Neanderthal ad Altamura: sulle spalle del passato

Università La Sapienza 03 Gen 2019
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Un team di ricerca internazionale coordinato dalla Sapienza ha mostrato, attraverso la ricostruzione della scapola con tecniche di imaging 3d, che uno scheletro della specie Homo neanderthalensis, il più antico e completo mai rinvenuto, possedeva caratteristiche della spalla che lo distinguono dagli altri Neanderthal oltre che da Homo sapiens.

Lo studio è pubblicato sulla rivista Quaternary Science Reviews
Lo scheletro umano rinvenuto nel 1993 in una grotta presso Altamura (Bari, Puglia), il Neanderthal più antico e completo mai scoperto, continua a rivelare sorprendenti novità. Si tratta del cosiddetto “uomo di Altamura”, recentemente datato a circa 150 mila anni, che da oltre un decennio è oggetto della più approfondita e tecnologicamente avanzata ricerca paleoantropologica svolta in Italia su un singolo reperto preistorico, oggi nell’ambito delle attività di un progetto di ricerca PRIN 2017-2019 finanziato dal MiUR.

In una ricerca pubblicata sulla rivista internazionale e interdisciplinare Quaternary Science Reviews, l’equipe scientifica guidata da Giorgio Manzi della Sapienza Università di Roma – in collaborazione con colleghi dell’Università di Firenze e della Duke University (Carolina, USA) – utilizzando sofisticate tecniche digitali, è riuscita a ricostruire la scapola destra dell’uomo di Altamura a partire da 3 frammenti ossei estratti fra il 2009 e il 2015 dalla grotta (gli unici prelevati a tutt’oggi). L’analisi ha rivelato qualcosa di inatteso rispetto alla morfologia dei Neanderthal dell’ultimo glaciale, i cosiddetti "classici”, che sono più recenti di circa centomila anni rispetto all’uomo di Altamura, e anche rispetto ai loro antenati del Pleistocene Medio.

“È da sempre noto dalla letteratura specialistica – spiega Giorgio Manzi del Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza, a capo del team di questa ricerca e del progetto PRIN – che esiste una piccola, ma significativa differenza tra i Neanderthal e noi Homo sapiens nella disposizione dei muscoli che permettono al braccio di ruotare rispetto alla spalla: una stretta inflessione, chiamata solco ascellare, che corre lungo il bordo laterale della scapola”. Il solco ascellare si posiziona, nei Neanderthal, dorsalmente, mentre negli uomini moderni ha un andamento prevalentemente ventrale. A lungo si è indagato su tale carattere, passando da un’interpretazione principalmente funzionalista (alcuni atleti tendono ad avere scapole simili a quelle dei Neanderthal) fino a quelle basate sulle differenze genetiche.

“Adesso – continua Manzi – la scapola di Altamura, ricostruita con tecniche di imaging tridimensionale, modifica questo consolidato quadro di conoscenze. Il posizionamento del solco ascellare mostra una condizione pressoché unica tra i Neanderthal, ma differisce anche nettamente dalla morfologia moderna, avendo una condizione per così dire intermedia (bisolcata) a eminente orientamento ventrale”.

“Questo dato conferma – aggiunge Fabio Di Vincenzo, primo autore dello studio – che i Neanderthal avevano, all’inizio della loro esistenza come specie, una variabilità molto maggiore di quella riscontrata nelle fasi più recenti e classiche, che sono peraltro a ridosso della loro estinzione, avvenuta intorno a 40 mila anni fa”. Inoltre, i ricercatori hanno evidenziato come la scapola di Altamura mostri affinità con altri Neanderthal antichi (non “classici”) rivenuti più di un secolo fa in una località della Croazia chiamata Krapina. E’ una somiglianza che può essere spiegata con scambi genetici tra popolazioni di Neanderthal distribuite su quelle che oggi sono le due sponde del mare Adriatico.

“Se un dettaglio anatomico – conclude Di Vincenzo – ha potuto rivelare particolarità tanto sorprendenti rispetto a quanto conosciamo oggi sui Neanderthal, non è difficile immaginare quante informazioni altrettanto sorprendenti potranno arrivare quando sarà possibile studiare a fondo l’intero scheletro”.

 

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