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Il gruppo di ricerca Quantum Lab della Sapienza, in collaborazione con le Università di Natal e Rio de Janeiro (Brasile), ha dimostrato come gli effetti della meccanica quantistica siano talmente radicati nella Natura da incidere sui modelli basilari della fisica classica, come le relazioni causa-effetto. Lo studio è pubblicato sulla rivista Nature Physics
“Perché alcune cose succedono e altre no?”, “Cosa determina gli eventi che osserviamo in Natura?”. Queste sono da sempre tra le più ricorrenti e affascinanti domande che si sono posti scienziati e filosofi. Tentare di dare una risposta definitiva resta tutt’oggi una sfida.

Un nuovo studio, condotto dal gruppo di ricerca Quantum Lab della Sapienza in collaborazione con le Università di Natal e Rio de Janeiro in Brasile e pubblicato su Nature Physics, ha dimostrato dal punto di vista teorico e verificato sperimentalmente che, quando entra in gioco, la fisica quantistica può offrire una predizione alternativa alla fisica classica degli schemi causa-effetto.

Pubblicato in Scienza generale

 

 

Endogenous viral elements are viral sequences integrated into the nuclear genome of their host. They are veritable molecular fossils that prove infections that may have happened millions of years ago, and studying them can serve to understand how viruses evolve over time. As part of an international collaboration, researchers from CIRAD and INRA looked into the endogenous elements of viruses of the family Caulimoviridae, which cause numerous infections in plants. They studied the genome of plants to assess the diversity of those viruses and their host spectrum.

Endogenous viral elements in vascular plants, from lycopods to flowering plants

The scientists used the most advanced genomics and bioinformatics tools to analyse the genome of 72 plants representative of the different phylogenetic groups characterized to date - from green algae to flowering plants -, to look for all or part of the sequences that code for a viral protein of the family Caulimoviridae that is both specific and highly conserved, retrotranscriptase. While the presence of such sequences was known in the genome of flowering plants, they also found some in most vascular plants, including the most primitive plants - ferns, conifers and lycopods -, a result that illustrates the capacity of Caulimoviridae to infect a wide, previously underestimated range of hosts. Of the 62 flowering plant species studied, it appeared that the number of endogenous Caulimoviridae was correlated with the size of the genomes, with thousands of sequences at the heart of the giant genomes of gymnosperms, and notable exceptions: the maize (Zea mays ) genome did not have any despite its size. On the other hand, the density was remarkably high in castor (Ricinus communis ) and orange (Citrus sinensis ). Endogenous viral elements associated with new genera of the family Caulimoviridae
An in-depth analysis of the endogenous viral elements identified in the plants studied revealed that most of the endogenous Caulimoviridae came from the genera Florendovirus and Petuvirus. It also led to the discovery of previously unknown evolutionary branches of Caulimoviridae : four new genera of the family Caulimoviridae were detected in conifers (Gymnendovirus 1 to 4), two in ferns (Fernendovirus 1 and 2) and five in flowering plants (eg Xendovirus or Yendovirus).

Endogenous viral elements dating back to the Devonian period

Based on an analysis of the distribution of different viral genera of the family Caulimoviridae in the plant species studied, the scientists were able to propose an evolutionary scenario in which this virus family apparently emerged in an ancestor shared by flowering plants and gymnosperms during the Devonian period (- 320 million years). There were apparently subsequent exchanges between hosts belonging to different divisions. It is worth noting that the large host spectrum of viruses in the family Caulimoviridae may be due to the presence in these viruses of a movement protein that facilitates the transport and circulation of viral particles between the cells via specific channels, or plasmodesmata, whose structure is characteristic of vascular plants. These results prove the substantial adaptability of viruses of the family Caulimoviridae and their influence on the evolution of vascular plants. They call for a more detailed study of the role and consequences of the presence of these viruses in the genome of plants.

 

http://www.cirad.fr/en/news/all-news-items/press-releases/2018/vascular-plant-genome-and-virus-evolution

Pubblicato in Scienceonline
Venerdì, 26 Gennaio 2018 06:12

The earliest ‘Homo sapiens’ outside Africa

3D image of the maxillary of Homo sapiens found in Misliya Cave (Israel)/ Israel Hershkovitz et al.

