Ricercatori della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e dell’Università Cattolica, campus di Roma hanno dimostrato che quasi un paziente su 5 (il 16,7%) dei guariti dalla sindrome Covid-19 continua ancora a essere positivo al tampone per il coronavirus per alcune settimane.

È quanto emerso da uno studio pubblicato sull'American Journal of Preventive Medicine e condotto dal professor Francesco Landi del Dipartimento di Scienze dell'Invecchiamento, Neurologiche, Ortopediche del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e docente Facoltà di Medicina e chirurgia all’Università Cattolica, campus di Roma.

Lo studio ha coinvolto 131 pazienti Covid-19: si è visto che 22 dei pazienti (16.7%), pur rispettando tutti i criteri per terminare la quarantena, hanno continuato a presentare il tampone positivo. La probabilità di restare positivi al SARS-CoV-2 è più alta tra coloro che presentano ancora dei sintomi.

 

Durante le feste di Natale aumenta il consumo dolciumi quindi di zucchero, che è già pericolosamente eccessivo nei bambini e adolescenti. In aiuto a genitori e pediatri è stato realizzato un tool che consente di calcolare lo zucchero che ogni giorno si consuma rispetto a quello che si dovrebbe consumare, proponendo delle alternative sane e con meno zucchero.

Lo Zuccherometro (calcolatore quotidiano di zucchero) è un tool fruibile da smartphone, tablet o PC realizzato dai nutrizionisti e pediatri impegnati nel servizio di Educazione Nutrizionale Grana Padano, il settore del Consorzio Grana Padano che promuove e diffonde da oltre dieci anni i principi dell’equilibrata alimentazione. L’innovativo programma, di supporto a pediatri, scuole e famiglie, potrà essere utilizzato dal medico e dal dietista nell’ambito dell’anamnesi alimentare, in aula come strumento didattico e in famiglia per guidare il genitore verso una scelta più responsabile degli alimenti per i propri figli, al fine di combattere il consumo eccessivo di zucchero che compromette la salute dei nostri ragazzi e prevenire malattie gravi come l’obesità e il diabete.

La trombosi “è il capolinea di una patologia vascolare cronica nascosta ed evolutiva, talvolta anche acuta, che interessa arterie o vene”, afferma il Dott. Michel Praquin, specialista in angiologia e responsabile di branca presso il Poliambulatorio Specialistico San Raffaele Termini. A determinarla è la presenza di un trombo (coagulo di sangue nel vaso sanguigno) in un’arteria o in una vena. “I fattori responsabili e i sintomi dell’occlusione sono molto diversi a seconda del vaso interessato, arterioso oppure venoso”.

Differenza fra trombosi arteriosa e trombosi venosa

La trombosi dell’arteria avviene generalmente in modo progressivo: “le placche ateromasiche (accumulo di lipidi) si depositano lungo le pareti con conseguente riduzione progressiva del flusso verso i rami distali, fino all’occlusione del vaso portatore e l’ischemia del territorio di esso dipendente”. Fattori di rischio possono essere: “l’invecchiamento o il fumo, oppure patologie come il diabete, le dislipidemie, l’iperomocisteinemia, l’ipertensione arteriosa così come l’obesità e la vita sedentaria, senza tralasciare la familiarità”.


Un team di ricercatori del Dipartimento di Fisica della Sapienza Università di Roma, dell’Istituto dei Sistemi Complessi del CNR e dell’Università Cattolica di Roma ha sviluppato un sistema di intelligenza artificiale che, inglobando il tumore in una rete neurale, è capace di monitorare il metabolismo e la crescita delle cellule cancerose e, in maniera del tutto non invasiva, gli effetti delle chemioterapie. I risultati del lavoro sono stati pubblicati sulla rivista Communications Physics
L’intelligenza artificiale sta cambiando non solo molti aspetti della vita quotidiana, ma anche il modo di “fare scienza”, stimolando nuovi esperimenti e suggerendo strade di ricerca finora inesplorate.

