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Un articolo pubblicato su PNAS rileva per la prima volta tre composti ozono-distruttori proibiti dal Protocollo di Montreal, grazie ai dati prodotti da una rete globale di 15 stazioni di cui fa parte l'Osservatorio climatico O. Vittori sul Monte Cimone, gestito dall'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Cnr. L'aumento delle concentrazioni è dovuto a emissioni industriali in Asia orientale di tipo non intenzionale, ancora non regolamentate.

A poco più di trent’anni dalla sua entrata in vigore, il Protocollo di Montreal per la protezione dell’ozono stratosferico, che limita la produzione e l’uso di gas ozono-distruttori, è considerato uno dei maggiori successi della cooperazione internazionale, data l’ampia adesione. Ben 197 paesi hanno ratificato il trattato, impegnandosi a drastiche limitazioni nella produzione e nell’uso di questi composti. Tuttavia, risulta fondamentale riuscire a controllare il rispetto degli accordi. Misurare in continuo i livelli di questi gas in atmosfera è uno degli strumenti disponibili per questo controllo, implementato attraverso la messa in rete di osservatori che, sotto l’egida del WMO (l’Organizzazione mondiale della meteorologia), misurano in tutto il mondo e da molti anni i livelli atmosferici dei composti dannosi per l’ozono.

Tra le stazioni che fanno parte delle reti di misura globali c’è l’Osservatorio climatico Ottavio Vittori, posto sulla vetta del Monte Cimone e gestito dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) in collaborazione con l’Aeronautica militare. Sul Cimone, grazie alla collaborazione con l’Università di Urbino, da 20 anni si misurano, tra gli altri, i gas responsabili del “buco” nell’ozono stratosferico.

Pubblicato in Ambiente

 

 "Con le dosi distribuite ai 'furbetti' oggi avremmo gia' vaccinato e coperto tutto il personale sanitario con il vaccino Pfizer". Cosi' Antonio Magi, presidente dell'Ordine dei medici di Roma, intervenendo oggi in diretta alla trasmissione 'Gli inascoltabili' su Nsl radio.

"Credo sarebbe stato opportuno vaccinare insieme operatori sanitari e ultra 80enni, compresi quelli che sono nelle Rsa.

Tutti hanno ovviamente necessita' di vaccinarsi, ma il problema e' che molti non sanitari sono stati vaccinati prima dei sanitari e addirittura prima degli anziani". Magi ha fatto quindi sapere che "non ci aspettiamo la gratitudine in quanto medici, perche' anche senza quella continueremo a fare il nostro lavoro, ma a volte siamo ignorati dalle istituzioni e ci troviamo nella posizione di non essere ascoltati. Troppo facilmente- ha concluso- siamo passati da 'eroi e angeli' a 'imputati'".

Pubblicato in Medicina


Michele Cignoni dell’Università di Pisa ha collaborato alla ricerca dell’INAF studiando la datazione delle stelle


La Via Lattea contiene delle stelle che appartenevano a una galassia nana molto antica. La scoperta arriva da uno studio dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) a cui ha collaborato l’Università di Pisa e che è stato pubblicato sulla rivista ApJ Letters.
A rivelare la presenza di questa galassia primordiale è stato in particolare lo studio di 44 stelle alla cui datazione ha lavorato Michele Cignoni dell’Ateneo pisano.
“In collaborazione con il team INAF dell’Osservatorio Astrofisico di Torino formato da Paola Re Fiorentin, Alessandro Spagna e Mario G. Lattanzi – spiega Cignoni - abbiamo analizzato i dati astrometrici e spettroscopici di alta qualità della missione spaziale Gaia combinati con le osservazioni da Terra fornite dai telescopi Apogee e Galah. Abbiamo così scoperto otto nuovi gruppi di stelle con velocità molto coerenti fra loro. Tra questi gruppi il più interessante, che abbiamo chiamato Icarus, è compatibile con i resti di una galassia nana "precipitata" nel proto-disco della Via Lattea 10 miliardi di anni fa”.
“Il mio contributo in questo studio – continua Cignoni - è stato quello di stimare l'età delle stelle di questi gruppi, suggerendo un'età media superiore a 10 miliardi di anni, quindi superiore alle età tipiche delle stelle della Via Lattea nate nel disco della nostra Galassia”.

Pubblicato in Astrofisica


L’analisi avanzata della voce con algoritmi di machine learning offre nuove opportunità di indagine strumentale e non invasiva delle malattie neurologiche, consentendo di sviluppare una medicina di precisione. Lo studio della Sapienza, in collaborazione con l'I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli e l'Universtà degli Studio di Roma Tor Vergata, è pubblicato sulla rivista Movement Disorders
L’analisi della voce, eseguita con una specifica tecnica di intelligenza artificiale chiamata machine learning, potrebbe diventare uno strumento cruciale per la diagnosi e la valutazione clinica del Tremore Essenziale. Questa è la prospettiva aperta da uno studio scientifico pubblicato sulla rivista scientifica Movement Disorders e frutto della collaborazione tra i dipartimenti di Neuroscienze umane e di Organi di senso della Sapienza, l’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS) e il Dipartimento di Ingegneria elettronica dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

Pubblicato in Medicina
Mercoledì, 17 Febbraio 2021 15:08

Lo smemorato da…COVID-19



Uno studio, pubblicato sulla rivista Brain Sciences, coordinato dall’Università Statale di Milano indaga le conseguenze neurologiche nella fase post ospedaliera dei pazienti Covid-19, a distanza di 5 mesi: rallentamento mentale e difficoltà di memoria i sintomi più persistenti.

