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Innovativo progetto scientifico dello scienziato Pierre Thibault recentemente entrato a far parte nell'Ateneo triestino, grazie ad un grant ERC dell'Unione europea.
Nelle minuscole stelle marine che vivono nel mare di Norvegia sono state rinvenute delle spie dei cambiamenti climatici. Sono cambiamenti che avvengono nel loro organismo e che per la prima volta sono stati osservati grazie a quella sorta di potente microscopio che è il sincrotrone "Elettra", nell'ambito di una ricerca condotta dal gruppo scientifico del fisico Pierre Thibault, dell'Università degli studi di Trieste (Dipartimento di Fisica), con Irene Zanette, ricercatrice dell'Università di Southampton che, dal prossimo gennaio, lavorerà proprio alla macchina di luce di sincrotrone "Elettra" di Trieste.

Pubblicato in Ambiente


Ricercatori italiani e peruviani, coordinati dal Dipartimento di Biologia ambientale, sono partiti dall’analisi della morfologia dentale di individui che vivevano nelle aree corrispondenti a Bolivia, Cile e Perù più di mille anni fa per comprendere le dinamiche di migrazione e i legami biologici di queste popolazioni prima dell’arrivo di Cristoforo Colombo
Un gruppo di ricercatori italiani e peruviani, coordinati dal Dipartimento di Biologia ambientale, ha analizzato la morfologia dentale di un campione di 1591 individui provenienti da 66 siti della Bolivia, del Cile e del Perù, risalenti al periodo arcaico e intermedio tardo (tra il 1000 d.C. e il 1450 d.C.) per tentare di comprendere la complessa storia delle popolazioni che risiedevano in queste aree prima dell’arrivo di Cristoforo Colombo.

I risultati dello studio, pubblicato su PLoS One, hanno permesso di individuare le dinamiche e i legami biologici tra i diversi gruppi umani e suggeriscono che la popolazione dell’area geografica studiata abbia subito l’influenza di due fattori importanti: la presenza stabile di una popolazione e il cambiamento culturale dovuto ai movimenti delle popolazioni.

Pubblicato in Antropologia



I soggetti Non-Demented with Alzheimer Neuropathology (NDAN) hanno la capacità di attivare una risposta cerebrale antiossidante efficace al punto da far fronte alla neurodegenerazione causata dall’Alzheimer.
A dimostrarlo è un nuovo studio pubblicato su The Journal of Neuroscience, dal titolo “Oxidative damage and antioxidant response in frontal cortex of demented and non-demented individuals with Alzheimer’s neuropathology”, frutto della collaborazione tra la University of Texas Medical Branch, l’Oregon Health & Science University e l’Università degli Studi di Roma Tre.

La demenza è in crescente aumento nella popolazione generale ed è stata definita dal Link identifier #identifier__10473-1Rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e di Alzheimer’s Disease International una priorità mondiale di salute pubblica: circa 35,6 milioni di persone nel mondo ne risultano affette, con 7,7 milioni di nuovi casi ogni anno e un nuovo caso diagnosticato ogni 4 secondi. In Italia, secondo l'Istat, circa 1 milione di persone sono colpite da demenza e circa 3 milioni sono direttamente o indirettamente coinvolte nell’assistenza dei loro cari. Tra le forme di demenza, la più comune e devastante è la malattia di Alzheimer, i cui casi potrebbero triplicare nei prossimi 40 anni, in relazione al progressivo invecchiamento della popolazione, con costi sociali ed economici elevatissimi.

Pubblicato in Medicina

 


Lo studio condotto all’Università di Pisa pubblicato sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature.


La replicazione immediata, involontaria e automatica dell'espressione facciale del partner prolunga la durata dei contatti sessuali e porta vantaggi “sociali” nel lungo periodo. È questo quanto emerge da una ricerca sui bonobo (Pan paniscus), una delle grandi scimmie più strettamente imparentate con la nostra specie, condotto da un gruppo di etologi dell’Università di Pisa e pubblicata sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature.
Lo studio, iniziato nel 2017 in una delle più grandi colonie al mondo di bonobo ospitata presso il Wilhelma Zoo a Stoccarda in Germania, ha esaminato la Mimica Facciale Rapida attraverso quattro espressioni facciali: il sorriso a denti stretti (silent bared-teeth), il broncio (pout-face), la risata (play face) e la bocca ad anatra (duck-face).
“Grazie ai bonobo siamo riusciti per la prima volta a studiare il fenomeno della mimica facciale nel contesto sessuale”, spiega professoressa Elisabetta Palagi del Dipartimento di Biologia che ha condotto la ricerca con le dottoresse Giada Cordoni, consulente del Museo di Storia Naturale di Calci dell’Ateneo Pisano, Marta Bertini e Giulia Annicchiarico.