Così i sistemi di intelligenza artificiale diventano sempre più avveniristici, interdisciplinari e neuromorfici (ovvero simili ai sistemi viventi) e trovano applicazione nei più disparati settori, come l’elettronica, l’informatica, la simulazione e le diverse branche della medicina. I nuovi modelli sono sviluppati per imitare il cervello umano, sia nel funzionamento, con un consumo di energia molto ridotto per l’apprendimento, sia nella struttura, utilizzando materiali biologici.

 

Ictus ed encefaliti, tra le principali manifestazioni

Si parla di COVID-19 e si pensa a quadri sintomatici che interessano l’apparato respiratorio. Ma in realtà nessun organo può dirsi escluso. E dopo le complicanze cardiovascolari, a catalizzare l’attenzione dei medici e della comunità scientifica, anche per la loro potenziale gravità, ci sono quelle neurologiche.

Questo tipo di complicanze fortunatamente non interessano tutti i pazienti. I più coinvolti di solito sono anziani o con patologie croniche concomitanti. Ma dopo le prime pubblicazioni scientifiche, negli ultimi mesi, si stanno moltiplicando le segnalazioni di questi casi. In particolare già uno studio cinese pubblicato nelle prime settimane dall’inizio della pandemia sostiene che i sintomi neurologici siano presenti nel 36% dei pazienti con infezione da coronavirus.

 

Grazie a raffinate tecniche di microscopia, ricercatori della SISSA e dell'Istituto officina dei materiali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iom) hanno individuato nei bastoncelli lampi di calcio che nessuno aveva precedentemente visto e nemmeno ipotizzato e che avvertono della necessità di procedere a un ricambio. Lo studio è pubblicato su PNAS.

Muoversi nella penombra è difficile ma non impossibile. Ad aiutarci in questa impresa sono i bastoncelli, un tipo di cellule sensibili alla luce (fotorecettori) presenti nella retina dei vertebrati, capaci di rivelare luci bassissime che permettono di muoversi anche in una cantina o caverna poco illuminate. Sono meraviglie biologiche in grado di rivelare anche un singolo quanto di luce, ma necessitano di una manutenzione continua. Sono loro i protagonisti del nuovo studio pubblicato su PNAS da un team di ricercatori della Sissa - Scuola internazionale superiore di studi avanzati e dell'Istituto officina dei materiali del consiglio Nazionale delle ricerche (Cnr-Iom) che svela nuovi e fondamentali dettagli di come funziona la retina e in particolare i fotorecettori. Questi sono costituiti da due segmenti: il segmento esterno (SE) ed il segmento interno (SI). Il SE dei bastoncelli è quello dove ha sede la macchina biologica in grado di captare la luce, mentre il SI è responsabile dell'informazione da trasferire al cervello.

 

L’identificazione di alcuni recettori specifici dei ritmi circadiani a livello retinico è il nodo tematico del 7° Congresso “Nutraceutica e occhi”, a cui è intervenuto il Professor Piero Barbanti, Direttore dell’Unità per la Cura e la Ricerca su Cefalee e Dolore dell’IRCCS San Raffaele di Roma. L’evento, che si è svolto sabato 17 ottobre con il patrocinio dell'Università di Roma La Sapienza e della SiNut (Società Italiana Nutraceutica), ha visto i maggiori esperti del settore indagare le tematiche legate all'alimentazione, all'integrazione alimentare e alle più diffuse applicazioni cliniche dei prodotti nutraceutici nelle patologie oftalmiche.

