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Venerdì, 02 Febbraio 2018 11:09

Come la quinoa si difende dal sole

A rivelarlo una ricerca coordinata dall’Università di Pisa; i risultati pubblicati sulla rivista “Scientific Reports” del gruppo Nature

 

Per la prima volta un team di ricercatori ha rivelato il meccanismo che permette alla quinoa di resistere all’esposizione ai raggi ultravioletti estremi consentendo a questa pianta di sopravvivere molto più a lungo rispetto ad altre specie erbacee. Lo studio è stato finanziato dalla Schlumberger Foundation a Thais Huarancca Reyes, assegnista dell'Università di Pisa, nell’ambito del programma “Faculty for the Future”. A coordinare il gruppo è stato Lorenzo Guglielminetti del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa che ha lavorato insieme alle colleghe Antonella Castagna e Annamaria Ranieri e in collaborazione con Andrea Scartazza del CNR ed Eric Cosio Caravasi della Pontificia Università Cattolica del Perù. I risultati della ricerca sono stati appena pubblicati in un articolo su “Scientific Reports”, una delle riviste del gruppo Nature.
“Negli ultimi anni gli studi incentrati sulla percezione e sulla risposta ai raggi ultravioletti sono decisamente aumentati, un interesse legato anche alla riduzione dello strato di ozono nell’atmosfera degli ultimi decenni – ha spiegato il professore Lorenzo Guglielminetti - ma ricerche approfondite sulla risposta di una pianta adattata a esposizioni ultraviolette estreme, come la quinoa, non erano ad oggi ancora disponibili”.

Pubblicato in Ambiente


A slab of sandstone discovered at NASA's Goddard Space Flight Center contains at least 70 mammal and dinosaur tracks from more than 100 million years ago, according to a new paper published Jan. 31 in the journal Scientific Reports. The find provides a rare glimpse of mammals and dinosaurs interacting.



The tracks were discovered by Ray Stanford — a local dinosaur track expert whose wife, Sheila, works at Goddard. After dropping off Sheila at work one day in 2012, Stanford spotted an intriguing rock outcropping behind Shelia’s building on a hillside. Stanford parked his car, investigated, and found a 12-inch-wide dinosaur track on the exposed rock. Excavation revealed that the slab was the size of a dining room table and examination in the ensuing years found that it was covered in preserved tracks. The remarkable Goddard specimen, about 8 feet by 3 feet in size, is imprinted with nearly 70 tracks from eight species, including squirrel-sized mammals and tank-sized dinosaurs. Analysis suggests that all of the tracks were likely made within a few days of each other at a location that might have been the edge of a wetland, and could even capture the footprints of predator and prey. “The concentration of mammal tracks on this site is orders of magnitude higher than any other site in the world,” said Martin Lockley, paleontologist with the University of Colorado, Denver, a co-author on the new paper. Lockley began studying footprints in the 1980s, and was one of the first to do so. “I don't think I've ever seen a slab this size, which is a couple of square meters, where you have over 70 footprints of so many different types. This is the mother lode of Cretaceous mammal tracks.”

Pubblicato in Scienceonline

ONCOLOGI E FLAVIA PENNETTA INSIEME: ‘IL VACCINO TI SALVA LA VITA’


La campionessa pugliese è protagonista di uno spot che sarà proiettato in TV, nei cinema e sui social media. Il dott. Giordano Beretta (Presidente Eletto AIOM): “Dobbiamo raggiungere l’intera popolazione, sono ancora troppi i casi di cancro che potremmo evitare grazie a questi fondamentali presidi sanitari”. 
Roma, 2 febbraio 2018 – “Ogni venti secondi, nel mondo, un bambino muore per malattie per cui esiste un vaccino. E in Italia ogni anno, oltre 6mila uomini e donne vengono colpiti da un tumore provocato dal Papillomavirus. Se ami tuo figlio, lo vaccini”. E’ questo il messaggio che la grande tennista Flavia Pennetta lancia nello spot dell’AIOM, la Società Scientifica degli oncologi medici italiani, e che fa parte di una nuova campagna di sensibilizzazione alla vaccinazione per prevenire gravi malattie tra cui i tumori da Papillomavirus umano (HPV). Il video, dopo essere stato diffuso in oltre 600 sale cinematografiche, sbarcherà ora anche in TV e sui canali social, grazie ad un contributo non condizionante di MSD Italia. È inoltre visibile sul sito www.aiom.it e l’iniziativa viene presentata oggi all’Auditorium del Ministero della Salute.

