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Settembre 2026
Sabato, 05 Settembre 2026 07:45

The myth of the mellowing virus

Case fatality among people over 80 in Hong Kong. Left, the ancestral strain in the first four waves; centre, Omicron BA.2 in the unvaccinated during the fifth wave; right, Omicron BA.2 in those who had completed the primary series. Vertical bars show 95 per cent confidence intervals. Chart produced by Scienzaonline from data in Emerging Infectious Diseases, vol. 28, no. 9, 2022.


The idea that pathogens always evolve towards mildness is false. Natural selection does not maximise mercy: it maximises transmission. And the two coincide only in particular cases.

There is a sentence that comes back in every epidemic. The virus will weaken on its own. Killing the host does not serve it. A parasite that is too aggressive dies out along with its victim.
It is a reassuring sentence. It has the air of natural wisdom. And like every idea that consoles, it deserves a closer look.
It is not a folk invention: it rests on a serious theoretical foundation, formalised in the early 1980s by Roy Anderson and Robert May and developed by Paul Ewald. It is called trade-off theory. To transmit, a pathogen must multiply inside the host. But the more it multiplies, the more damage it does, and a dead or bedridden host stops transmitting. There is therefore a level of virulence that maximises the total number of infections generated by one case. Neither zero nor the maximum. An intermediate point.

Pubblicato in Scienceonline
Sabato, 05 Settembre 2026 07:36

Il mito del virus che si addolcisce

Letalità dei casi confermati negli ultraottantenni a Hong Kong. A sinistra il ceppo ancestrale nelle prime quattro ondate, al centro Omicron BA.2 nei non vaccinati della quinta ondata, a destra Omicron BA.2 in chi aveva completato il ciclo primario. Le barre verticali indicano gli intervalli di confidenza al 95 per cento. Elaborazione di Scienzaonline su dati di Emerging Infectious Diseases, vol. 28, n. 9, 2022.

 


L’idea che i patogeni evolvano sempre verso la mitezza è falsa. La selezione naturale non massimizza la clemenza: massimizza la trasmissione. E le due cose coincidono solo in casi particolari.

C’è una frase che torna in ogni epidemia. Il virus si attenuerà da solo. Uccidere l’ospite non gli conviene. Un parassita troppo aggressivo si estingue insieme alla sua vittima.
È una frase rassicurante. Ha l’aria della saggezza naturale. E come tutte le idee che consolano, va guardata da vicino.
Non è un’invenzione popolare: ha una base teorica seria, formalizzata nei primi anni Ottanta da Roy Anderson e Robert May e sviluppata da Paul Ewald. Si chiama teoria del compromesso. Per trasmettersi, un patogeno deve moltiplicarsi dentro l’ospite. Ma più si moltiplica, più lo danneggia, e un ospite morto o immobilizzato smette di trasmettere. Esiste quindi un livello di virulenza che massimizza il numero totale di contagi generati da un’infezione. Né zero, né il massimo. Un punto intermedio.

Pubblicato in Medicina

 

Le collezioni di storia naturale rappresentano da secoli una pietra angolare della conoscenza scientifica globale. L'Europa ne custodisce alcuni dei più grandi giacimenti al mondo, sebbene una porzione immensa di questo patrimonio rimanga ancora inesplorata. A mappare per la prima volta questo archivio scientifico è uno studio internazionale coordinato da Pierfilippo Cerretti e Dario Nania, ricercatori del Museo di Zoologia del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie "Charles Darwin" della Sapienza Università di Roma. La ricerca, pubblicata sulla rivista BioScience, si inserisce nel solco delle attività di digitalizzazione e analisi condotte dal museo romano. Indagini precedenti, come quelle apparse su PNAS, hanno già dimostrato l'utilità di questi reperti per ricostruire i mutamenti negli ecosistemi provocati dal riscaldamento globale.

Pubblicato in Scienza generale


Modello strutturale della depolimerasi LCPH1, calcolato con AlphaFold 3. Il sito attivo è insolitamente aperto e può accogliere substrati grandi come le catene polimeriche. A destra, i substrati agganciati al sito attivo (simulazione con AutoDock 4): le bioplastiche PCL e PE-12,12 e l’antibiotico beta-lattamico ampicillina. All’estrema sinistra la coda flessibile a cui può legarsi l’ancora lipidica che fissa l’enzima alla membrana della cellula.
Credit: (c) The ISME Journal, DOI 10.1093/ismejo/wrag203, Creative Commons Attribution (CC BY) license, Figure 7 in the article, cropped to panels (a) and (b) only

 


Scoperto nel terreno di un bosco tedesco, ha una bocca larga che accetta due substrati diversi. Sulla plastica è lento. Sull’antibiotico è quasi diciotto volte più veloce.