Al pari dell'orologio circadiano molecolare nel Sistema Centrale Nervoso, anche la retina è dotata di meccanismi molecolari che coinvolgono diversi clock genes: esiste quindi un nesso tra retina, neuro protezione e ritmi circadiani. Ci sono però dei fenomeni che ne compromettono la funzionalità come spiega il prof. Barbanti durante l’evento. È il caso del ‘jet lag sociale’ descritto in uno studio pubblicato su Current Biology come la sindrome dovuta alla mancata coincidenza del nostro orologio biologico con la nostra routine giornaliera. “Una condizione di forzatura dei nostri bioritmi corresponsabile di un aumentato numero di infarti e di malattie cardio-cerebro-vascolari legate alla liberazione di elevate quantità di cortisolo, ormone dello stress con effetto ossidante e pro-infiammatorio costituendo così indirettamente un fattore di rischio anche per malattie neuro-degenerative come l’Alzheimer e il Parkinson” commenta Piero Barbanti.

 

Il Presidente FIMP Paolo Biasci: “Gli effetti dell’epidemia pesano su alimentazione, sedentarietà, sonno e disturbi dell’apprendimento. Noi disponibili a inserire nei Bilanci di salute le profilassi del Calendario della vita e l’anti-influenzale. Ma i nostri studi devono rimanere Covid-free, soprattutto per il bene dei piccoli”.


Roma, 16 ottobre 2020 – “Mangiano male, dormono meno, si muovono poco. E quel 15% con disturbi del neurosviluppo, dalle difficoltà di apprendimento alle forme di autismo, è in grande sofferenza. La salute dei bambini italiani al tempo del Covid-19 desta più di una preoccupazione in tutti noi. Ad allarmarci anche i ritardi nei recuperi del calendario vaccinale in tante Regioni, dovuti all’impegno dei Dipartimenti di Prevenzione sul contenimento del virus. Ribadiamo al Ministro Roberto Speranza, che su questo e sulla profilassi anti-influenzale siamo disposti a fare la nostra parte, approfittando degli accessi programmati per i Bilanci di salute”. Queste le parole di Paolo Biasci, Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri durante il XIV Congresso Nazionale FIMP, in corso fino a domani in modalità virtuale.


Martedì 20 ottobre alle ore 12, presso la Sala multimediale del Rettorato, si terrà la cerimonia per la firma del protocollo d’intesa tra Sapienza, ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) e HCI (Health City Institute). Finalità dell'accordo, la formazione di una nuova figura manageriale con il compito di tutelare la salute e il benessere dei cittadini.

 

“Il ruolo delle città nella promozione della salute nei prossimi decenni sarà sempre più strategico e l'accordo con ANCI e Health City Institute - dichiara il Rettore Gaudio - rappresenta un'occasione importante di pianificazione congiunta delle attività per concretizzare una sinergia positiva fra il sapere scientifico, la formazione e le esigenze di salute pubblica espresse dai comuni italiani, in particolare in questa delicata situazione di emergenza da COVID-19”.

 


Le patologie legate alla tiroide sono fra le più diffuse in Italia: si calcola che ne soffra circa il 10% della popolazione, collocandosi, per numero di casi, al secondo posto delle malattie endocrine dopo il diabete. Colpiscono in grande maggioranza le donne ma si registrano sempre più casi di disfunzioni tiroidee anche negli uomini, ne abbiamo parlato con il Dott. Roberto Bruzziches, specialista in endocrinologia e malattie del ricambio presso il Poliambulatorio Specialistico San Raffaele Termini.

Perché la tiroide è un organo così importante?

“La tiroide è una ghiandola endocrina situata nella parte anteriore del collo deputata alla produzione degli ormoni tiroidei responsabili della modulazione del metabolismo cellulare e della regolazione di alcune funzioni vitali.

 Dal punto di vista funzionale, le affezioni tiroidee sono riconducibili a forme normo- ipo- e iperfunzionanti (a seconda della quantità di ormoni tiroidei prodotti), alle tireopatie autoimmuni e alla patologia nodulare benigna e maligna. I segni e i sintomi clinici variano in relazione al grado di disfunzione ormonale e alla rapidità con cui questa si sviluppa”.

 

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