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Rilevamento multibeam del campo di camini idrotermali denominato 'Smoking Land'

Individuato, intorno all’Isola di Panarea, un sito idrotermale con oltre 200 camini vulcanici. A scoprirlo, un team di ricercatori del Cnr, Ispra e Ingv, in collaborazione con Marina Militare e Università di Messina e di Genova. Lo studio è stato pubblicato su Plos One

Si chiama smoking land, il sito idrotermale, con oltre 200 camini vulcanici, scoperto nel fondale marino tra l’isola vulcanica di Panarea e l’isolotto di Basiluzzo, nell’arcipelago eoliano, da un gruppo di ricercatori dell’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Ismar-Cnr), Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), in collaborazione con la Marina Militare, Università di Messina e di Genova e l’Istituto per l’ambiente marino costiero (Iamc-Cnr). Lo studio, dal titolo Exceptional discovery of a shallow-water hydrothermal site in the SW area of Basiluzzo islet (Aeolian Archipelago, South Tyrrhenian Sea): an environment to preserve), e pubblicato su Plos One, fornisce nuove e importanti informazioni sulle caratteristiche minero-geochimiche e biologiche dei sistemi idrotermali superficiali del mar Mediterraneo.

Lo Smoking Land”, afferma Federico Spagnoli, ricercatore Ismar-Cnr, “è costituito da decine di strutture a forma di cono, composte soprattutto da ossidi di ferro, che presentano un’altezza variabile da 1 a 4 m e una base con diametro medio di circa 3.8 m. Alcune di queste bocche emettono fluidi acidi, ricchi di gas, in prevalenza di anidride carbonica”. Una struttura così estesa e complessa non trova eguali in Mediterraneo ma solo in alcune aree oceaniche.

Pubblicato in Ambiente
 
Provare dolore durante i rapporti sessuali e' un'esperienza che accomuna un numero considerevole di donne, donne che fino a non molto tempo fa non avrebbero potuto nemmeno dare un nome al proprio problema, tanto erano scarse le conoscenze e gli sforzi in materia. È solo negli ultimi venti anni che la comunita' medica ha iniziato ad affrontare il tema del dolore vulvare, a studiarlo e a cercare di capirlo, nonostante interessi una percentuale di donne che si arriva a stimare intorno al 10-15%. "La vulvodinia- spiega la dottoressa Elisa Sipio, ginecologa del Centro Medico Santagostino- e' una patologia nuova (nel senso della sua diagnosi e studio), ma nonostante i grandi passi fatti negli ultimi tempi, le donne che convivono con questo fastidioso sintomo spesso si scontrano con diverse difficolta' nell'affrontare l'argomento con il proprio medico, tra cui l'imbarazzo, la difficolta' del medico stesso nel trattare temi legati alla sessualita', la paura di non essere 'normali' o di apparire 'strane'. Tutto cio' fa si' che la vulvodinia resti ancora oggi un problema sottostimato, poco indagato, e che spesso giunge all'attenzione di un medico preparato per affrontarla con notevole ritardo rispetto alla sua insorgenza".
Pubblicato in Medicina

 

 

Sponges lack a signaling pathway that responds to low intracellular oxygen levels in more complex animals. Do they use a different mechanism for this purpose or did their earliest ancestors evolve at a time when less oxygen was available? Gert Wörheide holds the Chair of Paleontology and Geobiology at the Department of Earth and Environmental Sciences at Ludwig-Maximilians-Universitaet (LMU) in Munich, and his research focuses on the early evolution of animals, which happened more than 650 million years ago. He and his colleagues recently demonstrated that the sponges (Porifera), and not the comb jellies (Ctenophora) as some believe, most likely are the sister group to all other animal phyla. In other words, modern sponges are derived from the lineage that first diverged from the last common ancestor of all animals, while all other animal groups emerged from the other branch of the family tree. In their latest study, carried out in collaboration with Professor Donald Canfield’s group at the University of Southern Denmark in Odense, Wörheide and his team have now shown that sponges can make do with far less oxygen than most other animals. Moreover, the new work, which appears in the international leading life and biomedical sciences journal eLife, reveals that sponges lack the specific biochemical signaling pathway that other animals use to sense the level of the gas present in their cells and tissues.

Pubblicato in Scienceonline


Presentato oggi presso la Hall del Policlinico lo studio biennale del Centro Pediatrico Interdipardimentale per la Psicopatologia da Web del Policlinico Gemelli, in collaborazione con la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) di Roma e il sostegno incondizionato di Comunità Incontro Onlus.
Rilevare indicatori precoci di rischio sulle nuove psicopatologie emergenti in età infantile e in adolescenza, attraverso la somministrazione di test che misurano l’aggressività nei minori. In sintesi è questo l’obiettivo del progetto di ricerca “La rabbia che non si vede” promosso dal Centro Pediatrico Interdipartimentale per la Psicopatologia da Web della Fondazione Policlinico universitario A. Gemelli, presentato oggi, mercoledì 7 febbraio, nel corso del convegno “Prevenire la psicopatologia in età infantile” presso la hall del Policlinico. Dalle risposte ai questionari, differenziati per cinque fasce di età, emergeranno diversi gradi di rischio - basso, intermedio o alto - di sviluppare psicopatologie quali ritiro sociale con abbandono della scuola, cyberbullismo, dipendenze comportamentali e tossicodipendenze.

