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Abitano i nostri mari da 600 milioni di anni, il loro corpo è costituito dal 98 per cento di acqua ed è composto da una parte superiore, detta “ombrella”, dalla caratteristica forma a campana e da una parte inferiore, i tentacoli, più o meno lunghi a seconda delle specie. Le meduse sono le protagoniste della mostra che l’Università di Milano-Bicocca inaugurerà venerdì 19 ottobre presso l’edificio U6, nell’ambito delle celebrazioni del Ventennale dell’Ateneo, grazie alla collaborazione con l’Acquario di Genova, l’Acquario di Milano e il Museo Civico di Storia Naturale di Milano.

Attraverso un percorso che si snoda tra dieci acquari, fossili rari, suggestive fotografie e riferimenti letterari si scoprirà come si muovono e come mangiano le meduse, qual è la loro importanza per l’ecosistema marino, e ancora, quali sono le caratteristiche che le rendono una presenza estiva poco gradita ai bagnanti.

Diverse le specie ospitate nella mostra provenienti dall’Acquario di Genova, specializzato ormai da anni nella riproduzione di questi delicatissimi animali: una specie cosmopolita – la medusa quadrifoglio Aurelia aurita – e tre specie tropicali - Phyllorhiza punctata, Cassiopea andromeda, la medusa che vive a testa in giù, e Sanderia malayensis.

Dall’ecologia alla medicina, la mostra offre l’opportunità di approfondire gli aspetti interdisciplinari di questo universo trasparente: l’aumento del numero di meduse dovuto alla diminuzione di predatori naturali come le tartarughe marine, il loro rapporto con il problema dell’inquinamento da plastica in mare e il loro utilizzo come cibo del futuro.

Pubblicato in Ambiente

 

La natura non è solo un elemento fondamentale per il nostro benessere quotidiano ma rappresenta anche una ‘scuola’ importantissima per i bambini che, purtroppo nei Paesi di più antica industrializzazione, sono costretti a stili di vita sempre più sedentari, con minori gradi di autonomia e costretti ad attività, esperienze e socialità sempre più virtuali.

Si tratta di un vero e proprio deficit di natura (espressione coniata dal giornalista americano Richard Louv) che ormai condiziona in modo evidente la crescita e la salute psicofisica delle nuove generazioni. È questo il cuore del report “Benessere e natura: città verdi a misura di bambino” lanciato dal WWF in occasione di Urban Nature (la festa della biodiversità urbana), realizzato in collaborazione con l’Associazione Italiana Studi sulla Qualità della Vita AIQUAV, che riunisce i migliori esperti che si occupano di benessere e qualità della vita e con il contributo del gruppo di lavoro su Ambiente&Salute dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP) e di LABUS, il Laboratorio per la Sussidiarietà.
“Come se non bastasse il debito economico di cui dovranno farsi carico negli anni a venire sulle spalle dei nostri giovani grava anche un ‘debito di natura’ che sta progressivamente erodendo salute, benessere e qualità della vita”. Dichiara la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che aggiunge: “Se non si inverte la rotta non solo i nostri giovani dovranno fare i conti con lo sfruttamento intensivo delle risorse, che consuma vorticosamente “Natura”, ma si troveranno a crescere in habitat sempre più artificiali. Il deficit di natura di cui si occupa il nostro Report è ormai una ‘patologia sociale’ che possiamo misurare quotidianamente osservando la vita e i comportamenti dei nostri ragazzi, sempre più abituati ad una dimensione virtuale della vita e della natura.

Per questo è necessario correre ai ripari: con Urban Nature vogliamo provare a favorire la riscoperta della natura, anche di quella che abbiamo vicino a casa o a scuola. Però è necessario che anche le istituzioni, locali e nazionali si attivino per garantire più verde alle nostre città, che significa più salute, più benessere e miglior qualità della vita”.
Oggi siamo di fronte ad un paradosso: i giovani, che potrebbero aspirare a guidare la difesa della natura, hanno sempre meno a che fare con essa. Secondo un’indagine Istat del 2017 il 93% dei bambini in età compresa tra i 6 e i 10 anni, guarda la TV tutti i giorni. Il dato scende al 87,7% per i ragazzi di età compresa fra gli 11 e i 14 anni che con molta probabilità sono già più attratti dal web. I ragazzi occidentali passano in media 44 ore della alla settimana davanti a TV e media elettronici. Escludendo le ore di sonno, questa percentuale tempo occupa una buona parte della giornata tipo di un giovane: circa 6 ore e mezza.