Pubblicato in Medicina

 


Uno studio, pubblicato su Nature Communications, descrive una nuova sintesi della fosfina (PH3) a partire dagli elementi in condizioni di alta pressione e alta temperatura in assenza di catalizzatori.
Lo studio dimostra inoltre che, a pressione ancora più alta e a temperatura ambiente, PH3 e idrogeno molecolare (H2) formano un composto cristallino di formula (PH3)2H2, che non era mai stato osservato fino ad ora per nessuno degli elementi del gruppo 15 della tavola periodica La tavola periodica degli elementi di Mendeleev ha ancora qualcosa da svelare quando il comportamento della materia viene studiato in condizioni estreme di pressione e temperatura.

Ad esempio, mentre a pressione ambiente il comportamento di carbonio, azoto e ossigeno (C, N e O, primi elementi dei gruppi 14, 15 e 16) differisce molto da quello di silicio, fosforo e zolfo (Si, P e S, elementi corrispondenti al periodo successivo dello stesso gruppo), sia per gli stati fondamentali che per la loro reattività, ad alta pressione queste differenze tendono ad assottigliarsi, mettendo in evidenza comportamenti simili all’interno del gruppo. Ad esempio, la sintesi catalitica dell’ammoniaca (NH3) a partire da azoto (N2) e idrogeno (H2), alla base del processo di Haber-Bosch, è una delle reazioni più importanti per l’umanità, avendo permesso la produzione dei fertilizzanti a partire dall’azoto atmosferico. Tuttavia, nonostante fosse stata ricercata a lungo, finora non era mai stata osservata una reazione analoga del fosforo (l’elemento successivo all’azoto all’interno del gruppo 15) con l’idrogeno (H2), che portasse alla formazione di fosfina (PH3).

Pubblicato in Chimica
Martedì, 15 Dicembre 2020 10:39

Covid-19 e cambiamenti climatici

Uno studio dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico e dell’Istituto di scienze del patrimonio culturale del Cnr mostra come la pandemia e climate change, apparentemente diversi, abbiano invece dinamiche simili. La ricerca, pubblicata su Global Sustainability, analizza le evoluzioni temporali e il rischio dei due fenomeni, permettendo di trarre dalla crisi attuale lezioni importanti per affrontare quelle ipotizzabili nel futuro

L’evoluzione climatica rispetto a quella pandemica può apparire lenta e non così critica e urgente. Ma queste percezioni sono corrette? Confrontando questi due fenomeni emergono analogie inaspettate. È quanto hanno fatto Antonello Pasini e Fulvio Mazzocchi, ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche afferenti rispettivamente all’Istituto sull’inquinamento atmosferico (Cnr-Iia) e all’Istituto di scienze del patrimonio culturale (Cnr-Ispc), in uno studio pubblicato come invited paper sulla rivista internazionale Global Sustainability. “L’articolo analizza le evoluzioni temporali della pandemia da Covid-19 e dei cambiamenti climatici e, tramite una semplice equazione, esplora qualitativamente il rischio associato a queste dinamiche”, spiega Pasini del Cnr-Iia. “Ci sono notevoli differenze nei tempi di evoluzione dei due fenomeni (un aspetto che influisce sulla percezione della loro relativa gravità), ma è anche evidente come in entrambi i casi, pur partendo da numeri piccoli, essi registrino una crescita consistente se lasciati evolvere senza agire: rapidissima (esponenziale) nel caso della pandemia, in forte aumento (non lineare) nel caso delle temperature derivanti dallo scenario di emissioni Business As Usual (BAU)”.

Pubblicato in Ambiente


Nel corso degli ultimi anni si è assistito a un aumento delle diagnosi di tumori del colon-retto, e allo stesso tempo di una diminuzione della mortalità, grazie alle campagne di screening e al miglioramento delle terapie. Sebbene non tutti i polipi si trasformino in tumori, tutte le neoplasie iniziano come polipi, è importante quindi sottoporsi alla colonscopia: un esame diagnostico invasivo che permette, in tempi brevi di esaminare direttamente la superficie intestinale e sue eventuali alterazioni. Grazie al Dott. Giorgio Bruno, Medico Chirurgo, specialista in Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva presso il Poliambulatorio San Raffaele Termini e l’IRCCS San Raffaele Pisana di Roma, ne comprendiamo meglio il valore e l’utilizzo preventivo.

 Cosa si intende per polipi intestinali?

“Si tratta di escrescenze della mucosa del colon o del retto considerati precursori dei tumori dell’apparato digerente. Possiamo paragonarli ad alberi, come spiego solitamente ai pazienti, che un giorno non ci sono e il giorno dopo compaiono improvvisamente: si tratta di semi che iniziano ad essere visibili, endoscopicamente, a partire dai 2 millimetri e che pian piano, in modo molto lento, crescono fino a diventare delle neoplasie del colon.”

