Sono stati realizzati in Italia i primi due trapianti al mondo da donatori deceduti positivi al Sars-Cov-2 su riceventi negativi e privi di anticorpi. In entrambi i casi i pazienti hanno ricevuto un nuovo cuore e nessuno dei due ha contratto il Covid-19 dopo il trapianto.

Il primo intervento è stato eseguito a fine aprile scorso al Policlinico Sant’Orsola di Bologna su un uomo di 64 anni, mentre il secondo è stato realizzato a metà maggio all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma su un ragazzo di 15 anni. I due riceventi, affetti da cardiopatie severe, erano in lista d’attesa urgente nazionale e hanno ottenuto l’organo grazie a una deroga concessa dal Centro nazionale trapianti ai due ospedali rispetto al programma sperimentale del Cnt: il protocollo attualmente in vigore, infatti, consente di effettuare trapianti di organi salvavita provenienti da donatori risultati positivi al coronavirus e deceduti per altre cause, ma solo su riceventi positivi al momento del trapianto o già immunizzati per malattia pregressa o per vaccinazione.

 

Lo studio multicentrico è stato coordinato dal San Raffaele Roma.

Un vasto studio multicentrico italiano condotto su pazienti emicranici cronici con almeno 5 tentativi terapeutici pregressi falliti ha verificato che l’uso prolungato di un anticorpo monoclonale riduce di almeno il 50% i giorni di emicrania nel 75,6% dei casi. Per oltre il 44% dei soggetti coinvolti nella ricerca si arriva addirittura a una riduzione pari o superiore al 75%. Si tratta del primo studio al mondo real-life a lungo termine con anticorpi monoclonali anti-CGRP nell’emicrania, coordinato dall’IRCCS San Raffaele Roma e pubblicato dalla prestigiosa rivista americana Headache: “Long-term effectiveness, safety, and tolerability of eremunab in the prevention of high-frequency episodic and chronic migraine in a real world: results of the EARLY 2 study”.



Da uno studio effettuato dai ricercatori dell'Università di San Diego, in California, è emerso che ad una bassa esposizione ai raggi UVB corrisponde un aumento significativo di cancro del colon-retto in persone di età superiore a 45 anni. Lo studio è stato condotto su persone di tutte le fasce di età, provenienti da 186 Paesi, la loro caratteristiche (pigmentazione cutanea, aspettativa di vita, l'abitudine al fumo), l'esposizione ai raggi UVB e lo sviluppo di Cancro del colon-retto.

 

La loro assunzione ha effetti positivi nel combattere la perdita di funzionalità cerebrali causata da infezioni, traumi o dall’invecchiamento, esiste infatti un’interazione tra la flora batterica intestinale e il cervello. A confermarlo, lo studio di un team di ricercatori del Cnr-Ibbc che ha individuato un mix di otto ceppi batterici vivi in grado di contrastare i processi neuro-infiammatori e di stimolare la neurogenesi adulta. La ricerca è stata pubblicata su Pharmacological Research

I processi neuro-infiammatori che si instaurano in seguito a infezioni, trauma cranici e a causa dell’invecchiamento possono alterare in maniera significativa la funzionalità cerebrale, con una ricaduta negativa sui processi cognitivi e sulla memoria. In questo contesto, un team di ricercatori dell’Istituto di biochimica e biologia cellulare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibbc), ha condotto uno studio pubblicato sulla rivista Pharmacological Research. “È noto da tempo che l’interazione bilaterale fra la flora batterica intestinale e il cervello, il cosiddetto gut-microbioma-brain axis, gioca un ruolo fondamentale nella modulazione dei processi infiammatori sistemici, con conseguenti ripercussioni sul sistema nervoso centrale. La regolazione della flora batterica intestinale mediante l’assunzione di ceppi batterici vivi, i probiotici, rappresenta quindi un approccio molto promettente nella prevenzione e nella cura di numerose malattie”, spiega Stefano Farioli Vecchioli, che fa parte del Gut-Brain Microbioma Group (Gbm Group) assieme a Carla Petrella, Francesca De Santa, Georgios Strimpakos, autori dello studio finanziato da Beingpharma srl.

 

Una ricerca pubblicata su Gastroenterology, che ha visto la partecipazione di ricercatori dei dipartimenti di Medicina sperimentale e di Chimica e tecnologie del farmaco della Sapienza, insieme con altre università e centri di ricerca internazionali, ha identificato una potenziale strategia farmacologica adiuvante della terapia convenzionale del cancro pancreatico, basata sull’attivazione di uno specifico enzima coinvolto nel metabolismo del tumore
A oggi il carcinoma pancreatico è un tumore praticamente intrattabile, che rappresenta la settima causa di morte per cancro a livello mondiale. Il motivo è che tale tumore si sviluppa in un microambiente particolarmente ostile, con ridotta tensione di ossigeno e limitato apporto nutritivo, che porta le cellule tumorali pancreatiche a riprogrammare il proprio metabolismo, acquisendo così dei vantaggi proliferativi rispetto alle cellule normali.

