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Mercoledì, 21 Settembre 2022
Mercoledì, 21 Settembre 2022 14:00

L’8 E IL 9 OTTOBRE TORNA URBAN NATURE

 

“LA NATURA SI FA CURA”: NELLE PIAZZE ITALIANE REGALATI UNA FELCE E AIUTACI A CREARE LE OASI NEGLI OSPEDALI DEI BAMBINI


Sabato 8 e domenica 9 ottobre torna Urban Nature, la festa della Natura in città promossa dal WWF e arrivata alla sesta edizione, che ha l’obiettivo di rendere sempre più evidente il valore della natura in città e rinnovare il modo di pensare e pianificare gli spazi urbani, ridando spazio alla biodiversità. Oltre il 55% della popolazione mondiale vive in aree urbane e nei prossimi 30 anni si arriverà al 70%: ma a oggi nelle città italiane il verde attrezzato allo sport e al gioco rappresenta appena il 14% del verde urbano, un gap che va colmato attraverso una riqualificazione pianificata delle nostre città.

L’urgenza è dettata dal fatto che la natura in città ha un inestimabile valore nel garantire e accrescere il nostro benessere urbano: le piante depurano l’aria dalle polveri sottili prodotte dalle nostre attività inquinanti, creano ombra e contribuiscono alla regolazione della temperatura e all’assorbimento dei gas serra, contrastando le cappe di calore rese sempre più frequenti e pericolose dal cambiamento climatico, così come allagamenti e frane che vengono mitigati dall’azione di regimazione delle acque piovane. Ma la natura in città ha molti altri effetti benefici anche sul benessere psico-fisico, in particolare dei più giovani, contribuendo a diminuire le possibilità di malattie cardiovascolari, patologie articolari, ansia, depressione, infezioni respiratorie e obesità. Per i bambini ricoverati in ospedale e per la loro riabilitazione la natura, poi, offre infiniti stimoli a livello motorio sensoriale e percettivo.

Pubblicato in Scienza generale



Researchers introduce a new neurocomputational model of the human brain that could bridge the gap in understanding AI and the biological mechanisms underlying mental disorders.

A new study introduces a new neurocomputational model of the human brain that could shed light on how the brain develops complex cognitive abilities and advance neural artificial intelligence research. Published Sept. 19, the study was carried out by an international group of researchers from the Institut Pasteur and Sorbonne Université in Paris, the CHU Sainte-Justine, Mila – Quebec Artificial Intelligence Institute, and Université de Montréal.

Pubblicato in Scienceonline


A joint study by the Israel Antiquities Authority, Tel Aviv University and the Weizmann Institute of Science: reveals the world’s earliest evidence of opium use Opium residue was found in pottery vessels excavated at Tel Yehud, dating back to the 14th century BC.
According to the researchers, the Canaanites used the psychoactive drug as an offering for the dead. A new study by the Israel Antiquities Authority, Tel Aviv University and The Weizmann Instituteof Science has revealed the earliest known evidence of the use of the hallucinogenic drug opium, and psychoactive drugs in general, in the world. The opium residue was found in ceramic vessels discovered at Tel Yehud, in an excavation conducted by Eriola Jakoel on behalf of the Antiquities Authority. The vessels that contained the opium date back to the 14th century BC, and they were found in Canaanite graves, apparently having been used in local burial rituals. This exciting discovery confirms historical writings and archeological hypotheses according to which opium and its trade played a central role in  the cultures of the Near East.

The research was conducted as part of Vanessa Linares’s doctoral thesis, under the guidance of Prof. Oded Lipschits and Prof. Yuval Gadot of Tel Aviv University’s Department of Archeology and Prof. Ronny Neumann of the Weizmann Institute, in collaboration with Eriola Jakoel and Dr. Ron Be’eri of the Israel Antiquities Authority, and The study was published in the journal Archaeometry.

In 2012, the Antiquities Authority conducted a salvage excavation at the Tel Yehud site, prior to the construction of residences there. A number of Canaanite graves from the Late Bronze Age were found in the excavation, and next to them burial offerings – vessels intended to accompany the dead into the afterlife. Among the pottery, a large group of vessels made in Cyprus and referred to in the study as “Base-Ring juglets,” stood out.

Pubblicato in Scienceonline
Mercoledì, 21 Settembre 2022 13:35

Il morbo di Alzheimer è diverso tra uomini e donne

 

 


Uno studio delle Università Statale di Milano, Insubria, Milano-Bicocca e Tor Vergata ha evidenziato che l’Alzheimer modifica l’interazione tra le proteine e la fisiologia delle cellule in modo differente tra uomini e donne. La pubblicazione su Cell Reports
Una donna che soffre del morbo di Alzheimer presenta un profilo metabolico differente da un uomo con la stessa patologia perché la malattia attiva o meno, a seconda del sesso, differenti meccanismi fisiopatologici.

Pubblicato in Medicina


Un recente articolo, pubblicato sulla rivista Evolutionary Anthropology, a firma di docenti dalla Sapienza e dell’Università di Padova, si inserisce nell’attuale dibattito sull’origine evolutiva di Homo sapiens. La forma globulare di crani umani ritrovati in Etiopia, e comune a tutta l’umanità moderna, suggerisce che la specie sia nata da un piccolo gruppo isolato
Le ipotesi sull’origine di Homo sapiens sono sempre di grande interesse. L’ultimo significativo contributo al tema è fornito dall’articolo Pan‐Africanism vs. single‐origin of Homo sapiens: putting the debate in the light of evolutionary biology, pubblicato sulla rivista Evolutionary Anthropology, a firma di Giorgio Manzi, paleoantropologo del Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza, e di due docenti dell’università di Padova, la filosofa della scienza Andra Meneganzin e lo storico e filosofo della biologia Telmo Pievani.

Pubblicato in Paleontologia


Un nuovo studio, coordinato dal Dipartimento di Biologia e Biotecnologie Charles Darwin della Sapienza, ha dimostrato che le basse dosi di radiazioni possono proteggere i cromosomi da stress genotossici. I risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Communications Biology
Sebbene non ci siano dubbi sul fatto che alte dosi di radiazioni ionizzanti come i raggi X e i raggi gamma possono avere gravi conseguenze biologiche, non sono ancora chiari i rischi delle basse dosi sulla salute umana.

Comprendere gli effetti associati alle basse dosi di radiazioni riveste un’importanza rilevante dal punto di vista sociale, proprio per le continue esposizioni a cui siamo giornalmente sottoposti, durante il lavoro o gli screening medici, ma anche per i frequenti viaggi aerei. Determinare con certezza questi rischi, in primo luogo sugli organismi modello, è quindi uno dei compiti centrali dell’epidemiologia e della biologia delle radiazioni.

Pubblicato in Genetica

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