with neuronal cell death, and observations of aluminum in these tangles may highlight a role for aluminum in their formation,” explained lead investigator Matthew John Mold, PhD, Birchall Centre, Lennard-Jones Laboratories, Keele University, Staffordshire, UK.
Un solo fegato per salvare due persone. 'Trapianto domino' al Policlinico di Milano, con una maratona di interventi da 18 ore

Gianluca ha una rara malattia genetica che lo costringe, a soli 27 anni, ad un trapianto di fegato. Eppure il suo, di fegato, in un'altra persona funzionerebbe perfettamente e potrebbe salvarle la vita. La soluzione, tanto semplice da immaginare quanto complessa da mettere in pratica, si chiama "trapianto domino": una volta trovato un donatore per Gianluca, basta trovare un altro paziente a cui donare il suo organo, e salvare così due vite con un solo fegato. Ed è proprio quello che accade al Policlinico di Milano: ora Gianluca e Federico (nomi di fantasia) sono appena tornati a casa, e per entrambi inizia una nuova vita grazie alla generosità che sta a monte di ogni trapianto.
La malattia di Gianluca si chiama leucinosi: consiste nella completa mancanza di un enzima che è fondamentale per poter metabolizzare gli aminoacidi assunti col cibo. Senza questo enzima, che è prodotto dal fegato ma anche in tutto il resto dell'organismo, il ragazzo è costretto a diete strettissime ed è costantemente esposto a complicanze gravi, come compromissioni neurologiche e respiratorie. Per la leucinosi, Gianluca è da sempre seguito da Francesca Menni, referente per le malattie metaboliche della Pediatria ad Alta Intensità di Cura del Policlinico di Milano. Ma per guarire ha bisogno di un trapianto, perché la sostituzione del suo fegato correggerebbe il difetto metabolico e gli permetterebbe di tornare a una vita normale. Il fegato di Gianluca però è sano: gli manca soltanto quell'enzima, e in un altro paziente senza leucinosi non darebbe problemi perché il suo organismo lo produrrebbe senza difficoltà.
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