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Skywatchers have a double treat in store on 27 July: the longest total lunar eclipse of the 21st century and Mars at its brightest for many years. The red planet and the (temporarily) red Moon will appear together in the same part of the sky after sunset. Mars, the Earth, and the Sun will be roughly lined up on 27 July. Mars is on the opposite side of the Earth to the Sun, and hence the alignment is known as opposition. This coincides with the time when the planet is near its closest point to the Earth, and that night it will be about 57.7 million kilometres away. This means that Mars also appears near its largest apparent size in a telescope and is close to its maximum apparent brightness.

Mars has a pronounced elliptical orbit, which means its distance from the Sun varies significantly. The distance between the red planet and the Earth at opposition also changes: from less than 56 million kilometres (most recently in 2003) to around 101 million kilometres (Mars was this far away at opposition in 2012). On 27 July the red planet will rise in the south-eastern sky at 21:34 BST in London, and 22:20 in Glasgow. In the weeks after opposition the view is almost as good, so if bad weather spoils the view there is still plenty of time to see Mars at its best. The planet actually reaches its closest point to the Earth on 30 July, when it will be 57.6 million kilometres away.

Pubblicato in Scienceonline

Map of the Mekong Delta in Vietnam and Cambodia. A narrow trough of theancient South China Sea covered land north of Phnom Penh creating the deltalowlands. Map courtesy of Mic Greenberg. (111)

The Mekong Delta is home to 15 million people, many of whom rely on the delta’s rich soil and water resources for farming and fishing. But their livelihoods are being threatened by rising sea levels, droughts, dams, and other hydrological shifts. A new article from researchers at the University of Illinois and Iowa State University explains the challenges. “The management dilemma for the Mekong Delta is to ensure a habitable environment for human well-being and for rice and aquaculture productivity, while strategically conserving wetland ecologies,” saysKenneth Olson, professor emeritus in the Department of Natural Resources and Environmental Sciences at U of I and co-author of the article.

The delta, which sits at the southern tip of Vietnam and Cambodia, is characterized by seasonal flooding and nutrient-rich sediment deposits from the Mekong and Bassac Rivers as they flow toward the South China Sea. Historically, mosquitoes, malaria, waterborne diseases, and unpredictable flow patterns made the delta a difficult place to live.

Pubblicato in Scienceonline

Zika virus (ZIKV) may be sexually transmissible for a shorter period than previously estimated, according to a systematic review published this week in PLOS Medicine by Michel Counotte and Nicola Low of the University of Bern in Switzerland, and colleagues from the World Health Organization, US Centers for Disease Control and National Institute of Allergy and Infectious Disease. The review included analysis of data from both human and animal studies, and was conducted to describe the epidemiology of sexual transmission of ZIKV.

Sexual transmission of ZIKV has been previously documented, but the risks of transmission are not well understood, and it is not known whether other flaviviruses can be transmitted this way. To address this gap in knowledge, the researchers conducted a systematic review of available, relevant evidence through 15 April 2018. Counotte and colleagues found that, where documented, sexual transmission of ZIKV is much more common from men to women than from women to men. For sexual transmission of ZIKV, the authors found the median serial interval – the time between onset of symptoms in 2 sexual partners –is 12 days, and the median duration of ZIKV RNA persistence in semen is longer (34 days) than in the female genital tract (12 days). They found no evidence of sexual transmission for any other arthropod-borne flaviviruses.

Pubblicato in Scienceonline
 
Subire traumi nell'infanzia espone la persona a maggiori rischi di dipendenza dalla cocaina. Un ruolo importante in questo fenomeno sembra averlo il sistema immunitario. Questo il risultato di uno studio realizzato della Fondazione Santa Lucia Irccs in collaborazione con le Universita'di Roma Sapienza e Tor Vergata. I ricercatori hanno analizzato 40 persone in trattamento per il disturbo di dipendenza dalla cocaina, osservando che l'esposizione a tale sostanza aveva indotto un'alterazione nel funzionamento del sistema immunitario.