 

Pubblicato in Medicina
Mercoledì, 17 Febbraio 2021 13:07

Quando il cervello si sorprende

 

Pubblicato su Current Biology uno studio dell’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Cnr-In) e delle Università di Firenze e Pisa che rivela come comunicano tra loro i meccanismi cerebrali tra aspettativa e sorpresa.

Un pool di ricercatori dell’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Cnr-In) e delle Università di Firenze e di Pisa hanno indagato i processi cerebrali che sottendono i meccanismi collegati tra aspettativa, illusione e sorpresa. Nello studio, pubblicato sulla rivista scientifica Current Biology/Cell-press e intitolato Perceptual history propagates down to early levels of sensory analysis, Guido Marco Cicchini (Cnr-In), Alessandro Benedetto (Unipi) e David Burr (Unifi) hanno studiato in che modo il cervello genera le aspettative sul mondo che ci circonda. Lo studio muove da un fenomeno noto come dipendenza seriale in cui, per esempio quando il prestigiatore esegue un numero di illusionismo, gli osservatori tendono a confondere le proprietà degli oggetti che hanno di fronte (ad esempio il colore, l’orientamento, ecc.) con quelle di oggetti simili visti poco prima.

Pubblicato in Medicina

Svante Pääbo, director at the Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology. Photo: Karsten Möbius



Last year, researchers at Karolinska Institutet in Sweden and the Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology in Leipzig, Germany showed that a major genetic risk factor for severe COVID-19 is inherited from Neandertals. Now the same researchers show, in a study published in PNAS, that Neandertals also contributed a protective variant. Half of all people outside Africa carry a Neandertal gene variant that reduces the risk of needing intensive care for COVID-19 by 20 percent.

Some people become seriously ill when infected with SARS-CoV-2 while others get only mild or no symptoms. In addition to risk factors such as advanced age and diabetes, gene variants also make people more or less sensitive to developing severe COVID-19. A major genetic risk factor is located on chromosome 3 and dramatically increases the risk of respiratory failure and even death. Hugo Zeberg and Svante Pääbo at Karolinska Institutet and the Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology discovered last year that this risk variant is inherited from Neandertals.

Pubblicato in Scienceonline



Women who gave birth during the COVID-19 pandemic report having felt greater stress in the delivery process, and rate lower the quality of care received.

Furthermore, almost 15% more women developed symptoms of postpartum depression after giving birth during the pandemic.

A study carried out by researchers from the University of Granada (UGR) indicates that psychological variables have contributed to more severe anxiety and depression among pregnant women since the COVID-19 pandemic began. These psychological variables include the general stress suffered, the concerns that women have about the pregnancy itself, personal resilience, insomnia, fear of catching the virus, or the feeling of loneliness.

This study, published in the journal Medicina Clínica, has revealed that feeling stress, being highly concerned about the evolution of the pregnancy, fear of contagion, feeling lonely, and sleeping badly are the variables that most affect anxiety and depression.

Pubblicato in Scienceonline

 

 
La ricerca condotta al dipartimento di Scienze Veterinarie pubblicata sulla rivista “Animals- MDPI”


Il modello di attaccamento che i cani sviluppano verso i proprietari è come quello dei bimbi verso i genitori o “prestatori di cura” (caregiver). La notizia arriva da uno studio pubblicato sulla rivista “Animals- MDPI” e condotto al dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa dove da circa dieci anni un gruppo di ricercatori si occupa del tema.
“Che da questo punto di vista i cani da compagnia avessero dei comportamenti simili a quelli dei bambini si sapeva già – spiega la dottoressa Chiara Mariti, ricercatrice dell’Ateneo pisano – questa però è la prima volta che siamo riusciti a declinare più precisamente i vari stili di legame sottoponendo i cani a test molto simili a quelli usati per gli umani”.

Pubblicato in Medicina

 

Abstract

We investigated SARS-CoV-2 transmission dynamics in Italy, one of the countries hit hardest by the pandemic, using phylodynamic analysis of viral genetic and epidemiological data. We observed the co-circulation of at least 13 different SARS-CoV-2 lineages over time, which were linked to multiple importations and characterized by large transmission clusters concomitant with a high number of infections. Subsequent implementation of a three-phase nationwide lockdown strategy greatly reduced infection numbers and hospitalizations. Yet we present evidence of sustained viral spread among sporadic clusters acting as “hidden reservoirs” during summer 2020. Mathematical modelling shows that increased mobility among residents eventually catalyzed the coalescence of such clusters, thus driving up the number of infections and initiating a new epidemic wave. Our results suggest that the efficacy of public health interventions is, ultimately, limited by the size and structure of epidemic reservoirs, which may warrant prioritization during vaccine deployment.

Full article 

 

Pubblicato in Scienceonline

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