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Tumore al colon: scoperto un meccanismo alla base della formazione delle metastasi
02 Apr 2021 Scritto da Istituto di genetica e biofisica “Adriano Buzzati Traverso” del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igb)
Identificati due marcatori che inducono le cellule staminali tumorali del colon a sviluppare metastasi.
Lo studio condotto dall’Istituto di genetica e biofisica “Adriano Buzzati Traverso” del Cnr di Napoli apre la strada a nuove terapie che colpendo tali fattori potrebbero eliminare selettivamente una specifica popolazione di cellule tumorali. I risultati della ricerca realizzata grazie al sostegno della Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro sono stati pubblicati sulla rivista Theranostics Un gruppo di ricercatori dell’Istituto di genetica e biofisica “Adriano Buzzati Traverso” del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli (Cnr-Igb) ha identificato due marcatori molecolari che guidano le cellule staminali tumorali del colon verso lo sviluppo di metastasi.
Lo sbadiglio contagioso, segno di empatia e legame sociale, è già presente nei bambini sin da piccoli
02 Apr 2021 Scritto da Università di Pisa
Lo studio dell’Università di Pisa condotto in una scuola di Viareggio e pubblicato su Developmental Psychobiology ha per la prima volta documentato il fenomeno anche nella prima infanzia.
Lo sbadiglio contagioso, come segno di empatia e legame sociale, non riguarda solo gli adulti ma è già presente nei bambini sin da due anni e mezzo. La notizia arriva da uno studio pubblicato sulla rivista Developmental Psychobiology coordinata da tre etologhe dell’Università di Pisa, le dottoresse Giada Cordoni ed Eleonora Favilli del Museo di Storia Naturale di Calci e la professoressa Elisabetta Palagi del Dipartimento di Biologia.
La ricerca, frutto di un progetto di etologia umana più ampio intitolato "Ontogenesi del comportamento sociale, di gioco ed empatico nell'uomo: osservazioni etologiche su bambini in età pre-scolare", è stata condotta presso la scuola dell'infanzia "Florinda" dell'Istituto comprensivo Centro-Migliarina-Motto di Viareggio (Lucca). Qui sono stati raccolti i video sui bambini dai due anni e mezzo ai cinque anni e mezzo durante lo svolgimento delle loro normali attività scolastiche e in presenza di insegnanti e compagni di classe.
L’anomalia cardiaca si corregge con un catetere miniaturizzato
31 Mar 2021 Scritto da Ospedale Niguarda 
L’anomalia cardiaca si corregge con un catetere miniaturizzato. Intervento a Niguarda in collaborazione col Policlinico di Milano su un neonato prematuro di 1100 grammi, il più piccolo in Italia mai operato con questa tecnica
L'intervento salvavita mette in luce la collaborazione tra i due centri milanesi per la correzione delle cardiopatie congenite dei neonati prematuri. Grazie alla tecnica transcatetere si è evitato il ricorso ad un intervento a torace aperto
Portata a termine con successo dai cardiologi pediatrici del Niguarda una procedura di chiusura percutanea del dotto arterioso di Botallo sul cuore di un neonato del peso di 1100 grammi, in collaborazione con i neonatologi del Policlinico di Milano. Si tratta del paziente più piccolo per peso mai sottoposto a correzione transcatetere in Italia.
L’intervento è stato portato a termine nelle sale di emodinamica di Niguarda, da un team multidisciplinare composto da cardiologi pediatrici, anestesisti, tecnici di radiologia, neonatologi e infermieri. Gli specialisti hanno utilizzato un nuovo device, che tramite un catetere sottilissimo, del diametro di uno spaghetto, inserito con una puntura dalla vena femorale ha raggiunto l’arteria polmonare e quindi - attraverso il dotto - l’aorta. “Una volta in sede dal catetere è stato rilasciato un dispositivo auto-espandibile che è andato a tappare il dotto arterioso aperto - spiega Giuseppe Annoni, Cardiologo Pediatrico di Niguarda -. Durante la vita fetale, infatti, esiste un “tubicino”, il dotto di Botallo appunto che, mettendo in comunicazione l’arteria polmonare con l’aorta, ottimizza la circolazione fetale. Dopo la nascita il dotto normalmente si chiude ma se questo non avviene possono insorgere complicazioni cardiache”.
LEGGERE È VIVERE DISTURBI COGNITIVI DI LETTURA IN PAZIENTE POST COVID-19
31 Mar 2021 Scritto da Università di Padova
Professor Konstantinos Priftis
Pubblicato dal team di ricerca guidato dal Professor Konstantinos Priftis del Dipartimento di Psicologia Generale dell'Università di Padova il primo caso al mondo di paziente post Covid-19 affetto da totale incapacità nel leggere in seguito a ictus. Fondamentale per il suo completo recupero un servizio di neuropsicologia per diagnosticare e riabilitare i deficit mentali conseguenti a lesioni cerebrali.