Sorprendentemente, questa condizione era particolarmente marcata nei soggetti che durante la loro infanzia avevano subito abusi e maltrattamenti. "Il maltrattamento, soprattutto emotivo, provoca nel bambino uno stress capace di attivare una risposta infiammatoria abnorme e di alterare la maturazione del sistema immunitario con una modifica permanente del suo funzionamento- spiega la dottoressa Valeria Carola, Ricercatrice del Laboratorio di Neurobiologia del Comportamento dell'Irccs Santa Lucia e coordinatrice della ricerca- Dal momento che la cocaina si lega ai recettori TLR4 del sistema immunitario per produrre i suoi effetti, questa particolare sensibilita' del sistema immunitario rende il soggetto piu' esposto al rischio di dipendenza e di ricadute durante l'astinenza. In piu' aumenta per il soggetto il rischio di malattie del sistema nervoso centrale indotte dall'abuso di sostanze, innanzitutto l'ictus". Attraverso l'osservazione incrociata di dati raccolti mediante analisi del sangue e di funzioni biologiche del sistema nervoso centrale, i ricercatori hanno anche dimostrato che l'alterazione del sistema immunitario in eta' precoce contribuisce a modificare la formazione del sistema dopaminergico.
Pubblicato in Medicina

 

 

Migliora, con studi di maggior dettaglio, il quadro conoscitivo nazionale

 

Si aggiorna lo scenario del dissesto idrogeologico in Italia: nel 2017 è a rischio il 91% dei comuni italiani (88% nel 2015) ed oltre 3 milioni di nuclei familiari risiedono in queste aree ad alta vulnerabilità. Aumenta la superficie potenzialmente soggetta a frane (+2,9% rispetto al 2015) e quella potenzialmente allagabile nello scenario medio (+4%); tali incrementi sono legati a un miglioramento del quadro conoscitivo effettuato dalle Autorità di Bacino Distrettuali con studi di maggior dettaglio e mappatura di nuovi fenomeni franosi o di eventi alluvionali recenti. Complessivamente, il 16,6% del territorio nazionale è mappato nelle classi a maggiore pericolosità per frane e alluvioni (50 mila km2). Quasi il 4% degli edifici italiani (oltre 550 mila) si trova in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata e più del 9% (oltre 1 milione) in zone alluvionabili nello scenario medio.

Pubblicato in Ambiente


È il quadro che emerge dai risultati di uno studio condotto presso la Fondazione Policlinico Universitario “A. Gemelli” IRCCS – Università Cattolica del Sacro Cuore e pubblicato sulla rivista internazionale “Frontiers in Psychiatry”.
È elevata la prevalenza degli adolescenti italiani con comportamenti a rischio di dipendenza da sostanze e non solo: oltre il 22% dei giovani che frequentano le scuole superiori presenta un rapporto disfunzionale con il Web. È il dato che emerge da uno studio effettuato presso la Fondazione Policlinico Universitario “A. Gemelli” IRCCS – Università Cattolica del Sacro Cuore e pubblicato sulla prestigiosa rivista “Frontiers in Psychiatry”.

La ricerca è stata condotta dal Dottor Marco Di Nicola e coordinata dal Professor Luigi Janiri dell’Unita operativa Complessa del Gemelli e Istituto di Psichiatria e Psicologia dell’Università Cattolica e dimostra anche una relazione tra l’uso problematico di Internet ed un peggiore rendimento scolastico, oltre che alcuni tratti di personalità e caratteristiche psicologiche già associati al rischio di sviluppare disturbi psichici.

Pubblicato in Medicina



In relazione ai recenti casi di morsi di ragno violino che hanno interessato i media e la popolazione, il Centro Antiveleni della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, che in questi giorni sta ricevendo numerose telefonate da cittadini allarmati, ha elaborato una scheda - questionario informativa per fare chiarezza sulla reale pericolosità dell'aracnide con l'obiettivo di fugare paure ingiustificate.

Le risposte che seguono sono state redatte dal dott. Maurizio Paolo Soave

 Il recente allarme sul ragno violino è giustificato da dati reali ?

L’allarme sul ragno violino veicolato dai giornali e dai social media ha provocato un significativo aumento delle chiamate ai Centri Antiveleni e degli accessi ai Dipartimenti di Emergenza degli Ospedali. Il ragno violino è sempre stato presente in Italia e non esistono dati che giustifichino un aumento del livello di attenzione rispetto alla pericolosità dell’esposizione dell’uomo al morso del ragno.

 

Il ragno violino è aggressivo ?

No, è un animale schivo e solitario. Non attacca e si difende solo se disturbato.

Si sono verificati recentemente fenomeni ambientali o climatici che possono aver causato una infestazione da ragno violino ?

La riproduzione degli aracnidi varia in base a condizioni e fattori non sempre prevedibili e misurabili. Non esistono dati in favore di una particolare significatività della riproduzione del ragno violino e in ogni caso non si può parlare di fenomeni di infestazione

 

La presenza del ragno violino in Italia è un fenomeno biologico nuovo ?