Pubblicato in Ambiente


La ricerca è stata condotta dal team di Giuseppe Barillaro, del dipartimento di Ingegneria dell’Informazione. Un mini-fegato artificiale permetterà di condurre test farmacologici attendibili senza usare cavie animali


Un fegato artificiale miniaturizzato, costruito con chip microfluidici in silicio per i test farmacologici, ha finalmente dimostrato che i mini organi artificiali possono essere considerati modelli sperimentali attendibili, aprendo la strada a una possibile eliminazione dell’uso di cavie animali. Lo studio è stato pubblicato su Advanced Functional Materials e condotto dal team di ricerca di Giuseppe Barillaro del dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa, con la collaborazione del gruppo di Nico Voelcker della Monash University.
“La novità di questo modello di organo – spiega Barillaro – è che si compone di strutture tridimensionali che hanno la dimensione effettiva delle cellule epatiche e che sono disposte in modo da replicare anche architettonicamente l’organizzazione del fegato nel lobulo epatico. Negli esseri umani, le cellule epatiche sono disposte in cordoni collocati tra le vene (sonusoidi) che entrano nel lobulo. La diposizione delle cellule in cordoni permette di riprodurre negli organi artificiali alcune funzioni fondamentali del fegato, come la detossificazione e il mantenimento dell’omeostasi”.

Pubblicato in Medicina

 

Stanchezza cronica, predisposizione genetica, altre malattie o alterazioni micro-circolatorie possono contribuire all'insorgenza di borse, gonfiori e occhiai, un problema sempre piu' presente visto il continuo crescere del ritmo lavorativo e di stress. Questa antipatiche condizioni sono spesso protagoniste del malcontento, specie femminile, cosi' come l'arrossamento degli occhi per le possibili tante allergie che anche qui si evidenziano. Durante l'XI Convegno dell'Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia (AIDECO) che si terra' il 4-5 ottobre a Roma, presso il Church Palace, specialisti come oculisti, chirurghi plastici e dermatologi dedicheranno un'importante sessione al tema.

Il prof. Leonardo Celleno, dermatologo e presidente AIDECO, anticipa alcuni degli argomenti trattati, partendo da cosa sono le borse e le occhiaie. Come si formano le borse e occhiaie? Cause Le cosiddette "borse" sono determinate da un aumento di volume piu' o meno accentuata del pannicolo grasso perioculare inferiore ed insorgono per predisposizione costituzionale, per danni traumatici o anche per il progredire dell'invecchiamento cutaneo. I "gonfiori" dell'area perioculare, sono un'alterazione indotta da un ridotto drenaggio linfatico e da un conseguente accumulo di liquidi negli spazi intercellulari. Stanchezza, disequilibrio sonno/veglia, insonnia, alcool, eccessi alimentari, allergie, irritazioni, tabagismo possono essere tra le cause scatenanti.

Pubblicato in Medicina

 

 


 "Prende il via nel Lazio per tutto il mese la campagna di prevenzione del tumore al seno 'Ottobre Rosa'. Un fitto programma di iniziative e percorsi di prevenzione interamente dedicati alle donne. I progressi nella ricerca hanno determinato negli anni una crescita continua delle percentuali di sopravvivenza, evidenziando in particolare l'importanza di una diagnosi precoce. Per questo motivo la sensibilizzazione rappresenta un aspetto fondamentale e gioca un ruolo decisivo nel processo di cura". Lo dichiara il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti presentando le iniziative in programma per 'Ottobre Rosa. "Le donne possono rivolgersi con fiducia alla Rete senologica del Lazio e soprattutto e' importante che rispondano all'invito della Asl: il percorso di prevenzione, diagnosi e cura e' completamente gratuito, senza lista di attesa e soprattutto segue standard di alta qualita' con la doppia lettura dei referti", aggiunge Zingaretti.

Pubblicato in Medicina


Il premio Nobel della Medicina va quest'anno all'americano James P. Allison e al giapponese Tasuku Honjo, scopritori del meccanismo di inibizione del sistema immunitario nel riconoscere adeguatamente le cellule tumorali.

Tutto e' partito dalla scoperta che una molecola, CTLA-4, si oppone alla stimolazione delle cellule linfocitarie delsistema immunitario nel riconoscimento e all'eliminazione delle cellule tumorali. In pratica, e' stata dimostrata l'esistenza di un blocco di attivazione del sistema immunitario, che in natura esiste per evitare un'eccessiva attivita' del nostro sistema immune in grado di scatenare malattie autoimmunitarie quali le artriti diffuse.

Dalla meta' degli anni '80 si sono scoperte altre molecole coinvolte nell'inibizione della stimolazione del sistema immunitario e nel mancato riconoscimento delle cellule tumorali (il cosiddetto "checkpoint immunitario"), che hanno portato all'identificazione di terapie mirate in grado di rimuovere tale blocco di riconoscimento a livello del checkpoint immunitario ed indurre risposte durature su piu' tipi di cancro, il che ha permesso alla comunita' oncologica di iniziare ad ottenere approcci terapeutici potenzialmente curativi.

Tuttavia, le notevoli risposte alle immunoterapie sono attualmente limitate a una minoranza di pazienti e indicazioni, evidenziando la necessita' di approcci piu' mirati, efficaci e innovativi. L'ulteriore comprensione dei meccanismi biologici e delle funzioni alla base di questi meccanismi molecolari sara' essenziale per la progettazione razionale delle immunoterapie di nuova generazione, cercando di sviluppare marcatori predittivi di risposta terapeutica in grado di identificare i diversi sottogruppi di pazienti.