Pubblicato in Medicina


Dormire di più aumenta il livello di attenzione e migliora le prestazioni scolastiche. È quanto ha dimostrato lo studio pilota coordinato dal Dipartimento di Psicologia della Sapienza Università di Roma e pubblicato sulla rivista Nature and Science of Sleep. I risultati della ricerca, condotta su studenti del primo anno delle superiori dell’istituto “Ettore Majorana” di Brindisi, suggeriscono che posticipare l’orario d’ingresso alle lezioni, inciderebbe positivamente sul rendimento scolastico.


“Se solo avessi dormito un’ora in più!”, una affermazione molto ricorrente, quanto vera secondo la scienza: il sonno, infatti, oltre a essere una attività naturale, è strettamente correlato con il potenziamento di altre funzioni cognitive come l’apprendimento, la concentrazione e l’attenzione, ma anche con il mantenimento dell’equilibrio psico-emotivo e relazionale. Ciò vale tanto per gli adulti, quanto per gli adolescenti, nei quali l’obbligo di alzarsi presto la mattina è associato spesso a un ritardo dell’addormentamento notturno.

Da diversi anni e in ogni parte del mondo, si studiano gli effetti di un ingresso in aula più tardivo, rispetto all’orario tradizionale, sulla salute e sulla capacità di apprendimento dei giovani. Il primo progetto italiano è stato sviluppato dal team di ricercatori guidato da Luigi De Gennaro del Dipartimento di Psicologia della Sapienza e dal dirigente scolastico Salvatore Giuliano, ex sottosegretario al MIUR, e ha coinvolto gli studenti dell’Istituto Ettore Majorana di Brindisi. I risultati dello studio pilota, durato un intero anno scolastico, sono stati pubblicati sulla rivista Nature and Science of Sleep.

Pubblicato in Scienza generale



Since its appearance in early 2020, COVID-19 has been unpredictable for both physicians and affected individuals given the variety and duration of its symptoms. Notably, it appears to have the potential to cause an unusually long-lasting illness, and the term “long COVID” describes the disease in people who continue to report symptoms several weeks following the infection. To better understand this phenomenon, a team of physicians and epidemiologists from the University of Geneva (UNIGE) the University Hospitals of Geneva (HUG) and the General Health Directorate of the State of Geneva followed nearly 700 people who tested positive for SARS-COV2 but did not require hospitalisation. Six weeks after diagnosis, 33% of them still reported suffering from fatigue, loss of smell or taste, shortness of breath or cough. These results, which can be seen in theAnnals of Internal Medicine, call for better communication, particularly with patients and with the physicians who follow them, and for ongoing messages to the general public, reminding them that SARS-CoV-2infection is not trivial.

Pubblicato in Scienceonline
Mercoledì, 09 Dicembre 2020 11:37

Lockdown, l'importanza del verde urbano

 

Uno studio coordinato dall’Istituto per la bioeconomia del Cnr, pubblicato su Urban Forestry & Urban Greening, ha analizzato la percezione degli spazi verdi urbani da parte dei cittadini durante l’isolamento sociale, in cinque paesi europei e Israele. È emerso un cambiamento, soprattutto nel maggior bisogno di stare all’aria aperta che ha fatto comprendere la importanza di queste aree

 

Uno studio europeo cui ha partecipato l’Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibe) ha comparato la frequentazione e la percezione dei cittadini riguardo gli spazi verdi urbani in cinque paesi europei (Italia, Croazia, Lituania, Slovenia e Spagna) e in Israele durante il lockdown per Covid-19, tra il 1 aprile e il 3 maggio 2020. L’indagine, pubblicata su Urban Forestry & Urban Greening, è una delle prime sul ruolo del verde urbano durante l’emergenza ed è stata svolta attraverso un questionario online diffuso attraverso social network e per email.

“Dalle 2.540 risposte è emersa una frequentazione degli spazi verdi differenziata tra i paesi determinata dalle diverse restrizioni sanitarie. Per esempio, Italia e Spagna, i due paesi in quel periodo più colpiti dalla pandemia e con misure di contenimento più stringenti, hanno registrato la più alta percentuale (64%) di rispondenti, che ha smesso di frequentare aree verdi. Chi lo ha fatto, aveva un motivo essenziale come portare fuori il cane o fare esercizio fisico, mentre Croati, Lituani e Sloveni non hanno cambiato sostanzialmente le loro abitudini. Inoltre, le restrizioni sanitarie hanno portato a una maggiore diversificazione della tipologia di spazi verdi frequentati, con la visitazione di giardini e viali alberati (in Italia, Israele e Spagna) piuttosto che dei parchi urbani, limitandosi a visitare aree a breve distanza da casa, mentre in altri paesi è aumentato leggermente l’uso dell’auto per raggiungere aree fuori città, facendo riflettere sulla dicotomia tra necessità di verde ed uso, nel proprio contesto, di mezzi poco ecologici”, spiega Francesca Ugolini, ricercatrice del Cnr-Ibe e prima autrice dello studio.

Pubblicato in Ambiente

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