Il ragno violino è da sempre presente nel Lazio e in Italia e casi di morsi sono da sempre raccolti e documentati dai Centri Antiveleni.

Pubblicato in Medicina

 Mosquitoes (left) inject malaria parasites (top middle) into skin. The parasites move very rapidly (bottom middle left) using a protein that is very similar to the one our cells (lower middle right) use to construct their form and contract: actin (right). Douglas and co-workers found that certain parts of the parasite protein are responsible for the different behavior of the actin in parasites. Image: Heidelberg University Hospital/ HITS/ ZMBH (66)

Elementary cytoskeleton protein is different in parasites and represents a starting point for a possible new therapy against malaria infections. Researchers from the Heidelberg University Hospital, the Centre for Molecular Biology at the University of Heidelberg (ZMBH), and the Heidelberg Institute for Theoretical Studies (HITS) have published these findings in the journal “PLOS Biology”.

Malaria parasites of the genus Plasmodium move ten times faster through the skin than immune cells, whose job it is to capture such pathogens. Heidelberg scientists have now found a reason why the parasite is faster than its counterpart. They did this by studying actin, a protein that is important to the structure and movement of cells and that is built differently in parasites and mammals. The findings of Ross Douglas and his colleagues at the Centre for Infectious Diseases (Department of Parasitology) at Heidelberg University Hospital, the Centre for Molecular Biology at the University of Heidelberg (ZMBH), and the Heidelberg Institute for Theoretical Studies (HITS) are not only changing our understanding of a key component of all living cells, but they also provide information that could help in the discovery of new drugs.

Pubblicato in Scienceonline

Researchers have found that a major component of cinnamon oil can help to clear certain bacterial infections.

Dr Sanjida Topa from Swinburne University of Technology, Australia, looked towards traditional medicine to treat bacterial infections. Dr Topa used cinnamaldehyde (CAD), a component of cinnamon essential oils.
 In a paper published in Microbiology, researchers tested the ability of CAD to break up the protective layer which forms over Pseudomonas aeruginosa infections.
 The research found that CAD broke down 75.6% of P. aeruginosa biofilms. In addition to this, CAD also affected the formation of biofilms and the ability of the bacteria to spread. Dr Topa said, ‘These findings definitely contribute to the search for novel antimicrobials.’

P. aeruginosa is a common cause of bacterial infection in immune-compromised patients, including those with cystic fibrosis, diabetes or cancer. During infection, the bacteria group together and form a protective layer known as a biofilm. Biofilms act as a shield against antibiotics and the immune system, making infections very difficult to clear.

Pubblicato in Scienceonline
 
Grazie a uno studio condotto a Roma presso la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs-Universita' Cattolica, con il supporto tecnico dell'Irccs San Raffaele Pisana, potrebbe presto divenire possibile sapere chi si ammalera' di demenza (anche di Alzheimer) con un doppio test combinato - semplice e low cost - basato su un prelievo di sangue e un elettroencefalogramma (Eeg). Il test sara' rivolto a tutti coloro che presentano un lieve declino cognitivo (Mci e' l'acronimo in inglese) e che proprio per questo hanno un rischio 20 volte piu' elevato di ammalarsi di demenza rispetto ai coetanei sani. Ma solo la meta' di coloro che hanno una forma di declino cognitivo lieve svilupperanno effettivamente poi la malattia; a oggi non e' dato prevedere chi si ammalera' e chi no in modo semplice, economico e non invasivo, ma servono esami onerosi come la Pet, la risonanza magnetica o la puntura lombare.

La ricerca che potrebbe rappresentare una svolta almeno per questo gruppo di soggetti a rischio e' oggi pubblicata sulla prestigiosa rivista Annals of Neurology ed e' stata coordinata dal professor Paolo Maria Rossini, direttore dell'Area di Neuroscienze della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs e ordinario di Neurologia all'Universita' Cattolica, con la collaborazione del dottor Fabrizio Vecchio dell'Irccs San Raffaele Pisana di Roma, del professor Camillo Marra, responsabile della Clinica della Memoria della Fondazione Gemelli, della dottoressa Francesca Miraglia, bioingegnere presso il Policlinico Gemelli, del professor Danilo Tiziano, della Genetica medica della Fondazione Gemelli, e del dottor Patrizio Pasqualetti, responsabile bio-statistico e direttore scientifico dell'Associazione Fatebenefratelli per la ricerca (AFaR).
Pubblicato in Medicina

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