Nel giardino botanico dell’Università di Costanza, in Germania, i ricercatori hanno sotterrato strisce di bioplastica nell’humus di un bosco. Le hanno lasciate lì più di un anno, attraverso le estati secche del 2021 e del 2022. Poi le hanno tirate fuori e le hanno guardate al microscopio elettronico.
La superficie era piena di buchi. Piccoli, raggruppati, spesso allungati. Della forma e della dimensione di una cellula batterica.

Pubblicato in Tecnologia


Il mese di settembre porta con sé la ripresa dell'anno scolastico e il ritorno ai ritmi della vita di tutti i giorni dopo la pausa estiva. Il riadattamento a un'agenda scandita da sonno, alimentazione, sport, studio e vita di relazione rende le prime settimane di lezioni il momento ideale per ripristinare le buone abitudini e identificare tempestivamente eventuali difficoltà o segnali di disagio.

Alberto Villani, responsabile di Pediatria Generale dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, evidenzia come il rientro a scuola rappresenti un'ottima opportunità per ricostruire le routine salutari che durante l'estate si sono allentate, sottolineando l'importanza di dormire a sufficienza, fare colazione, muoversi quotidianamente e mantenere regolarità per supportare il benessere dei ragazzi.

Pubblicato in Medicina


Uno studio internazionale pubblicato su Nature Communications e realizzato con il contributo del Dipartimento di Bioscienze dell’Università Statale di Milano ha identificato due composti sintetici in grado di aumentare la resistenza delle piante alla carenza idrica. Coordinata dalla Tohoku University, la ricerca presenta un approccio innovativo per tutelare i raccolti dai cambiamenti climatici, permettendo alla vegetazione di risparmiare acqua senza arrestare la propria crescita.

Pubblicato in Ambiente

Illustrazione concettuale della rete mitocondriale: i mitocondri danneggiati vengono riconosciuti e rimossi. Immagine generata con intelligenza artificiale. Non rappresenta cellule reali né i dati dello studio.


Uno studio norvegese realizzato con una società di Hong Kong punta sul rapporto fra NAD⁺ e smaltimento dei mitocondri difettosi. Nessun paziente, nessun farmaco: vermi, cellule e neuroni coltivati in piastra.

Ogni cellula tiene in ordine i propri mitocondri. Quando uno si guasta viene smontato e riciclato. Il processo si chiama mitofagia. Per farlo serve energia, e serve una molecola chiamata NAD⁺, che con l’età diminuisce.
L’ipotesi circola da anni: se il NAD⁺ cala e la mitofagia rallenta, i mitocondri rotti si accumulano e i neuroni si ammalano. Uno studio pubblicato il 21 agosto su Alzheimer’s & Dementia, la rivista dell’Alzheimer’s Association, prova a mettere numeri sotto quell’ipotesi e a indicare dove si potrebbe intervenire.

Pubblicato in Medicina

 

Immagini ottenute con il Very Large Telescope dell'ESO che mostrano la stella S301 mentre percorre la propria orbita attorno a Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Crediti: ESO/GRAVITY collaboration. Licenza Creative Commons Attribution 4.0.

 


S301 passa a dodici unità astronomiche da Sagittarius A* e viaggia a 25.000 chilometri al secondo. Nessuna stella nota arriva così vicino. Per questo può misurare qualcosa che nessuno ha mai misurato.

Al centro della Via Lattea c’è un buco nero di 4,3 milioni di masse solari. Si chiama Sagittarius A*. Attorno gli girano decine di stelle, catalogate una a una da trent’anni.
Ora ce n’è una nuova, e batte tutti i record. Si chiama S301. Compie un giro in 8,7 anni, il periodo più breve mai osservato. Al momento di massimo avvicinamento passa a 1,78 miliardi di chilometri dal buco nero: dodici volte la distanza Terra-Sole, poco più di quella che separa il Sole da Saturno. E in quel punto corre a circa 25.000 chilometri al secondo, oltre l’8 per cento della velocità della luce. Il lavoro è della collaborazione GRAVITY+ ed è uscito su Nature il 19 agosto.

Pubblicato in Astrofisica


Paleodictyon. Il fossile proviene dall'Appennino Piacentino. Eocene superiore (35 milioni di anni)

 


Presente nei fondali oceanici fin dal Cambriano (da ben 530 milioni di anni), Paleodictyon rappresenta uno dei rompicapi paleontologici più duraturi della storia. Si tratta di un'articolata rete di gallerie a maglie esagonali riscontrabile sia in forma fossile — come nei reperti dell'Eocene superiore (35 milioni di anni fa) provenienti dall'Appennino Piacentino — sia nei fondali marini attuali a 3.500 metri di profondità lungo la Dorsale Medio-Atlantica.

Nel corso dei secoli la paternità di questa struttura, disegnata persino da Leonardo da Vinci, è stata attribuita di volta in volta ad alghe, spugne, vermi o amebe giganti. Tuttavia, nessun osservatore aveva mai avvistato direttamente l'organismo costruttore.

Pubblicato in Paleontologia
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