Pubblicato in Medicina

 


The Joint Research Centre of the European Commission have examined the impact of seafood supply chains across national boundaries - the global seafood consumption footprint. The scientists from the European Commission's Joint Research Centre (JRC) have examined the impact of seafood supply chains across national boundaries - the global seafood consumption footprint.

Global seafood consumption has more than doubled in the past 50 years, putting stress on the sustainability of fishing. Net importing nations must consider the sustainability of their trading partners' fishing practices, not just their domestic ones.


New analysis on international supply chains makes the case for international collaboration on long-term sustainability of all seafood production
Taking into consideration both food that humans consume and seafood processed for feed production, seafood consumption in EU member states equals 27 kg per head.

The highest consumption at EU level is observed in Portugal (61.5 kg per head) while outside the EU, the top consumers are Korea (78.5 kg per head) followed by Norway (66.6 kg per head).

The global per head consumption is estimated at 22.3 kg.

Pubblicato in Scienceonline



A piece of research by the UPV/EHU-University of the Basque Country reveals oxidative stress and death in hepatic tumour cells caused by the Vismia baccifera plant


A piece of research conducted by the Free Radicals and Oxidative Stress Group at the UPV/EHU’s Faculty of Medicine and Nursing has deciphered the antitumour mechanism exerted by the plant Vismia baccifera, originally from the Amazonian region of Colombia, in human liver cancer cells. The journal Heliyon has published the results of the study in which this plant was found to induce oxidative stress in cells, which eventually leads to cell death.

Products derived from plants are receiving increasing attention from the scientific community owing to their anti-oxidant, anti-inflammatory and antitumour activity. “Right now, there is huge interest in identifying compounds derived from plants that could be used as chemotherapeutic agents with the capacity to prevent tumours from growing, or to treat metastasis, for example,” explained Dr Jenifer Trepiana, member of the Free Radicals and Oxidative Stress research group at the UPV/EHU’s Faculty of Medicine and Nursing, and one of the authors of the study.

Pubblicato in Scienceonline

Per la più frequente patologia muscolare ereditaria ancora non è disponibile una cura. Una nuova speranza arriva dall’Istituto di chimica biomolecolare del Cnr di Pozzuoli, dove si è scoperto che farmaci in grado di regolare la funzione degli endocannabinoidi permettono di contrastare il decorso della malattia e recuperare parte delle funzioni motorie perdute in un modello animale. Lo studio è pubblicato su Nature Communications

La distrofia muscolare di Duchenne è la più frequente patologia muscolare su base ereditaria. Ad esserne colpiti sono principalmente i bambini maschi. L’esordio è precoce e, oltre ai muscoli scheletrici, sono colpiti molti altri organi come cuore, polmoni e cervello. Ancora oggi contro tale patologia non è disponibile una cura. Una nuova speranza arriva dai laboratori di ricerca dell’Istituto di chimica biomolecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Icb) di Pozzuoli guidati da Vincenzo Di Marzo, dove si è scoperto come in un modello animale sia possibile rallentare significativamente il decorso della malattia e recuperare le funzioni motorie perdute mediante i farmaci in grado di regolare la funzione dei cannabinoidi prodotti dal nostro stesso organismo. Lo studio è pubblicato su Nature Communications.

Pubblicato in Medicina



A mummified human hand from ancient Egypt was CT scanned by researchers in Sweden to reveal unprecedented microscopic detail of soft tissues that are thousands of years old.

Using phase-contrast computed tomography (CT), KTH doctoral student Jenny Romell and her research colleagues scanned the hand of a mummy from the collection of the Museum of Mediterranean and Near Eastern Antiquities in Stockholm. The man had died around 400 BCE.

Romell says she set out to prove that phase-contrast CT – a technique typically used in biomedical research and material science – could be used to non-destructively image ancient soft tissues down to the cellular level.

“In paleopathology (the study of ancient diseases) researchers have long struggled to examine the soft tissues, since the imaging methods that are routinely used typically only work well for hard structures, like bone and teeth,” Romell says. “Diseases that leave traces in the soft tissues only often escape detection.”

The resolution of the final images was estimated at between 6 to 9 micrometers. Researchers were able to see the remains of adipose cells, blood vessels and nerves. They were even able to detect blood vessels in the nail bed and distinguish the different layers of the skin.

“With phase-contrast CT, ancient soft tissues can be imaged in a way that we have never seen before,” Romell said.
The idea for CT scanning mummies originated with Romell’s supervisor, Hans Hertz, professor at the Biomedical and X-ray lab at Applied Physics at KTH, who had begun a discussion on the subject a few years prior with Egyptology Professor Salima Ikram from the American University in Cairo, who co-authored the study.

“Even though conventional CT has been used to study mummies since its invention in the 70’s, phase-contrast imaging had never been tried in this context,” Romell says. “The idea was to produce images with better contrast and higher resolution, especially for the soft tissues of the ancient specimens.”

The results were published in the Radiological Society of North America journal.

Pubblicato in Scienceonline

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