 

 

Uno dei problemi maggiori che hanno riscontrato gli odontoiatri nel loro lavoro è stato sempre quello legato al rischio di contagio che può avvenire durante la pratica odontoiatrica; i trapani e gli aspiratori ne sono sempre stati il maggior veicolo.
Molti anni fa si scoprì che i primi strumenti rotanti, utilizzati nel cavo orale dei pazienti, aspiravano il sangue e gli altri materiali presenti nella bocca dei pazienti per poi successivamente rigurgitarli, in minima parte, nel cavo orale del paziente successivo, con un'enorme rischio di contagio, soprattutto, dei virus delle epatiti B e C. Ciò avveniva per problemi legati alle pressioni durante e dopo l'aspirazione. La questione fu poi risolta grazie a strumenti più moderni dotati di blocchi di risalita.
Oggi con la Sars-Covid2 il problema si pone con gli aerosol che i trapani pneumatici ad alta velocità liberano nell'aria.


 

Siamo nel II anno D.C ( dopo Sars -Cov2), e, come intorno all'anno mille nacque una moltitudine di falsi profeti, allo stesso modo oggi abbiamo vissuto la nascita di nuovi profeti che hanno fatto e continuano a fare a gara a raccontare la propria versione dei fatti.
E' comprensibile che personaggi vissuti sino a questo momento nell'ombra, in oscuri laboratori o uffici, finalmente abbiano avuto l'occasione di poter esprimersi seguendo le proprie fantasie. Ma tutto ciò, sommato alla potenza dei media, ha generato problematiche molto serie nella popolazione di molti Paesi.

ogni puntino corrisponde a ciascun neurone individuato grazie all'alta risoluzione del nuovo tipo di microscopio

 

Innovativa tecnica ottica per l'indagine macroscopica ad alta risoluzione. Pubblicazione su Nature Methods a cura di Università di Firenze, Lens e Cnr-Ino

 Una tra le maggiori sfide della scienza è costituita dallo studio del cervello, della sua anatomia e della sua architettura cellulare, fondamentale per comprendere le funzioni del sistema nervoso centrale.

Un passo avanti in questo campo strategico della ricerca è costituito da una nuova tecnica ottica che permette un'indagine macroscopica ad alta risoluzione. Ne dà conto una pubblicazione su Nature Methods guidata dall'Università di Firenze (dipartimenti di Fisica e astronomia, di Ingegneria dell’informazione e di Biologia), dal Laboratorio europeo di spettroscopia non lineare (Lens) e dall'Istituto nazionale di ottica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ino).



Su «Nature Communications» la tecnologia di gene drive che blocca la riproduzione femminile nelle zanzare portatrici di malaria.


Un team di ricercatori internazionale guidato dal prof Andrea Crisanti, Direttore del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova, ha dimostrato come si possano sopprimere le zanzare che trasmettono la malaria in pochi mesi in ambienti controllati che riproducono fedelmente condizioni ambientali dei paesi tropicali. Questa è la prima volta che la tecnologia gene drive si dimostra efficace in condizioni ecologiche realistiche e su un lungo periodo di tempo. Lo studio Gene-drive suppression of mosquito populations in large cages as a bridge between lab and field, pubblicato su «Nature Communications» ( https://www.nature.com/ncomms/ )ha dimostrato come le zanzare geneticamente modificate possano completamente eliminare popolazioni di zanzare vettori di malaria per l’uomo.
Nel 2019 ci sono stati 229 milioni di casi di malaria – in aumento rispetto all'anno precedente – e 409.000 decessi, a dimostrazione che sono necessari nuovi interventi per passare all'eradicazione della malaria. I ricercatori hanno preso di mira selettivamente la specie di zanzare Anopheles gambiae, che è responsabile della maggior parte della trasmissione della malaria nell'Africa sub-sahariana. Ci sono circa 3.500 specie di zanzare in tutto il mondo, di cui solo 40 specie correlate possono portare la malaria.

 

L’Università degli Studi di Milano ha studiato la capacità dei pipistrelli di coesistere con vari tipi di virus, compresi i coronavirus, scoprendo che il successo nel tenerli a bada deriva dalle variazioni di temperatura corporea. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Journal of Royal Society Interface.

Come possono i pipistrelli coesistere con i virus, compresi vari tipi di coronavirus, senza soffrire delle malattie? I ricercatori del Center for Complexity & Biosystems dell'Università di Milano hanno studiato questa interessante questione e hanno scoperto che il successo nel tenere a bada i virus deriva dalle variazioni di temperatura corporea caratteristiche dei pipistrelli. I pipistrelli sono rappresentati da più di 1.400 specie, circa un quarto di tutte le specie di mammiferi, popolano ogni tipo di habitat e sono gli unici mammiferi capaci di combattere in modo prolungato. Alcune specie di pipistrelli sono capaci di andare in letargo durante la stagione invernale, quando la temperatura diminuisce, le prede sono scarse e il fabbisogno di cibo può facilmente superare le risorse disponibili.

 

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