Pubblicato in Medicina

 

Uno studio coordinato dall’Istituto di ricerca genetica e biomedica del Cnr e pubblicato su Nucleic Acids Research ha identificato una nuova funzione dell’enzima separasi, cioè un meccanismo molecolare che regola la velocità di replicazione del Dna, preservando la stabilità del genoma. Lo studio potrebbe contribuire alla ricerca sul cancro

 

Alcuni ricercatori dell’Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (Irgb-Cnr) hanno individuato una nuova funzione dell’enzima separasi, essenziale nella replicazione del Dna. La precisione di questo processo è essenziale per la sopravvivenza e il funzionamento delle cellule, e per questo è soggetto a numerosi controlli che garantiscono la stabilità del genoma. La scoperta è stata pubblicata sulla rivista Nucleic Acids Research.

“Ciò che emerge dai nostri risultati è che l’enzima separasi regola la velocità con cui il Dna è replicato. In sua assenza la forcella che si forma all’inizio del processo di replicazione, in seguito all’apertura della doppia elica del Dna, raddoppia quasi la velocità. Questo può portare a errori di replicazione e a compromettere l’integrità del genoma”, spiega Antonio Musio, ricercatore dell’Irgb-Cnr e coordinatore dello studio.

Un altro evento vitale per la cellula è la trascrizione genica, nella quale uno dei due filamenti che costituisce la doppia elica di Dna è copiato in una molecola simile, l’Rna, per mezzo di un macchinario proteico chiamato ‘complesso di trascrizione’. “In questo studio, grazie a tecniche all’avanguardia come la Next Generation Sequencing che consentono di leggere rapidamente la sequenza di genomi anche di grandi dimensioni, abbiamo osservato che la separasi si localizza vicino ai cosiddetti promotori, sequenze di Dna particolarmente importanti per la trascrizione genica. Ciò indica che la separasi potrebbe essere coinvolta anche nella regolazione della trascrizione e quindi dell’espressione dei geni”, prosegue Musio.

Pubblicato in Genetica


Al via la missione coordinata dal Politecnico di Torino per svelare grazie al geo-radar il mistero di una delle tombe più affascinanti e discusse della Valle dei Re


Dopo quasi un anno di attesa, i ricercatori di Archeo-Fisica del Politecnico di Torino hanno finalmente ottenuto il via libera dall’Egitto per le misure geo-radar decisive dall’interno della Tomba di Tutankhamun (in codice: KV62) nella Valle dei Re a Luxor. Le misure saranno condotte tra il 31 gennaio e il 6 febbraio 2018 e avranno l’obiettivo di verificare l’eventuale presenza di spazi vuoti e/o di corridoi nascosti dietro le pareti della camera funeraria di Tutankhamun. Secondo una teoria avanzata dall’egittologo inglese Nicholas Reeves, la tomba KV62 potrebbe essere, infatti, parte di una più ampia tomba appartenente forse alla Regina Nefertiti. Secondo il professor Franco Porcelli, coordinatore del gruppo di ricerca che fa capo al Politecnico di Torino, i tre diversi sistemi radar di ultima generazione che saranno utilizzati sono in grado di fornire una risposta sicura al 99% riguardo all’esistenza di strutture nascoste di rilevanza archeologica adiacenti alla tomba di Tutankhamun.

Pubblicato in Tecnologia

Avere celle solari così sottili ed efficienti da poter essere inserite in tende o indumenti… ora questa possibilità è più vicina grazie al lavoro di ricerca dell’Università di Cambridge. Il Gruppo guidato dal prof. Richard Friend ha condotto gli studi in questo campo presso la facility europea CUSBO del Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano, parte del network Laserlab-Europe. La fruttuosa collaborazione tra Politecnico e Cambridge ha permesso di studiare celle fotovoltaiche basate su un materiale chiamato “perovskite”, che consente di realizzare celle mille volte più sottili di quelle al silicio, rendendole quindi molto flessibili e potenzialmente più efficienti. Quando la luce solare colpisce una cella fotovoltaica, le particelle di luce (o fotoni), vengono convertite in elettroni. I ricercatori hanno misurato per quanto tempo gli elettroni prodotti mantengono i loro più alti livelli di energia (elettroni caldi) prima di scontrarsi e perderla. Dopo che la luce è stata inizialmente assorbita dalla cella lo studio ha rivelato che gli eventi di collisione fra elettroni iniziano a verificarsi tra 10 e 100 milionesimi di miliardesimo di secondo (femtosecondi).