Lo studio dal titolo “Alexia without agraphia in a post COVID-19 patient with left-hemisphere ischemic stroke” pubblicato su «Neurological Sciences» dal team di ricerca guidato dal Professor Konstantinos Priftis del Dipartimento di Psicologia Generale dell'Università di Padova in cui si documenta il caso di un paziente affetto da COVID-19 che a tre giorni dalla negativizzazione ha accusato un ictus ischemico a carico della parte posteriore dell’emisfero cerebrale sinistro con perdita totale della capacità di leggere.
Il servizio di neuropsicologia presente in ospedale ha diagnosticato e riabilitato il deficit mentale conseguente la lesione cerebrale recuperando perfettamente la sua abilità di lettura. Il caso riportato da «Neurological Sciences», frutto di collaborazione del Prof. Priftis e di un gruppo di neuropsicologi (Dott. Massimo Prior, Dott.ssa Teresa Mercogliano) e medici (Dott. Leonardo Meneghetti, Dott. Matteo Bendini) dell’Ospedale di Treviso, mette in luce l’importanza di un servizio di neuropsicologia in qualsiasi reparto e con particolare riferimento ai reparti di neurologia, di riabilitazione e delle Stroke unit. Soprattutto la neuropsicologia è adesso necessaria in reparti COVID-19 e in tutti i reparti in cui il paziente con COVID-19 viene ricoverato successivamente.
Varianti genetiche e problemi alla nascita tra le possibili cause della sindrome di Kleine-Levin
29 Mar 2021 Scritto da Università di Bologna
Il più ampio studio finora realizzato su casi di persone affette da questa rara malattia individua un’associazione con alcune varianti di uno specifico gene, chiamato TRANK1, e la presenza di problematiche perinatali.
La sindrome di Kleine-Levin – una malattia rara che causa episodi di ipersonnia e deficit cognitivo – è associata ad alcune varianti di un particolare gene, chiamato TRANK1, connesse anche al disturbo bipolare e alla schizofrenia. In particolare, queste varianti sembrano favorire l’insorgere della sindrome di Kleine-Levin nelle persone che hanno avuto problemi alla nascita, suggerendo che il gene TRANK1 potrebbe avere un ruolo nella risposta dei neonati in caso di danni cerebrali, con conseguenze sulla salute menatale e neurologica nell’età adulta.
Alcuni batteri "buoni" nel microbiota sono legati ad una ridotta quantità di grasso viscerale
29 Mar 2021 Scritto da Università di Bologna
Uno studio sugli over 65 guidato da ricercatori dell’Università di Bologna ha individuato uno specifico profilo microbico che potrebbe favorire un invecchiamento in salute e una maggiore longevità.
La presenza di alcune comunità di batteri “buoni” all’interno del microbiota intestinale potrebbe contribuire, sin dalle prime fasi dell’invecchiamento, ad una crescita ridotta del grasso addominale viscerale e quindi ad una migliore condizione di salute. Lo rivela uno studio coordinato da un gruppo di ricerca dell’Università di Bologna, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Gut Microbes.
"Lo specifico profilo microbico che abbiamo individuato potrebbe rappresentare un potenziale marcatore di invecchiamento in salute me di longevità già a partire dai 60 anni di età", spiega Aurelia Santoro, ricercatrice al Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale dell’Università di Bologna che ha coordinato lo studio. "Monitorare ed eventualmente modulare il microbiota intestinale, oltre a promuovere sane abitudini alimentari, potrebbe quindi diventare uno strumento aggiuntivo per avere una popolazione manziana più sana e con una migliore qualità della vita". L'invecchiamento è generalmente accompagnato da cambiamenti fisiologici che influenzano la composizione e la funzionalità corporea, compreso l'accumulo di massa grassa a scapito della massa muscolare: un fenomeno che ha effetti negativi sulla salute generale. Diversi studi hanno mostrato che con l’avanzare dell’età diminuisce la massa dei tessuti muscolari e di organi come il cervello, i reni, il fegato e la milza, a favore di una tendenza all’aumento del grasso viscerale, la parte di tessuto adiposo concentrata all’interno della cavità addominale.

Uno studio condotto dall’Istituto di biologia e patologia molecolari del Cnr approfondisce il processo a cascata alla base dell’invasione metastatica del carcinoma ovarico e della formazione di invadopodi, dimostrando il coinvolgimento del recettore dell’endotelina e della β-arrestina1. Il lavoro, pubblicato su Cell Reports, è stato realizzato con il sostegno di AIRC in collaborazione con gruppi di ricerca di Istituto Regina Elena di Roma, Istituto Superiore di Sanità e Campus Biomedico di Roma.