 

Today, the journal Science publishes the description and dating of human fossil remains found in Misliya Cave (Israel), which suggest that the first departure by our species from the African continent took place at least 60,000 years earlier than had previously been documented. This is work that was carried out by an international team in which scientists from three institutions in Burgos participated: the CENIEH, the MEH and the UBU Today, the journal Science publishes the description and dating of human fossil remains found in Misliya Cave (Israel), which suggest that the first departure by our species from the African continent took place at least 60,000 years earlier than had previously been documented. This is work that was carried out by an international team in which scientists from three institutions in Burgos participated: the CENIEH, the MEH and the UBU Spanish scientists form part of the international team which has just published a study in the journal Science of the oldest fossil remains of modern humans encountered outside Africa. This relates to a left maxillary fragment which preserves the dentition, discovered in Misliya Cave (Mount Carmel, Israel), whose age range, between 177,000 and 194,000 years, suggests that the earliest migration by our species out of the African continent took place at least 60,000 years earlier than had hitherto been documented.

Pubblicato in Scienceonline
 
 
Da semplice sperimentazione a farmaco. Dopo aver ottenuto l'autorizzazione in Europa, ed essere gia' sul mercato tedesco, da fine gennaio e' disponibile anche in Italia (e' stato di recente pubblicato in Gazzetta Ufficiale) un collirio in grado di trattare la cheratopatia neurotrofica, una grave patologia della cornea che puo' portare alla cecita'. Il farmaco e' frutto della ricerca su una proteina chiamata NGF (Nerve Growth Factor), scoperta dal Premio Nobel Rita Levi Montalcini negli Anni 50. 'Cenegermin' (questo il nome del principio attivo del farmaco) e' a base della versione ricombinante dell'NGF rhNGF, cioe' una proteina del tutto simile a quella prodotta naturalmente dal corpo umano, realizzata pero' in laboratorio. Dopo la scoperta della Montalcini la molecola e' stata adottata negli anni successivi e sviluppata da diversi ricercatori stranieri e italiani, tra cui la dottoressa Rita Mencucci, della Clinica Oculistica dell'azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze, intervistata sul tema dall'agenzia Dire.
Pubblicato in Medicina
 
La prima cosa che si perde e' la capacita' visiva: tutto diventa sfocato, ombrato e non distinguibile chiaramente per chi soffre di glaucoma. Ma questa malattia dell'occhio ruba a chi ne soffre anche altro, a partire dall'autonomia. Chi soffre di questa patologia, infatti, ha un rischio maggiore sia di cadere anche quando si muove dentro casa, sia di fare incidenti stradali mentre guida. Lo dimostrano due studi, entrambi condotti dalla Queensland University of Technology (Australia).

- COME VEDE CHI SOFFRE DI GLAUCOMA. In chi soffre di glaucoma, si ha una perdita graduale del campo visivo fino alla visione tubulare, cioe' e' come guardare attraverso un foglio di carta arrotolato: il paziente vede bene, puo' avere anche 10/10, ma vede solo una piccola porzione, per cui e' incapace di orientarsi, per esempio di attraversare la strada. 'Il glaucoma e' una malattia che interessa il 3% della popolazione con piu' di 40 anni di eta'- dice il professor Giorgio Marchini, direttore Clinica Oculistica dell'azienza ospedaliera universitaria Integrata di Verona- Viene chiamato 'il ladro silenzioso della vista' poiche' non da' sintomi e puo' portare alla cecita' se non scoperto e non curato. La causa e' principalmente legata all'aumento della pressione intraoculare, che danneggia progressivamente il nervo ottico e il campo visivo. Nella sua genesi tuttavia giocano un ruolo anche fattori neurodegenerativi e vascolari'.
Pubblicato in Medicina

Sviluppati da ricercatori della Facoltà di medicina e chirurgia dell’Università Cattolica in collaborazione con l’Istituto dei sistemi complessi del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma

 

Ricercatori della Facoltà di medicina e chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, in collaborazione con esperti dell’Istituto dei sistemi complessi del Consiglio nazionale delle ricerche (Isc-Cnr) di Roma, hanno sviluppato ‘fogli nanotecnologici’ per costruire nuovo tessuto osseo che un giorno potrà essere usato su pazienti per la ricostruzione personalizzata di parti lesionate del loro scheletro. I fogli di grafene funzionano come stampi in 3D su cui prende forma il nuovo osso. La figura sullo stampo è incisa da un raggio laser e si può personalizzare a seconda della forma che si vuole ottenere. Il risultato si deve al team di Massimiliano Papi dell'Istituto di fisica dell'Università Cattolica insieme al direttore dell'Isc-Cnr Claudio Conti, ed è stato reso noto su 2D Materials, rivista scientifica internazionale peer-reviewed che si occupa di nuove applicazioni dei materiali bidimensionali come il grafene. L'uso di questi fogli di grafene in campo clinico potrebbe beneficiare anche delle naturali proprietà antibiotiche dell’ossido di grafene. “Il potere antibiotico rappresenta, quindi, un ulteriore vantaggio di questo tipo di materiale”, spiega il professor Papi. “Infatti oltre a controllare i processi osteogenici, il grafene possiede anche una naturale attività antibatterica. Questo è particolarmente interessante perché uno dei problemi principali quando si inserisce in un organismo un materiale sintetico è l’insorgenza di infezioni post operatorie”.