Pubblicato in Medicina

Per la prima volta in un Rapporto pubblicato da EJF (Environmental Justice Foundation), OceanaPew e WWF viene  analizzato  il flusso di importazioni dei prodotti ittici nei paesi UE dal 2010, data in cui è entrato in vigore il Regolamento INN (contro la pesca illegale non dichiarata e non regolamentata).  In questi 7 anni 25 sono i paesi che hanno ricevuto dalla Commissione UE un “cartellino giallo” per non aver intrapreso azioni tese  a contrastare la pesca INN, in linea con gli standard internazionali,  mentre  per 3 di questi permane una situazione di “cartellino rosso” (qui l'elenco completo dei paesi sotto osservazione). Dal 2010 una serie di paesi hanno ricevuto degli avvertimenti - i cosiddetti cartellini gialli – per non aver apportato i miglioramenti richiesti nella gestione delle risorse ittiche. La maggior parte di questi  ha però adottato delle riforme radicali, in seguito alle quali i cartellini gialli sono stati ritirati. Altri paesi invece, sono risultati completamente inadempienti e hanno ricevuto un cartellino rosso accompagnato dalle relative sanzioni, quali il divieto di importare prodotti ittici nell’UE.  Il WWF ricorda che la pesca illegale e non regolamentata è una piaga che affligge molte aree: metodi non selettivi o distruttivi, pesca eccessiva, hanno effetti nefasti non solo sulla biodiversità ma anche sul benessere e lo sviluppo delle popolazioni locali, alimentando ulteriormente povertà e spinta alle migrazioni. 

Pubblicato in Ambiente

The ebolavirus-like particle generated to investigate the mechanisms of Ebola virus entry. (Nanbo A. et al., PLoS Pathogens, January 16, 2018)

 

Researchers have identified a key process that enables the Ebola virus to infect host cells, providing a novel target for developing antiviral drugs. The deadly Ebola virus incorporates a cellular enzyme into its virus particles, facilitating the infection to the target cells, according to new research published in the journal PLOS Pathogens. When this enzyme Xkr8 is activated, it flips a phospholipid called phosphatidylserine (PS) from the inner layer of the Ebola virus’ membrane (envelope) to the outer layer. The exposed PS facilitates entry of the virus.  The researchers at Hokkaido University and The University of Tokyo generated ebolavirus-like particles by expressing viral proteins in cultured mammalian cells to investigate mechanisms by which Ebola virus enters target cells. When the researchers disabled or blocked the activation of Xkr8, the exposure of PS on the surface of the virus particles was reduced.  First appearing in Sudan and the Democratic Republic of Congo in 1976, Ebola has instilled fear wherever infections have emerged due to its high fatality rate ranging from 25% to 90%. Most recently, west Africa experienced a record-breaking outbreak in 2014-2016. The virus spreads via the bodily fluids of infected animals and humans. Currently, there are no approved drugs for treating Ebola. Scientists are beginning to unravel how the virus works, which is critical for developing effective treatments.

Pubblicato in Scienceonline
Mercoledì, 07 Febbraio 2018 06:53

Ecco il profilo dei giocatori d’azzardo

I soggetti a rischio gambling presentano tratti depressivi e impulsivi, ricerca di emozioni positive e mancanza di fiducia negli altri, apertura mentale e coscienziosità. Lo attesta il profilo di personalità patologica rilevato da ricercatori dell’Ibfm-Cnr e dell’Università della Calabria definito mediante tecniche di intelligenza artificiale. Lo studio è pubblicato sul Journal of Neuroscience Methods

 

È possibile prevedere se una persona tenderà a sviluppare una soggezione patologica al gioco d’azzardo? Uno studio diretto dall’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibfm-Cnr) di Catanzaro, a cui ha partecipato l’Università della Calabria, pubblicato sulla rivista Journal of Neuroscience Methods, ha definito i tratti della personalità del gambler patologico grazie a tecniche avanzate di intelligenza artificiale.

“Chi è vittima del gioco d’azzardo patologico perde, oltre a ingenti quantità di denaro, la capacità di controllo delle proprie azioni e la fiducia dei propri cari, con la percezione di essere entrato in un tunnel senza via di scampo”, spiega Antonio Cerasa, ricercatore Ibfm-Cnr. “Le neuroscienze sono impegnate da decenni nello studio di questo disturbo che devasta la vita di moltissime famiglie italiane. Oggi sappiamo che la causa è multifattoriale (genetica, neurobiologica e comportamentale) e conferisce alla persona una vulnerabilità di base, amplificata da fattori psicosociali come povertà o traumi biografici. La letteratura indica già che, oltre a disfunzioni cerebrali e genetiche del sistema dopaminergico, i gambler patologici hanno anche un profilo di personalità disfunzionale, sono cioè più vulnerabili alle situazioni sociali che invitano al gioco, e questo aspetto non è mai studiato finora con metodi di intelligenza artificiale”.