Pubblicato in Tecnologia


Manipolare geneticamente le cellule del sistema immunitario per renderle capaci di riconoscere e attaccare il tumore. È quello che hanno fatto i medici e i ricercatori dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesu' di Roma con un bambino di 4 anni, affetto da leucemia linfoblastica acuta, refrattario alle terapie convenzionali. Si tratta del primo paziente italiano curato con questo approccio rivoluzionario all'interno di uno studio accademico, promosso dal Ministero della Salute, Regione Lazio e AIRC. Ad un mese dall'infusione delle cellule riprogrammate nei laboratori del Bambino Gesu', il piccolo paziente sta bene ed e' stato dimesso: nel midollo non sono piu' presenti cellule leucemiche". Cosi' in un comunicato l'Ospedale pediatrico Bambino Gesu'.

"La tecnica di manipolazione delle cellule del sistema immunitario del paziente- spiega la nota- rientra nell'ambito della cosiddetta terapia genica o immunoterapia, una delle strategie piu' innovative e promettenti nella ricerca contro il cancro. I medici e i ricercatori del Bambino Gesu' hanno prelevato i linfociti T del paziente- le cellule fondamentali della risposta immunitaria- e li hanno modificati geneticamente attraverso un recettore chimerico sintetizzato in laboratorio. Questo recettore, chiamato CAR (Chimeric Antigenic Receptor), potenzia i linfociti e li rende in grado- una volta reinfusi nel paziente- di riconoscere e attaccare le cellule tumorali presenti nel sangue e nel midollo, fino ad eliminarle completamente".

Pubblicato in Medicina

 

The adult specimens of Cory’s shearwater (Calonectris diomedea) in the Canary Islands travel more than 800 kilometres for days searching for food. In Mediterranean colonies, these marine birds do not fly further than 300 kilometres from their colonies. A study on these movements provides now, for the first time, a detailed information on the movements of the Spanish populations of the shearwaters from the Atlantic and the Mediterranean Sea over the year. This is the monograph Migración y ecología espacial de las poblaciones españolas de pardela cenicienta, which shows a million locations of these sea birds. This new publication gathers research studies driven by experts on the study of marine birds, their spatial ecology and preservation, from the Faculty of Biology and the Biodiversity Research Institute of the University of Barcelona (IRBio), IMEDEA and SEO/BirdLife. These scientific teams have conducted a series of researches over a decade, to know about the basic aspects of the ecology of the shearwater and improve its preservation. By collecting this work, this publication is now presenting, for the first time, many of these aspects, which were still unpublished.  

Pubblicato in Scienceonline

La ricerca di una equipe italiana di archeologi e botanici, coordinata dalla Sapienza e dall’Università di Modena e Reggio Emilia, racconta di forme di coltivazione preistorica, fino a oggi sconosciute, nell’Africa sahariana di circa 10.000 anni fa. Lo studio è pubblicato su Nature Plants. Diecimila anni fa, nell’Africa sahariana, che all’epoca non era un deserto, si coltivavano e mangiavano piante e cereali selvatici. E’ l’ultima scoperta, pubblicata su Nature Plants, che arriva dalla “Missione archeologica nel Sahara” di Sapienza Università di Roma, diretta da Savino di Lernia, a cui hanno preso parte anche i botanici dell’Università di Modena e Reggio Emilia. La ricerca combinata di archeologia e archeobotanica, condotta per diversi anni nel sito archeologico di Takarkori, in Libia sud-occidentale, nel cuore del Sahara, illustra e descrive millenni di lavorazione e stoccaggio, e di come cacciatori-raccoglitori prima (tra 10000 e 8000 anni fa), e pastori poi (tra 7000 e 5500 anni fa), abbiano praticato forme di coltivazione di cereali selvatici, senza che queste piante venissero mai domesticate.
Pubblicato in Paleontologia
Mercoledì, 31 Gennaio 2018 10:28

Stealth Virus for Cancer Therapy

 

The adenovirus (left) camouflages itself from the immune system thanks to its protective coat (right). (Image: UZH)

 

Scientists from the University of Zurich have redesigned an adenovirus for use in cancer therapy. To achieve this they developed a new protein shield that hides the virus and protects it from being eliminated. Adapters on the surface of the virus enable the reconstructed virus to specifically infect tumor cells. Viruses have their own genetic material and can infect human cells in a very specific manner. They will then reproduce as directed by their own genes but using the resources of the host cell. These properties make them interesting “gene shuttles” to fight hereditary diseases or cancer. There are innumerable different viruses, but the human adenovirus 5, which normally causes the symptoms of a typical cold, has substantial advantages: Its genome can be replaced completely by an artificial one which contains only “useful” genes. Without any of the viral genes left, the virus can no longer replicate and trigger diseases. In addition, the genome of the adenovirus is very large and does not integrate into human chromosomes.

Pubblicato in Scienceonline

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