Pubblicato in Tecnologia


Nuclei of metastatic breast cancer cells showing the protein MSK1 in green (Author: Cristina Figueras-Puig, IRB Barcelona)

The time needed for breast cancer metastases (secondary lesions caused by cells that have escaped from the original tumour) to develop varies between patients, and little is known about the mechanisms that govern latency (the dormant state of cells that have already spread through the body). A study headed by ICREA researcher Roger Gomis at the Institute for Research in Biomedicine (IRB Barcelona) has identified the genes involved in the latent asymptomatic state of breast cancer metastases. The work sheds light on the molecular basis underlying how the expression of certain genes facilitates the spread of metastatic lesions. The team has studied the most common kind of breast tumour—estrogen-positive (ER +) and accounting for 80% of breast cancer tumour cases—that is characterised by a long period of latency with no symptoms. The study has been published today in Nature Cell Biology.

Pubblicato in Scienceonline

 


Il 55% delle morti delle donne, in Europa, e' causato da cardiopatia ischemica e ictus. Dopo gli 80 anni, le donne colpite da ictus sono il 20% in piu' rispetto agli uomini. Ma alcune specifiche condizioni rendono il rischio molto piu' elevato anche nelle fasce di eta' piu' giovani. Dal punto di vista epidemiologico, ogni 100.000 donne in eta' fertile si registrano 4,4 ictus ischemici che rappresentano circa l'85% per centro di tutti gli stroke. In modo particolare, per le donne che soffrono di emicrania con 'aura', che utilizzano contraccettivi orali e hanno il vizio del fumo, si registra un rischio 30 volte maggiore di essere colpite da ictus. Nel corso degli ultimi anni si e' evidenziato come fattori esclusivamente femminili (ormoni, gravidanza, parto, menopausa) agiscano a breve, medio e lungo termine, aumentando il rischio di ictus lungo l'arco dell'intera vita della donna.

Pubblicato in Medicina


Le alterazioni genetiche ad oggi note sono oltre 3mila, ma e' un continuo scoprirne di nuove: dalle piu' comuni come la trisomia del cromosoma 21 (cioe' la sindrome di Down) alla talassemia (malattia ereditaria del sangue che comporta anemia e colpisce il 5-6% della popolazione italiana). L'incidenza di queste alterazioni genetiche e' varia, poiche' dipende dall'eta' della donna: in una ventenne si tratta del 2%, ma in una donna quarantenne raggiunge il 18-20%. Nel campo della Procreazione medicalmente assistita ci sono intanto delle novita': da circa 6 mesi, infatti, all'ospedale Santa Margherita di Cortona e' disponibile un nuovo servizio volto a prevenire la trasmissione di alterazioni genetiche. Si chiama diagnosi genetica preimpianto (Pdg secondo l'acronimo) e viene effettuata per la prima volta a livello di sistema sanitario pubblico; in pratica, il cittadino dovra' pagare solamente il ticket.

Pubblicato in Medicina

È quanto emerge da uno studio dell’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo e dell’Istituto di scienze neurologiche del Cnr sui rimedi vegetali usati nella medicina popolare tra il XIX e il XX secolo. Circa l’80%, alla luce delle attuali conoscenze farmacologiche, presenta componenti in grado di contrastare i meccanismi alla base del mal di testa. Il 40% di queste piante era in uso già da circa 2000 anni. La ricerca è stata pubblicata sul Journal of  Ethnopharmacology. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, la cefalea è tra i disturbi del sistema nervoso più diffusi, con conseguenti gravi problemi di salute e disabilità. I ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche - Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo (Isafom-Cnr) e Istituto di scienze neurologiche (Isn-Cnr) - si sono interessati all’argomento con uno studio sui rimedi vegetali usati dalla medicina popolare italiana tra il XIX ed il XX secolo. La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Ethnopharmacology.

Pubblicato in Medicina

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