Nelle pazienti con carcinoma ovarico avanzato, le cellule tumorali mostrano una propensione a formare metastasi in alcuni organi intraperitoneali – in particolare l’omento – inizialmente aderendo e attraversando le cellule mesoteliali e, successivamente, invadendo e colonizzando nuovi tessuti. Identificare i potenziali nodi di vulnerabilità nelle interazioni tra le proteine coinvolte in questi processi è fondamentale non solo per capire come le cellule tumorali diventano più aggressive, ma anche per identificare possibili bersagli molecolari al fine di bloccare il processo metastatico. I risultati pubblicati sulla rivista Cell Reports di uno studio del gruppo di ricerca diretto da Laura Rosanò, dell’Istituto di biologia e patologia molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche (CnrIbpm) di Roma, fanno un importante passo in questa direzione.
Cistite, al via la campagna di urologi e farmacisti per migliorare la qualità di vita delle donne - le 5 regole d'oro
29 Mar 2021 Scritto da Medinews
1 su 2 colpita nella vita dalla malattia. Gruppo AGILE e Federfarma Servizi insieme per promuovere incontri rivolti a medici di famiglia, farmacisti e urologi. Le indicazioni per le pazienti: bere tanta acqua, no a detergenti aggressivi, meno antibiotici, più D-mannosio ad alte dosi e occhio al microbiota intestinale.
Roma, 25 marzo 2021 – Bere almeno due litri di acqua al giorno, evitare l’uso di detergenti vaginali aggressivi, non usare ove possibile gli antibiotici, prevenire recidive con il D-mannosio ad alte dosi e aver cura del microbiota intestinale, integrandolo con fibre e fermenti lattici. Queste le cinque regole d’oro per la donna che vuole liberarsi della cistite, un problema che ne affligge una su due almeno una volta nella vita. Una patologia da una parte trattata troppo spesso con antibiotici e dall’altra vittima del “fai da te”. Da qui nasce il progetto “Cistite, una gestione agile” dedicato dal gruppo di urologi AGILE (Italian group for advanced laparo-endoscopic and robotic urologic surgery) e Federfarma Servizi alla qualità di vita delle donne. “Abbiamo voluto promuovere questa campagna – dichiara il coordinatore Luca Cindolo, responsabile dell’Urologia della Clinica Villa Stuart di Roma – per creare consapevolezza su una gestione della malattia che si ponga come salubre alternativa all’uso, e troppo spesso all’abuso, di antibiotici. Migliaia di medici di famiglia, urologi e farmacisti saranno coinvolti, in modalità interattiva, su casi clinici dedicati ai temi dell’antibiotico-resistenza, del trattamento e della prevenzione di questa patologia e infine sull’importanza del microbiota intestinale. Completeremo poi formazione e aggiornamento con una serie di webinar territoriali e Formazione a Distanza che proporremo tra maggio e giugno”.
Mentire o dire la verità: il ruolo della dopamina nelle scelte di persone colpite da malattia di Parkinson
26 Mar 2021 Scritto da Università di Roma la Sapienza
Un’analisi della rassegna scientifica pubblicata da NPJ Parkinson’s Disease, parte del gruppo Nature, ha valutato il ruolo della dopamina nella modulazione delle scelte morali di pazienti colpiti da malattia di Parkinson, in particolare sul mentire o dire la verità.
La malattia di Parkinson è un disturbo neurodegenerativo progressivo caratterizzato dalla perdita di neuroni dopaminergici nei gangli della base e nel circuito talamo-corticale, che provocano alterazioni nel controllo motorio. Una mole crescente di evidenze indica inoltre come i gangli della base sottendano anche funzioni di alto livello, come la cognizione, l’emozione e la motivazione.
Un gruppo di ricercatori coordinati da Salvatore Maria Aglioti, e che ha visto il coinvolgimento di Sapienza Università di Roma, Istituto Italiano di Tecnologia, Fondazione Santa Lucia IRCCS, ha pubblicato una rassegna della letteratura volta ad indagare la cognizione morale, e in particolare i processi decisionali di tipo morale, come il mentire o il dire la verità, in pazienti colpiti da malattia di Parkinson.

Gian Paolo Rossi
Pubblicato dalla rivista «European Journal of Preventive Cardiology» lo studio del team internazionale di ricerca coordinato dal Professor Gian Paolo Rossi del Dipartimento di Medicina dell’Università di Padova su 1625 pazienti monitorati in 19 centri di eccellenza per la cura dell’ipertensione arteriosa dislocati in quattro continenti
Emergenze ipertensive per emorragie cerebrali, infarti ed edemi polmonari sono riapparsi in tutta la loro gravità: la pandemia COVID e la conseguente riduzione delle visite specialistiche hanno infatti accentuato un problema noto da molti anni. Una quota assai rilevante, variabile tra il 20 e il 40% a seconda dei paesi, dei pazienti affetti da ipertensione arteriosa non raggiunge il target pressorio, ovvero valori di pressione minori di 130/80 mmHg, nonostante l’assunzione di più farmùaci anti-ipertensivi. Questi pazienti sono ad altissimo rischio di eventi cardio e cerebrovascolari imminenti, non solo per i valori pressori incontrollati, ma anche perché hanno già sviluppato un danno agli organi “bersaglio”, quali rene, cuore, arterie e cervello.