Pubblicato in Neuroscienze

 

 

Infants can sometimes develop an allergy to cow's milk that usually subsides by adulthood but may increase the risk for developing other allergic diseases. The allergic reaction can, however, be prevented by two components of cow's milk interacting together, as researchers of the interuniversity Messerli Research Institute of Vetmeduni Vienna, Meduni Vienna und the University of Vienna now describe in a study published in Scientific Reports. Loading of the vitamin A metabolite retinoic acid to the important milk protein Bos d 5, also known as beta-lactoglobulin, in cow’s milk can prevent an allergic reaction against the protein. A real milk allergy occurs in about three to five percent of European children and more rarely in adults. The disease is different from lactose intolerance, in which a lack of the enzyme lactase results in the inability to properly break down lactose, a sugar found in milk products. In the case of a milk allergy, the immune system itself reacts with a distinct immune response against the milk proteins. Specialized immune cells are formed which produce antibodies against the milk proteins and so trigger a potentially much more dangerous allergic reaction.

Pubblicato in Scienceonline

Changing climate in northern regions is causing permafrost to thaw with major implications for the global mercury (Hg) cycle. We estimated Hg in permafrost regions based on in situ measurements of sediment total mercury (STHg), soil organic carbon (SOC), and the Hg to carbon ratio (RHgC) combined with maps of soil carbon. We measured a median STHg of 43 ± 30 ng Hg g soil−1 and a median RHgC of 1.6 ± 0.9 μg Hg g C−1, consistent with published results of STHg for tundra soils and 11,000 measurements from 4,926 temperate, nonpermafrost sites in North America and Eurasia. We estimate that the Northern Hemisphere permafrost regions contain 1,656 ± 962 Gg Hg, of which 793 ± 461 Gg Hg is frozen in permafrost. Permafrost soils store nearly twice as much Hg as all other soils, the ocean, and the atmosphere combined, and this Hg is vulnerable to release as permafrost thaws over the next century. Existing estimates greatly underestimate Hg in permafrost soils, indicating a need to reevaluate the role of the Arctic regions in the global Hg cycle.

 

Read full article: 

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/2017GL075571/full

Pubblicato in Scienceonline

I pazienti italiani attendono in media 806 giorni per accedere a un nuovo farmaco anti-cancro. Il prof. Giorgio Scagliotti, Direttore Oncologia Università del capoluogo piemontese: “Vanno ridimensionati i prontuari terapeutici regionali e serve subito un tavolo di lavoro per definire il concetto di innovazione”

Negli anni Settanta solo poco più del 30% delle persone colpite riusciva a sconfiggere il cancro, negli anni Novanta questa percentuale arrivava al 47%, oggi 6 persone su dieci sopravvivono al cancro e, quando non si arriva a guarigione, in molti casi è possibile convivere a lungo termine con la malattia con una buona qualità di vita. Il merito va attribuito ai progressi nella diagnosi precoce, alle campagne di prevenzione e all’innovazione nella ricerca contro i tumori. Proprio l’oncologia rappresenta l’area terapeutica in cui si concentrano maggiormente gli sforzi della ricerca farmaceutica: basti pensare che su oltre 7.000 molecole in sviluppo clinico, più di 1.800 appartengono all’area oncologica. “Alle sfide ed opportunità nel mercato farmaceutico nel prossimo triennio” è dedicato il convegno che svolge oggi a Torino. “La nuova frontiera nel trattamento del cancro è rappresentata dall’oncologia di precisione – spiega il prof. Giorgio Scagliotti, Direttore Oncologia Medica all’Università di Torino –. La prima ‘ondata’ è stata costituita dalle terapie a bersaglio molecolare che hanno cambiato l’aspettativa di vita in diverse neoplasie solide e in un considerevole numero di quelle ematologiche, ma che hanno anche mostrato limiti in termini di acquisizione di resistenza. Ad esempio nel tumore del polmone questi trattamenti riescono a controllare la malattia per un lungo periodo di tempo, però sono efficaci solo nei pazienti che presentano specifiche mutazioni genetiche: sono una minoranza, pari a circa il 15%, soprattutto non fumatori. La seconda ‘ondata’ dell’oncologia di precisione ha preso forma con l’immunoterapia che progressivamente ha dimostrato efficacia in diversi tipi di tumori solidi, a partire dal melanoma fino alle neoplasie del rene e del polmone, con importanti prospettive anche in quelle della vescica, del distretto testa collo, del fegato e del colon-retto. Il concetto di medicina di precisione dovrebbe essere applicato in modo ampio a qualsiasi tipo di approccio sistemico nella terapia dei tumori solidi.
Pubblicato in Medicina

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